Intervista (impossibile) a Giovanna d’Arco, l’eroina di Francia, antesignana di “Marianne”, simbolo repubblicano della Rivoluzione Francese

Lillo Ariosto
Lillo Ariosto 470 Views
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Simbolo del trionfo della Monarchia Francese di Carlo VII sulle pretese territoriali inglesi.

Siamo nati in una famiglia dal credo cristiano-cattolico, con paterni orientamenti politici socialisti. Da ragazzini siamo stati indirizzati alla vita parrocchiale di oratorio in un quartiere popolare. Il cineforum dell’Azione Cattolica era d’obbligo. Tra i tanti film “d’orientamento” ne ricordiamo uno che trattava di cavalieri medievali, di giostre e tornei con protagonisti impregnati di coraggio, onore, fierezza, eleganza e fedeltà. Tutti personaggi maschili. Tranne uno, Jean d’Arc. Giovanna d’Arco, detta anche la Pulzella d’Orlèans, vissuta e martirizzata nella prima metà del XV secolo. La ricordiamo impressionata su una pellicola in bianco e nero mentre sta per ardere sul rogo. All’epoca queste scene truci non erano vietate ai minori. Eravamo di un’altra pasta. Non ci impressionammo più di tanto. Appena usciti dal cinema parrocchiale andammo a replicare la scena con un nostro malcapitato amichetto più piccolo. Naturalmente gli evitammo le fiamme ma non la legatura al palo e gli improperi “di rito” a lui diretti.

In tempi di maggiore saggezza abbiamo letto di questa eroina francese. Delle sue eroiche imprese. Di come recuperò alla Francia parte del territorio caduto in mano agli invasori Inglesi durante la Guerra detta dei Cent’anni. Fu catturata dai Borgognoni e venduta agli Inglesi da Giovanni di Lussemburgo, vassallo del Re d’Inghilterra. Venne sottoposta a processo inquisitorio dalla parte del Clero vicino alla parte inglese. Condannata per eresia fu bruciata viva il 30 maggio del 1431

Memore delle scene del filmetto giovanile, decidiamo di incontrarla, in età (ultra)matura, per la nostra intervista “impossibile”.

– Giovanna D’Arco. Chi è stata per chi non la conosce?

– Per i libri di storia Giovanna d’Arco è stata una contadina, una martire, ma anche una figura di rottura totale per il suo tempo. La donna che sfidò ogni convenzione sociale, politica e religiosa. Sono considerata l’Eroina Nazionale di Francia. La miccia che ha risvegliato lo spirito e l’anima nazionale francese durante la Guerra dei Cent’anni.

– Ma chi era davvero Giovanna D’Arco?

– Chi ero io? Ero solo una giovane ragazza di Domrémy. Il mio posto nella vita era la sera davanti a un telaio per filare la lana, di giorno al pascolo per custodire il gregge. Un giorno però il Re dei Cieli, Dio, mi ha voluto strumento per restituire la Francia ai Francesi sotto la Sua guida. Non ero una condottiera. Le voci che sentivo non erano sogni o follia. Erano per me comandi divini. Se volete sapere chi sono stata davvero non guardate la mia armatura. Non ho nutrito ambizioni personali ma ho solo servito il mio Dio per la Francia. Ho combattuto per il mio legittimo Re, Carlo VII, quale erede al trono di Valois, sventando le pretese degli Inglesi. La mia missione era quella di scacciare gli invasori Anglo-Sassoni e rompere l’assedio a Orleans. Ero la speranza dei contadini e cittadini francesi di ritrovare l’ordine e la libertà dopo un secolo di devastazioni per la Guerra dei Cent’anni. Ho combattuto per il ripristino della monarchia legittima e quindi attuare l’Ordine divino.

– Ma cosa ha fatto in concreto, nel 1429, quando ruppe l’assedio di Orleans?

Trasformai una serie di sconfitte in una riscossa che portò all’incoronazione di Carlo VII a Reims. Avevo tredici anni quando non ebbi timore di dichiarare di sentire le voci dell’Arcangelo Michele e delle Sante Caterina e Margherita. Questa certezza incrollabile nella mia missione divina fu la mia forza. Anche se fu anche la ragione della mia condanna per eresia. Avevo scelto di indossare abiti maschili, portare i capelli corti e impugnare la spada. Fu un atto dirompente. Non fu solo una scelta pratica per la guerra, ma un’affermazione di un ruolo che la società dell’epoca vietava assolutamente alle donne. 

