Collaborazione, sinergia, obiettivi comuni sono alcune delle parole-chiave emerse già dai primi interventi che si sono susseguiti durante il convegno sulla Giustizia Riparativa che potrebbe essere il punto di una rivoluzione culturale in questo campo. L’incontro, che si è svolto al Centro polivalente “Michele Abbate”, si poneva come obiettivo un approfondimento dell’argomento tra diritto, responsabilità e comunità e arriva qualche mese dopo l’apertura del Centro di Giustizia Riparativa nel Distretto della Corte D’Appello di caltanissetta di via Alcide De Gasperi, 4, attivo dallo scorso aprile dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13, con aperture pomeridiane il lunedì e il giovedì dalle 15 alle 17.
La gestione di questo modello giudiziario innovativo è affidata al Comune di Caltanissetta in co-progettazione con l’associazione Spondè ETS, selezionata tramite bando pubblico. Il Centro si inserisce nel quadro delle disposizioni introdotte dalla Riforma Cartabia. Per permettere e rendere concreto questo strumento, oltre al dialogo tra i vari protagonisti, è necessario anche il rispetto dei capisaldi fondamentali emersi dallo studio e dalla normativa sulla Giustizia Riparativa.
La sessione mattutina, moderata dal giornalista Gandolfo Maria Pepe, ha approfondito i profili normativi e applicativi: si rivolge alle persone coinvolte a diverso titolo, in una vicenda di reato: la persona vittima; la persona indicata come autore dell’offesa; la comunità e chiunque altro ne abbia interesse; i programmi di Giustizia riparativa comprendono la mediazione penale, il dialogo riparativo e ogni altra forma di programma dialogico; il consenso e l’accesso è sempre libero, personale e volontario e può essere revocato in qualsiasi momento; la mancata partecipazione non produce effetti negativi per la persona sottoposta a procedimento penale, restando ferme le garanzie del giusto processo; la partecipazione ai programmi è gratuita; si accede su invio dell’autorità giudiziaria o su iniziativa dell’interessato/a o del suo legale con richiesta all’autorità giudiziaria competente in ogni fase del procedimento penale; sono garantiti in ogni fase riservatezza, segreto e inutilizzabilità dei contenuti dei programmi.
All’interno del Centro viene offerto uno spazio protetto, riservato e non giudicante, nel quale i partecipanti possono incontrarsi per riflettere sulle conseguenze del fatto reato, sul modo in esso ha influito nelle loro vite e sulla possibilità di trovare consensualmente un eventuale accordo riparativo simbolico o materiale. Tende al riconoscimento della persona vittima di reato, alla responsabilizzazione relazionale della persona indicata come autore dell’offesa e alla ricostituzione dei legami con la comunità.
Favorire l’accesso ai centri e un cambiamento di prospettiva sono stati gli argomenti perno della relazione di Maria Pia Giuffrida dell’Associazione Spondé, che ha parlato anche delle disposizioni generali e delle garanzie. Il direttore dell’Udepe di Caltanissetta, Salvo Emanuele Leotta, ha definito le linee guida per il programma di trattamento. A prendere la parola anche autorevoli accademici ed esperti di rilevanza nazionale, come Adolfo Ceretti dell’Università di Milano-Bicocca che ha definito la terza sfera di giustizia, la riparativa e il mediatore; Agata Ciavola dell’Università Kore di Enna sulla diffusione di una cultura e il superamento della dicotomia tra le due giustizie, ordinaria e riparativa; e Claudia Mazzucato dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e membro della Conferenza nazionale per la Giustizia Riparativa sui diritti e limiti di accesso, obblighi di avviso e diritto di informazione.
Per il sindaco e avvocato Walter Tesauro “È di fondamentale importanza prevenire ciò che può destabilizzare la serenità dei rapporti sociali. Un ruolo importante in questo senso è quello degli avvocati, che dovrebbero consigliare ai propri assistiti questo percorso alternativo”. L’intervento del primo cittadino ha chiuso i saluti istituzionali, introdotti dall’assessore alle Politiche sociali, Ermanno Pasqualino, ricordando come Caltanissetta sia uno dei 36 Centri di Giustizia Riparativa in Italia. “Coinvolgere per diffondere capillarmente questo strumento – ha affermato la D.ssa Maria Elena Mastroianni intervenuta da remoto dall’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia, come delegata dal Capo di Gabinetto Dr Antonio Mura. Domenica Motta, Presidente Corte d’Appello di Caltanissetta, ha sostenuto il concetto di complementarietà con la giustizia ordinaria, parlando di “percorso parallelo e autonomo, un valore aggiunto”, introducendo, tra l’altro, due aspetti fondamentali: la valorizzazione della vittima del reato e i risultati delle pene classiche sulla recidività.
