Violenza sulle donne: Casa Rosetta ha aggiornato i propri programmi per le comunità terapeutiche e per la prevenzione/formazione giovanile

redazione
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dalla Presidenza di Casa Rosetta riceviamo e pubblichiamo:

Recenti diversi fatti di cronaca anche locale richiamano l’attenzione sulla violenza sulle donne che non può e non dev’essere un principio astratto né soltanto un tema da richiamare una volta tanto con enfasi ma un orientamento che attraversa quotidianamente il lavoro educativo, terapeutico e sociale. E scuote le coscienze l’appello del padre di Lorena, uccisa a Firenze: “Chiedo a tutta la politica di essere unita: prendete provvedimenti all’unanimità, senza destra né sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi, per prendere provvedimenti affinché non succeda più. Ve lo chiedo con tutto il cuore”.

Casa Rosetta ha accentuato in questi anni il proprio impegno in tale direzione con l’aggiornamento del programma terapeutico per le comunità per dipendenze patologiche e del programma di prevenzione/formazione per gli studenti e i centri di ascolto. E si accinge a pubblicare un testo coordinato.

Il filo che unisce le attività di Casa Rosetta è la centralità della persona. Curare una dipendenza significa anche restituire la capacità di vivere relazioni sane. Prevenire la violenza significa educare al rispetto. Proteggere la famiglia significa aiutare ogni suo componente a ritrovare dignità, consapevolezza e possibilità di scelta. Per Casa Rosetta, prendersi cura significa creare le condizioni perché la persona possa tornare alla vita, agli altri e a sé stessa.

La prevenzione è una parte fondamentale di questa visione e rappresenta, per Casa Rosetta, una responsabilità che non può essere confinata agli interventi successivi all’emergere del disagio. Prevenire significa lavorare prima che la fragilità diventi emergenza, costruendo nei luoghi della crescita gli strumenti necessari per riconoscere, affrontare e superare le difficoltà. Per questo l’impegno di Casa Rosetta nella prevenzione si è sviluppato nel tempo nelle scuole e nelle agenzie educative del territorio siciliano, attraverso percorsi di formazione, sensibilizzazione e accompagnamento rivolti alle diverse comunità educanti. L’obiettivo è stato portare nei luoghi nei quali bambini, adolescenti e giovani crescono e costruiscono la propria identità una cultura fondata sul rispetto, sulla responsabilità e sulla non violenza. Gli interventi hanno affrontato temi quali il bullismo e le sue conseguenze, la parità di genere, l’espressione delle emozioni e dell’affettività, la gestione della rabbia, il riconoscimento delle relazioni disfunzionali e la risoluzione non violenta dei conflitti. Ma, più profondamente, hanno cercato di offrire ai giovani un linguaggio e degli strumenti per comprendere ciò che accade dentro di sé e nelle relazioni con gli altri.                                     

La prevenzione deve arrivare prima dell’emergenza. Significa offrire ai giovani uno spazio nel quale parlare delle proprie difficoltà prima che possano trasformarsi in dipendenze, riconoscere una relazione disfunzionale prima che il controllo venga scambiato per amore e imparare a gestire la rabbia prima che diventi aggressività. Significa anche coinvolgere l’intero sistema educativo, perché la crescita di una persona non avviene in un unico luogo, avviene nella famiglia, nella scuola, nei servizi, nelle comunità e in tutti gli spazi nei quali si costruiscono relazioni significative.

Chi arriva in una comunità terapeutica non è soltanto una persona con una dipendenza, chi subisce violenza non è soltanto una vittima e chi ha agito violenza non può essere definito per sempre dal proprio comportamento. Allo stesso modo, un bambino o un adolescente che cresce in una famiglia segnata dal conflitto non è soltanto una vittima indiretta. Ognuno porta con sé una storia, delle ferite e delle responsabilità, ma anche risorse e possibilità ancora da scoprire. Per questo la cura non può limitarsi a interrompere un comportamento patologico o a eliminare un sintomo. Deve creare le condizioni perché la persona possa tornare a riconoscersi, a scegliere, a costruire relazioni e a crescere.

Parlare di non violenza significa innanzitutto parlare di relazione. L’esperienza delle comunità terapeutiche mostra quotidianamente quanto le dipendenze patologiche possano intrecciarsi con maltrattamenti familiari, traumi, disagio psichico, dinamiche aggressive e conflitti relazionali. In alcuni casi la violenza precede la dipendenza, in altri può accompagnarla o essere alimentata dalle sue conseguenze. Per questo il trattamento non può concentrarsi esclusivamente sulla sostanza o sul comportamento patologico. È necessario lavorare anche sulla gestione della rabbia e della frustrazione, sulla capacità di riconoscere e comunicare le emozioni, sul rapporto con il potere e il controllo e sulla possibilità di chiedere aiuto.

La comunità terapeutica è quindi molto più di un luogo nel quale si svolge un trattamento. È uno spazio umano e relazionale nel quale confrontarsi, raccontarsi, essere ascoltati, riconoscere le conseguenze delle proprie azioni e scoprire di essere ancora capaci di costruire legami. La relazione diventa uno specchio attraverso il quale riconoscersi e un terreno sul quale tornare a mettere radici. È questo uno degli elementi centrali della filosofia di Casa Rosetta “Mettere radici” significa ritrovare un luogo umano nel quale sentirsi parte, riconoscere la propria storia senza esserne prigionieri e poter crescere attraverso relazioni capaci di sostenere il cambiamento.

Nelle strutture terapeutiche dedicate alle donne, molte ospiti portano le conseguenze di abusi fisici e psicologici subiti da partner o da altre figure di riferimento. Sono ferite che colpiscono non soltanto il corpo, ma anche l’identità, l’autostima, la capacità di fidarsi e la percezione del proprio valore. Il percorso terapeutico diventa quindi un processo di ricostruzione nel quale recuperare l’autostima, riappropriarsi del proprio corpo, riconoscere il proprio valore e distinguere l’amore dal possesso. Significa anche imparare a riconoscere relazioni disfunzionali e ritrovare il diritto di scegliere, tornando a investire su di sé e sulla possibilità di immaginare una vita non più definita dalla violenza subita.

Tra gli interventi più importanti rivolti alla tutela delle relazioni familiari si inserisce il progetto “Talìa, oltre le mura”, realizzato da Casa Rosetta presso la Casa Circondariale di Caltanissetta in sinergia con l’UDEPE e le comunità terapeutiche. Il progetto riconosce l’importanza della qualità delle relazioni familiari anche nei contesti segnati dalla detenzione e dalla tossicodipendenza. La detenzione, infatti, non incide soltanto sulla libertà della persona detenuta, ma può mettere a dura prova l’intero nucleo familiare, compromettendo la relazione di coppia e la funzione genitoriale.

Il percorso offre strumenti per comunicare in modo più sano, gestire i conflitti e impedire che il dolore si trasformi in dinamiche di rivalsa. Parallelamente, il partner rimasto all’esterno può ricevere un sostegno psicologico individuale per affrontare le responsabilità familiari, genitoriali ed economiche.

Contrastare la violenza significa coinvolgere anche gli uomini. Casa Rosetta ha affrontato questo tema attraverso percorsi di sensibilizzazione rivolti agli uomini che agiscono comportamenti violenti, partendo da un principio fondamentale. Chi esercita violenza deve poter essere aiutato ad assumersi la responsabilità del proprio comportamento e a interromperlo. L’accompagnamento non attenua la responsabilità, ma la rende concreta.

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