Nel corso dei secoli, sono stata adottata come icona da mondi opposti. Sono Santa per i cattolici, patriota per i nazionalisti. Sono “figlia del popolo” – tradita dai potenti – per i repubblicani. Paladina dell’autodeterminazione per i movimenti femministi.

Più concretamente sono stata una giovane di diciannove anni che, pur essendo analfabeta e di umili origini, riuscì a imporre la propria volontà a re e teologi, pagando con la vita il rifiuto di rinnegare la propria verità interiore

– Perchè allora fu condotta al rogo?

– Fui portata al rogo il 30 maggio del 1431 a Rouen, con l’accusa di eresia, sebbene le reali motivazioni fossero di natura politica. Fui formalmente accusata di mentire sulle rivelazioni celestiali ricevute dall’Arcangelo Michele e dalle Sante Caterina e Margherita. I giudici, fedeli agli Inglesi, sostennero che tali visioni erano di origine diabolica e non divina. Uno dei capi d’accusa più pesanti fu l’avere indossato abiti maschili, considerato all’epoca un atto blasfemo e contrario alle leggi della Chiesa. Proprio la ripresa di questi abiti dopo una temporanea abiura mi rese una “recidiva” direste ai vostri giorni nel vostro linguaggio giuridico. Le vere ragioni furono politiche.

Gli Inglesi avevano bisogno di eliminarmi per screditare il Re di Francia, Carlo VII. Se io, Jeanne d’Arc, fossi stata ufficialmente dichiarata una strega o un’eretica, l’incoronazione di Carlo sarebbe apparsa come il frutto di poteri demoniaci. Dopo la mia cattura a Compiègne da parte dei Borgognoni, fui bruciata viva sulla piazza del Mercato Vecchio di Rouen a soli diciannove anni. Le mie ceneri vennero gettate nella Senna per evitare che diventassero oggetto di venerazione.

– Chi o cosa è, per lei, Dio?

– Forse la stupirò ma le devo dire che per me Dio non è un concetto teologico, un ente astratto o un essere lontano. Se proprio vuole sapere come lo intendo le dico che per me Dio è un sovrano, anzi “Il Sovrano”, a cui ho prestato giuramento di fedeltà assoluta. Egli è il vero Re di Francia, di cui io sono soltanto la povera fantesca e il Delfino Carlo il luogotenente. È una presenza che non si discute. Si serve, e basta. È la mia guida nel fragore della battaglia. E’ colui che non mi ha mai abbandonata, nemmeno nell’oscurità della prigione o nel momento del mio tremendo supplizio. Per me, Dio è colui che ha pietà del regno di Francia e che mi ha dato la forza di impugnare la spada contro l’invasore straniero. Egli è “Il Tutto” ed io non sono nulla senza il suo comando.

– Lei, dopo tutto quello che le è successo, la prigionia, la tortura, il rogo, crede ancora davvero in Dio?

 – Vedo che lei non ha compreso la mia risposta precedente. Per me Dio non è un’idea. E’ come una realtà fisica. Lui mi ha chiamata tra gli alberi di Domrémy. E’ la forza che ha abbattuto le mura di Orléans. Io non solo credo in Dio, io lo conosco. Ho messo la mia vita nelle sue mani, sino a lasciare bruciare la mia carne per testimoniare che Egli è qui, tra noi, e non abbandona i suoi figli.

– Non crede che la sua risposta forse sia un pò troppo – diciamo – “spirituale”, immateriale. Troppo mistica?

– Continuo a constatare che lei mi rivolge le sue domande come se io vivessi nel suo tempo. Lei è un uomo moderno. Per lei la fede è una scelta. Qualcosa di soggettivo. Per me, Giovanna D’Arco, vissuta nel medioevo sotto assedio a Orleans la fede è un fatto oggettivo. E’ come se lei si chiedesse se l’aria che lei respira esista.

