Il Giardino della Biodiversità: un progetto-pilota pensato e realizzato dai cittadini, modello per un’urbanistica sostenibile

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Un orto botanico in miniatura nel cuore della città di cemento armato, una “food forest” che cresce un po’ ogni giorno da due anni, ad opera di una trentina di volontari, cittadini abitanti del quartiere. Tra via Leone XIII e via Padre Pio da Pietrelcina una lunga striscia di terra, una scarpata triangolare piena di alberi e, un tempo, di sterpaglie, una di quelle aree che a Caltanissetta sono “terra di nessuno”, la cui proprietà viene rimbalzata tra Comune e Istituto Case Popolari, è stata trasformata nel Giardino della biodiversità.

Ripulita, liberata dalle sterpaglie, un po’ alla volta coltivata, intorno ad un sentiero che la attraversa seguendo l’andamento del terreno e mette in comunicazione le due strade con un percorso pedonale, piantumando alberi di tutte le essenze mediterranee, messi a dimora con un ingegnoso sistema di piccoli tiranti che li proteggono dalla torsione del vento. Illuminati di notte con un semplice e suggestivo sistema di faretti ad energia solare. Casette per accogliere e alimentare gli uccelli e persino i pipistrelli, fondamentali per contrastare il dilagare delle zanzare, ma allontanati dall’illuminazione cittadina.

Ci sono diversi settori ad ospitare le essenze, tutte classificate e dotate di una piccola scheda identificativa: erbe officinali, utilizzate nella farmacologia alternativa, erbe aromatiche ad uso alimentare, essenziali nella cucina mediterranea, piante grasse e cactus, piante legate al ripopolamento delle farfalle per ripristinare gli equilibri tra le diverse specie di insetti, lavanda, melissa, i capperi eccellenti anticancerogeni, e al centro una ginestra di leopardiana memoria, la pianta che riesce a fiorire anche sulla lava del vulcano, simbolo di una città che potrebbe rifiorire anche dal deserto che si è costruita, se davvero lo volesse.

Una doppia panca di legno ed un tavolo che ospita anche giovani che vengono a studiare, dono di un gruppo consiliare, così come la jacaranda piantata qualche mese fa per iniziativa di un altro movimento politico cittadino. Piante donate da cittadini, anche Consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, ma a titolo personale, mentre il Comune, più volte interpellato, sostiene di non avere fondi per provvedere alla manutenzione dell’area, o alla sua protezione rispetto al lato via Leone XIII, da quale piovono rifiuti in libertà, che mortificano l’impegno dei volontari, che sono riusciti a ricevere una piccola cisterna, dono del Presidente del Consiglio comunale, sempre a titolo personale, ed un impianto di irrigazione a goccia, realizzato dai volontari, che assicura le piante contro la siccità, con acqua fornita gratuitamente da un’azienda.

Nel Giardino c’è anche un temibile avversario vegetale: l‘ailanto, pianta infestante a rapidissima diffusione, molto diffusa nelle area incolte della città, che ha grande capacità di colonizzare rapidamente le aree degradate. in maniera invasiva, le cui radici producono una sostanza capace di impedire la crescita e lo sviluppo di piante concorrenti vicine e che richiederebbe un’opera diffusa di disinfestazione.

Il Giardino della biodiversità ha ospitato anche le attività di diverse scuole, con l’iniziativa dei “Sassi felici”, dipinti dai ragazzi e collocati in una zona centrale del giardino, pennellate di colore e di speranza affidate dai cittadini più giovani a quest’angolo rigenerato della città.

Il Giardino della biodiversità infatti è un modello di rigenerazione urbana, che dimostra come si potrebbero cambiare anche situazioni di abbandono secolare se ci fosse una visione di città, recuperata nelle sue aree abbandonate tra i condomini, ripulite, coltivate, attrezzate per la socializzazione.

Basterebbe cominciare, a costo zero, da un censimento di tutte queste aree, stabilirne la proprietà e trovare un sistema di incentivi alla loro rigenerazione, con un progetto unitario, su tutto il territorio cittadino, integrando le funzioni della socialità, della rinaturalizzazione secondo il metodo della Urban Political Ecology, seguito ormai in moltissime città europee.

