di Calogero Barba
Mussomeli, nei primi decenni del XVI sec., si pone nella storia dell’entroterra della Sicilia come punto di riferimento per le città allora esistenti nel suo circondario. In quel tempo, il centro era sotto la Signoria della famiglia dei Campo1 e nel 1549 passò alla signoria di Don Cesare Lanza, Barone di Castania.
Nella geografia dei beni culturali dell’entroterra siciliano, sono poche le città che vantano grandi complessi monumentali edificati nel XVIII sec., tra questi si contraddistingue proprio Mussomeli che si contraddistingue per la configurazione tardobarocca di alcune sue chiese e conventi. Questo assetto per certi versi si ricollega al grande periodo di ricostruzione dell’area orientale siciliana colpita nel 1693 dal terremoto che, con le città di Catania, Siracusa, Noto, Ragusa, Modica, Scicli, Comiso, Palazzolo Acreide, Sortino e Buscemi, costituisce un’area divenuta centro di rilevanza nazionale per vastità e qualità della sua architettura civile e sacra.
La vicenda architettonica e religiosa di Mussomeli nel Settecento, a differenza di altre aree geografiche, non ha origine da tragici eventi naturali, come la ricostruzione riferita all’area orientale meridionale della Val di Noto, ma da eventi positivi maturati attraverso donazioni di alcuni nobili mecenati e religiosi che contribuirono in modo determinante allo sviluppo dell’architettura religiosa nel territorio del nisseno.
Tra le opere più importanti di Mussomeli sicuramente occupa un posto di rilievo il monumentale complesso architettonico della chiesa e del convento dei Domenicani intitolato a Maria Santissima dei Miracoli, sorto a sud-ovest del centro abitato, nell’antico quartiere detto del Casale.
Dopo l’evento miracoloso che interessò un paralitico tra il 1536 e il 1540, il popolo di Mussomeli sentì subito l’esigenza di proteggere e abbellire il sito del ‘Casale di San Giovanni’ comprendente una prodigiosa immagine dipinta su pietra, scoperta casualmente da un viandante pellegrino miracolato. Si suppone che il sito del ritrovamento, almeno inizialmente, sia stato identificato con mezzi di fortuna e che solo successivamente con la crescita del culto a Maria Santissima dei Miracoli, come fu subito designata, si pensò di proteggere e di ingrandire l’Appinnata o Cappilluzza iniziale2. Nel 1545, si pensò di costruire nel luogo del ritrovamento una chiesetta rurale e di istituirvi una confraternita che reggesse il piccolo Santuario Mariano. La confraternita di Nostra Signora dei Miracoli ampliò l’edificio dal 16893 al 1696.
Particolare rilievo e importanza assume la consegna dei beni della chiesa e delle sue rendite disposta dalla confraternita nel 1724 presso il Notaio Carlo Nicotra4 a favore dell’istituendo convento domenicano nella persona del Priore Francesco Langela (Mussomeli, 1672-1748). Questi venne dopo il 1724 della gestione della fondazione del nuovo complesso conventuale. La bolla che sancì la cessione della chiesa e di tutte le sue rendite e suppellettili da parte della Confraternita fu spedita e approvata da Roma il 16 maggio del 1724, come riporta la ritrovata “Bulle di Fondazione”5 del nuovo Convento dei Domenicani a firma del vescovo di Agrigento Monsignor Anselmo La Pegna6, Delegato Apostolico, detto lo spagnuolo dell’Ordine dei Benedettini, presentata a Mussomeli il 26 maggio del 1724 dal sacerdote Giuseppe Scozzari7.
Come attestano i recenti ritrovamenti documentari, i lavori di restauro della chiesa coinvolsero diverse maestranze di Cammarata e dei paesi viciniori, sicuramente vicine ai Domenicani. Si trova annotato il nome del mastro Marramiero e stuccatore Giuseppe Lo Conte8, che imbiancò a gesso il soffitto, il lettorino e buona parte dei muri, per il prezzo di 4 onze per maestria e tarì 2 di gesso. Nell’aprile del 1750, Antonino Messina9 da Castronovo attese per diversi mesi nella chiesa a stuccare la navata10 centrale e alla stuccatura di diversi apparati decorativi, come i quadroni e i sottarchi delle quattro cappelle, ricevendo 4 onze. Nel 1750, Saverio Castiglione venne pagato per lavori di scavo e frantumazione del gesso.