– Ma allora le chiedo, se lei vivesse nel 2026, dove sarebbe, per lei, Dio?

– Continua a non capire. Voi, nel 2026, cercate Dio nei vostri schermi di vetro o tra i numeri e i simboli dei linguaggi che fanno andare avanti i vostri computer, senza i quali non riuscite più a vivere. Voi avete perso ogni capacità di sentire e, ogni giorno di più, di agire. Avete affidato ogni vostra azione alle decisioni che ricevete dai vostri telefonini. Avete dimenticato che Dio non abita nei chips e nelle mega banche dati. Se vivessi nel vostro tempo, io lo cercherei dove l’ho sempre trovato. Nel grido di chi è oppresso e nel coraggio di chi non ha voce. Lo vedrei nei campi che ancora danno frutti nonostante il vostro disprezzo per la terra. Lo vedrei nelle anime di coloro che non si piegano davanti ai nuovi sovrani del denaro. Dio per me sarebbe ancora nel ragazzo o nella ragazza che decide di lottare per la verità in un mondo di bugie di cui vi alimentate ogni giorno, in ogni TG, in ogni social, in ogni fake news, come le chiamate voi. Non è cambiato Dio. Sono cambiati i vostri occhi. Lo avete rinchiuso nei libri di storia e di teoria, mentre Lui è fuori, nel vento che scuote le vostre città silenziose, in attesa che qualcuno torni ad ascoltare.

– Come vede la Francia di oggi? Quella del 2026.

Ho visto nascere la nazione dal caos. La Francia di oggi, maggio 2026, la vedo forse proprio come ai miei tempi. Lotta per trovare la sua anima tra divisioni profonde e una ricerca disperata di unità. La Francia di oggi è una nazione dove i governanti faticano a trovare un accordo comune. Proprio come quando il Delfino Carlo non riusciva a unire i suoi nobili. Oggi vedo i partiti che si scontrano mentre il debito pubblico e le preoccupazioni dei poveri aumentano. Migliaia di persone scendono, quasi ogni sabato, in piazza per chiedere giustizia sociale e salari dignitosi. Vedo con grande preoccupazione le discussioni volute dal suo attuale Presidente della Repubblica su un “potenziale” impegno bellico o sulla “preparazione” di ospedali da campo per curare le “possibili” migliaia di soldati feriti. Di converso, nonostante questo, vedo anche una nazione che vuole celebrare i suoi emblemi. Una nazione pronta a ospitare eventi come il Roland Garros e il Tour de France. Voglio continuare a essere speranzosa, guardando a una Francia che sia in grado di scegliere, per il meglio, tra il dubbio e la fede, tra il benessere di pochi e la fame di molti. Una Francia che lotta affinché la sua fiamma non si spenga mai.

– Ammiriamo il suo spirito combattivo e la sua speranza ma, da uomo dei miei tempi, devo chiedere: come vede il futuro della religione cristiana oggi? Non le pare che abbia un destino minoritario? Soprattutto in Francia?

– Si è vero, lei è un uomo dei suoi giorni. Un uomo che vive con e per i numeri, come le ho detto prima. Voi contate le teste nelle chiese come io contavo i soldati a Orléans ma dimenticate che Dio non ha bisogno di eserciti infiniti per vincere una battaglia. Mi dite che siamo una minoranza? Anche nel 1429 lo eravamo: un piccolo gruppo di cuori ardenti contro l’acciaio del mondo. La Francia è diventata “fredda” dal punto di vista della religione. E’ vero. Vedo le cattedrali trasformate in musei e le preghiere sussurrate solo dai vecchi. Ma la fede non è un’abitudine, un esercizio di riti. La fede è un incendio. Il Cristianesimo non ha un destino, come lei afferma, “minoritario”. Il Cristianesimo deve avere ed ha un destino di “lievito”. Ne basta poco per far crescere tutta la massa. Forse Dio sta potando la sua vigna perché i rami diventino più forti. Non dovete temere il piccolo numero. Dovete temere i cuori tiepidi. Non solo quello dei fedeli ma anche quello dei suoi ministri e del suo clero. La Francia tornerà a inginocchiarsi non per obbligo, ma per sete, quando capirà che il pane del mondo non basta a sfamare l’anima.