Risulta necessario intervenire per ridurre la reiterazione, come sostenuto anche dal Dott. Fabio D’Anna, Procuratore Generale di Caltanissetta. L’importanza della mediazione, il rapporto tra autore del reato e vittima e la rieducazione nelle parole di Walter Carlisi, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Caltanissetta, che, plaudendo al Comune di Caltanissetta, ha chiuso auspicando un domani concreto, perché è “un programma in divenire, una scatola che bisogna riempire”.
“Non controlleremo solo gli adempimenti, ma contribuiremo ad accompagnare le persone e a collaborare per riparare veramente. È un servizio che si aggiunge alla struttura penale – ha affermato la Dott. Gabriella Di Franco, Direttore UIEPE Palermo Il servizio è accolto con favore anche dall’avvocatura, come dichiarato da Alfredo Saia, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Caltanissetta. L’avv. Renata Accardi, Presidente Camera Penale “M.Salerno” di Caltanissetta ha auspicato un cambiamento di mentalità, offrendo la piena disponibilità della Camera Penale. Gabriella Tomai, magistrato e attuale Presidente del Tribunale per i Minorenni dell’Emilia-Romagna, tra l’altro già Presidente del collegio per le udienze preliminari del tribunale per i minorenni di Caltanissetta, ha ricordato lo spirito di squadra che ha riscontrato a Caltanissetta e testimoniando la nascita di questo percorso in seno alla giustizia minorile, da un percorso rieducativo, dalla mediazione penale.
Intervenuti anche Luisa Turco del tribunale per i minorenni di Caltanissetta e Giuseppe Ciulla, Presidente CROAS Regione Sicilia: “Il dolore delle persone non deve restare invisibile, va compreso con empatia– ha detto aggiungendo un passaggio sul decoro del servizio sociale, sui diritti degli operatori servizi sociali. Momento toccante tra la prima e la seconda sessione il video della testimonianza di Franca Evangelista, moglie di Gaetano Giordano, imprenditore gelese ucciso 34 anni fa per non essersi piegato al pizzo. Attraverso un videomessaggio, Evangelista ha condiviso il percorso che l’ha condotta ad avvicinarsi alla giustizia riparativa, sottolineando come questa esperienza le abbia consentito di andare oltre il dolore e la cristallizzazione del ruolo di vittima. Ha raccontato di avere aderito al programma di mediazione penale, descrivendo la giustizia riparativa come una concreta possibilità di ascolto, riconoscimento e ricostruzione.
A seguire gli interventi della seconda parte del convegno, moderato dalla dott. Rita Puglisi, coordinatrice e mediatrice esperta del Centro per la Giustizia Riparativa, che ha evidenziato come la giustizia riparativa rappresenti uno spazio di dialogo, riconoscimento e responsabilità condivisa tra vittime, autori di reato e comunità definendola una rivoluzione possibile. Giuseppe Intilla, dirigente Direzione VII-politiche sociali del Comune di Caltanissetta, ed Ermanno Pasqualino, Assessore alle Politiche Sociali, che hanno evidenziato come l’apertura del Centro non sia stata vissuta come un mero adempimento amministrativo, ma come una scelta consapevole a favore della comunità e della diffusione di una cultura della responsabilità e del dialogo. La dott. Viviana Savarino, Direttrice dell’Istituto Penale per i Minorenni di Caltanissetta, ha ricordato l’impegno portato avanti negli anni attraverso progetti incentrati sulla vittima e sulla responsabilizzazione dei minori autori di reato, anticipando molti dei principi oggi riconosciuti dalla normativa sulla giustizia riparativa. Il dott. Enzo Indorato referente locale della Giustizia Riparativa, tra i principali promotori della stessa nel territorio, ha ripercorso oltre vent’anni di lavoro svolto in collaborazione con l’Autorità Giudiziaria e le istituzioni locali per diffondere una cultura fondata sul dialogo, sul riconoscimento e sulla responsabilità. Un impegno che oggi trova nuova espressione nell’apertura del Centro per la Giustizia Riparativa. Ha concluso gli interventi la dott. Giulia Gelsomino, Direttrice della Casa Circondariale di Caltanissetta, che ha raccontato di avere conosciuto la giustizia riparativa durante la propria esperienza professionale a Monza, dove ha potuto osservare il forte potere trasformativo dei programmi di community group sulle persone coinvolte e il loro contributo ai percorsi di responsabilizzazione e cambiamento.