La chiesa e l’ex convento rientrano a pieno titolo in quella serie di grandi complessi architettonici religiosi di matrice europea, edificati nei primi decenni del Settecento nella Sicilia orientale e occidentale, degni di vanto per qualità estetica e costruttiva. L’attuale fabbrica della chiesa fu edificata sulla preesistente chiesa sorta dopo il prodigio attestato nel Cinquecento. Il suo impianto è a unica navata voltata a botte11, costruita in pietra locale proveniente dalla contrada bosco. Gli altari marmorei delle cappelle laterali rimandano al disegno e agli ornati degli altari della chiesa di San Domenico di Palermo12.
A partire dal 1731-1732 e per quasi venticinque anni, il cantiere domenicano visse un grande momento operativo dove furono coinvolte maestranze provenienti da Cammarata, Casteltermini, Castronovo, Sutera e Campofranco. Gessai, intagliatori, pirriatori, pittori, indoratori, trasportatori, canalari, falegnami, fabbri e manovali concorsero con il proprio contributo lavorativo alla realizzazione della grandiosa costruzione della chiesa e del convento, ma anche alla fattura degli arredi e delle decorazioni pittoriche.
(da “La Sicilia del gesso” edizioni Lussografica)
NOTE
1 Cfr. Ognibene 2016, pp. pp. 36-37.
2 Archivio di Stato di Caltanissetta (d’ora in poi ASCl), Fondo Corporazioni Religiose del Nisseno, reg. 389, f. 5r. Nelle prime pagine del libro, Assentus Missarum Perpetuarumu Redditus si riportano alcune importanti notizie, tra cui l’apertura della Chiesa di Maria Santissima dei Miracoli con le funzioni religiose risalenti al 1545. Da questo si deduce che il culto ebbe inizio dopo pochissimi anni dal miracolo del paralitico e dal ritrovamento della sacra immagine.
3 ASCl, Fondo Corporazioni Religiose del Nisseno, Scritture contabili, reg. 420, f. 130r. Pagamento di onze 22, tarì 15, grani 10 a mastro Giovanni Giovino per tanti spesi per fare il tetto della chiesa, cioè per n° 12 bordoni, e n° 22 pezzi di legnami fatti venire da Bivona (18 agosto 1693).
4 ASCl, Fondo Corporazioni Religiose del Nisseno, Libro di Cassa dei Capitali, reg. 390, f. 1r.
5 ASCl, Fondo Corporazioni Religiose del Nisseno, Scritture Diverse, reg. 415, f. 1r. La Bulla di Fondazione del Convento e della cessione della chiesa da parte della Confraternita ai Padri Domenicani di Mussomeli è composta da un fascicolo di sei pagine manoscritte.
6 Ibidem.
8 ASCl, Fondo corporazioni soppresse del nisseno, Scritture contabili, reg. 420, f. 133
9 ASCl, Fondo Corporazioni soppresse del Nisseno, Libro di fabbrica di questo ven. Conto di S. Domenico di Mussomeli, reg. 393, 12 aprile 13ª ind.ne 1750.
10 Ibidem. Per il lavoro di stuccatore della nave ricevette la somma di 55 onze, con atto rogato presso il notaio Antonino Mistretta il 27 ottobre 13ª ind.ne 1749.
11 La volta a botte della chiesa, unica nel suo genere a Mussomeli, fu costruita sopra una struttura centinata in legno, dove furono disposti i conci di pietra intagliati con uno spessore costante di 25 cm. Autore della direzione dei lavori fu mastro Raimondo Caldararo che, nell’anno 1749, realizzò la volta, come attestava qualche anno fa un’iscrizione apposta ad incisione sulla calce di rivestimento dei conci in pietra dell’estradosso della volta. L’iscrizione si trovava sul lato sinistro sopra la volta, all’altezza del primo quarto dell’arco vicino la terzultima capriata. Purtroppo, l’antica iscrizione incisa sulla calce oggi non è più leggibile, perché coperta durante il recente restauro della parte superiore della volta, per sanare alcune leggere fessurazioni superficiali è stata posta una griglia in materiale plastico, ricoperta in gesso scagliola con uno spessore dai 5 a 10 cm.
12 Gli altari sono dedicati al Santissimo Crocifisso, a San Giuseppe, alla Madonna del Rosario e ai Santi domenicani San Vincenzo, San Domenico e San Tommaso.