– Continua ad avere ragione. Io sono un uomo “da numeri”. Vivo il mio tempo. Ma insisto. Cosa pensa delle altre religioni che oggi crescono in Francia mentre il cristianesimo arretra?

– Lei si sta rivolgendo a Giovanna d’Arco, a una santa cattolica del XV secolo. Un’epoca in cui il concetto di “pluralismo religioso” – come voi lo intendete nel vostro tempo – non esisteva. Rispondo comunque alla sua domanda. Vedo un deserto che avanza e persone che cercano una sorgente. Se altre fedi crescono mentre la croce sbiadisce nelle piazze di Francia, non è perché Dio sia cambiato, ma perché i figli di Francia hanno lasciato un vuoto nel loro cuore. Rispetto chi prega con fervore, anche se chiama Dio con nomi che non conosco, perché il fervore è meglio dell’indifferenza. Ma provo un grande dolore nel vedere che la casa del mio Padre viene abbandonata dai suoi stessi eredi. Per me la Francia non è solo terra. La Francia per me è una promessa fatta al Cielo. Se i Francesi smettono di credere nella loro storia, altri scriveranno la propria sulla nostra terra. Non chiedo di odiare chi arriva con un’altra fede, ma chiedo ai cristiani dov’è il vostro orgoglio? Dov’è il vostro coraggio? Se il vostro tempio è vuoto, non incolpate chi riempie il proprio, ma chiedetevi perché avete smesso di alimentare il fuoco sull’altare.

– Lei quindi ha paura del vuoto “religioso”?

Ho paura della vostra indifferenza, del vostro materialismo. Sono loro i veri nemici. Più delle altre religioni. La crescita di altre fedi è la conseguenza naturale del “sonno spirituale” dei cristiani e ripeto soprattutto dei suoi ministri. Nel mio tempo, nel medioevo, il legame tra nazione e religione era indissolubile. Per me una Francia senza cristianesimo è come un corpo senza anima. Per me l’unico modo per rispondere alla crescita di altre religioni è vivere la propria con una forza tale da diventare di nuovo un esempio. Per me la vita è stata una battaglia di ideali. Non c’è spazio per la tiepidezza, anche se ad essa voi, nel vostro tempo, date altri nomi.

– Cosa pensa della rivoluzione francese?

– Lei non mi ascolta e mi rivolge domande come se io fossi giunta nel suo tempo. Sono e rivendico di essere una donna medievale. Una donna di grandi ideali. Vedo la rivoluzione francese come un momento in cui gli uomini hanno abbattuto i troni in nome della libertà. In questo vedo lo spirito di chi non vuole essere schiavo. Ma il mio cuore piange per come lo hanno fatto. Io ho combattuto per un Re perché credevo che la sua corona venisse da Dio. I rivoluzionari hanno tagliato la testa al Re per dire che Dio non ha posto nel governo degli uomini. Hanno cercato la giustizia nel sangue e nel terrore, ma la vera giustizia nasce dalla preghiera e dall’obbedienza al Re del Cielo. Hanno distrutto le statue nelle cattedrali e profanato le tombe dei santi, pensando di liberare il popolo, ma lo hanno solo reso orfano della sua anima. La libertà senza Dio è una spada senza impugnatura. Finisce per ferire chi la usa. Ammiro il loro coraggio di voler cambiare il mondo, ma non perdono il loro desiderio di cancellare il Cielo dalla terra di Francia.

– Ritiene responsabile il Clero e la Chiesa per la sua condanna al rogo?