Il Giardino della biodiversità è un libro aperto di scienze naturali: vi si potrebbero tenere lezioni e seminari di botanica, farmacologia, cucina mediterranea, anche con il coinvolgimento dell’Università, come hanno proposto diversi studenti della facoltà di Medicina.

Potenziare ed estendere questo metodo potrebbe cambiare il volto della città in maniera clamorosa: al posto di erbacce, spazzatura, degrado e abbandono la cura della terra, i giardini, gli orti didattici, alberi ossigenanti e ombreggianti e attività di socializzazione, attivando il coinvolgimento dei cittadini, dei comitati di quartiere, come spontaneamente è già avvenuto nel Giardino della biodiversità di via Padre Pio da Pietrelcina.

È il sogno di Rocco Ballacchino, impegnato anima e corpo nella costruzione e nella manutenzione del Giardino insieme ad una trentina di concittadini che si dedicano a curarlo e a conquistare ogni mese nuovi metri quadrati alla ripulitura e alla fruizione condivisa. Lo fanno con risorse proprie, senza nessun investimento istituzionale, mentre questo progetto-pilota potrebbe dare un’indicazione strategica per l’urbanistica di recupero delle periferie e di rigenerazione di un tessuto urbano che finora ha seguito soltanto gli interessi e le logiche della speculazione.

Sarebbe necessario un cambio di mentalità anche nella burocrazia comunale, oltre che negli amministratori, assumendo nella politica urbanistica la priorità di valorizzare gli spazi naturali all’interno della città cementificata, di progettare e costruire un ecosistema urbano che valorizzi tutti gli elementi del metabolismo urbano, per riproporre equilibri sostenibili che facciano della città un contesto accogliente anche per la vita all’aria aperta.

Il Giardino della biodiversità dimostra, inequivocabilmente, che è possibile provarci e riuscirci. Lo si deve alla passione di questi nostri concittadini, potrebbe segnare una svolta anche nel modo di amministrare la città da parte delle istituzioni.

Se ci fosse capacità di ascolto, cura e visione di futuro

Queste le 75 piante classificate e presenti fino ad oggi nel Giardino della biodiversità:

Achillea millefolium ‘Cassis’, Achillea millefolium L. ‘Paprika’, Aeonium arboreum, Aloe arborescens, Aloe maculata, Aloe mitriformis, Antirrhinum majus, Arbutus unedo, Argyranthemum frutescens, Austrocylindropuntia subulata, Buddleja davidii, Callistemon citrinus, Campsis radicans, Cephalocereus senilis, Ceratonia siliqua, Cereus jamacaru monstruosus, Chamaerops humilis, Citrus × limon, Citrus limon ‘Rosso’, Clinopodium nepeta, Crassula ovata, Crataegus azarolus. ‘Rosso d’Italia’, Cycas revoluta, Cymbopogon nardus, Echeveria secunda var. glauca, Echinacea purpurea ‘Little Magnus’, Echinacea ‘Sun Magic Vintage Red’, Echinacea ‘Sunseekers Magenta’, Echinopsis oxygona, Eriobotrya japonica, Euphorbia resinifera, Ficus carica ‘Dottato Bianco’, Gazania rigens, Helichrysum italicum, Hypericum perforatum, Jacaranda mimosifolia, Lampranthus aureus, Lampranthus roseus, Lantana sellowiana, Laurus nobilis, Lavandula angustifolia, Lavandula angustifolia ‘Lady Assisi’, Lavandula angustifolia ‘Middachten’, Lavandula stoechas, Leucostele terscheckii, Melissa officinalis, Mentha spicata, Morus alba, Opuntia humifusa, Origanum majorana, Origanum vulgare, Pimelea ferruginea, Plumbago auriculata, Punica granatum ‘Wonderful’, Rosmarinus officinalis, Ruta graveolens, Salvia amena, Salvia ‘Cavalieri’, Salvia ‘Corallo’, Salvia greggii ‘Blue Note’, Salvia microphylla ‘Bordeaux’, Salvia microphylla ‘Delice Aquamarine’, Salvia officinalis, Salvia ‘Pink Lips’, Salvia x jamensis ‘Nachtvlinder’, Santolina chamaecyparissus, Satureja montana, Sorbus domestica, Spartium junceum, Stapelia gigantea, Thymus serpyllum, Thymus vulgaris, Trachelospermum jasminoides, Trichocereus schickendantzii, Yucca aloifolia, Ziziphus jujuba

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