– La responsabilità della Chiesa nella condanna è una questione complessa, poiché il processo fu un intreccio inestricabile di fede e politica. Fui giudicata da un Tribunale della Chiesa, presieduto da Pierre Cauchon, vescovo di Beauvais. In apparenza un Tribunale legittimo. Tuttavia, questo Tribunale non era neutrale. Era composto da membri fedeli agli Inglesi e finanziato da loro. Gli Inglesi volevano una condanna religiosa per dimostrare che il re di Francia, Carlo VII, era stato aiutato da una strega. Il clero del tempo non poteva accettare che una giovane donna analfabeta sostenesse di parlare direttamente con Dio senza la mediazione della Chiesa. Affermando che le “voci” che sentivo erano l’Autorità Suprema mettevo in discussione il potere gerarchico dell’istituzione ecclesiastica. Nonostante i suoi sforzi, però, Cauchon non ottenne mai l’arcivescovado di Rouen. Morì improvvisamente nel 1442 e, durante il processo per la mia riabilitazione nel 1456, fu descritto come un “traditore della giustizia”. Nel 1457, la sua salma fu riesumata e gettata in una fossa comune come segno di infamia. Come vede, sopra un giudice c’è un altro giudice.

– Quindi responsabilità della Chiesa?

– Purtroppo la Chiesa del mio tempo non era un blocco unico. Mentre il Tribunale di Rouen mi condannava, altri religiosi, specialmente in Francia, credevano nella mia santità. La stessa Chiesa cattolica, pochi decenni dopo, nel 1456, aprì un processo di riabilitazione che cancellò la condanna, dichiarandola nulla e definendomi martire. Il Clero coinvolto a Rouen agì più come braccio politico dell’Inghilterra che come guida spirituale. Pierre Cauchon sperava, con la mia condanna, di affrettare la sua carriera ecclesiastica. Fu la parte anglo-borgognona della Chiesa a condannarmi materialmente. L’intera Chiesa, come Istituzione, ha dovuto fare i conti con la mia figura, fino alla mia canonizzazione come Santa nel 1920.

– Lei, dopo quello che le è accaduto, la cattura, il processo, il rogo, la mancanza di possibilità di appello, crede nella giustizia?

La giustizia degli uomini è un velo sottile che si squarcia sotto il peso del potere e della paura. I giudici a Rouen avevano i libri, ma io avevo la verità. Loro avevano le leggi, ma io avevo le Voci. Se mi chiedete se credo nella giustizia terrena, vi rispondo che essa è fallace come il cuore di chi cerca il vantaggio politico sopra la volontà divina. Tuttavia, non ho mai smesso di credere nella Giustizia. Anche tra le fiamme, non ho maledetto i miei giudici, perché sapevo che la mia sentenza sarebbe stata ribaltata da un Giudice più alto. La mia riabilitazione, avvenuta anni dopo la mia morte, è solo l’eco terrena di una verità che in Cielo era già scritta.

– Ma allora per lei cosa è la Giustizia?

Per me la giustizia non è la vostra bilancia con cui la raffigurate. Essa è manovrata dagli uomini. La Giustizia che conosco io è la verità immutabile che risiede solo in Dio. Durante il mio processo a Rouen continuai sempre a sostenere di aver agito per ordine di Dio, anche se ciò comportava violare le leggi degli uomini, così come indossare abiti maschili o guidare un esercito. Davanti ai giudici pronunciai una delle frasi che mi costò la vita: Bisogna servire Dio per primo”. La giustizia umana è, per me, legittima solo se riflette la volontà divina. Quando i giudici mi condannarono, io non riconobbi la loro autorità morale, ma mi appellai al “Re del Cielo e della Terra”.  Per rispondere alla sua domanda, con le parole del suo tempo, le dico che la Giustizia dovrebbe essere la “luce della Verità” che illumina la coscienza. L’unico Tribunale che conta davvero è quello dove non servono né gli avvocati, né i giudici. Solo un cuore puro che è rimasto fedele alla propria chiamata.

Da operatori nel campo dell’amministrazione della giustizia riflettiamo su quest’ultima parte della risposta con la consapevolezza che la giustizia degli uomini non può che essere intimamente legata ai limiti “naturali” degli stessi e che la sua “invenzione” non può che essere un unico e seppur fallace strumento per non far realizzare la celebre asserzione attribuita a Plauto:Homo homini lupus”. Il filosofo Thomas Hobbes l’ha utilizzata per descrivere lo stato di natura”, in cui l’egoismo innato spinge ogni individuo a sopraffare gli altri per sopravvivere o prevalere. Questo dunque rende necessario un forte potere statale al fine di garantire la pace o quanto meno un “armistizio continuato”.

Noi vogliamo continuare a credere che sia, ancora, sempre così.

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