Educare per crescere

Tonino Cala
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Se un ragazzino accoltella e fa una violenza a scuola o nella società significa che non ha ricevuto il giusto affetto e non è stato seguito dai genitori e dagli adulti. Non bisogna ribaltare il discorso e attribuire ad un “minore” la capacità di discernere che è propria di un uomo adulto e maturo. Un educatore deve essere consapevole di quello che dice e che fa. Domanda: ma a scuola lo sanno? Ci sono persone mature che intervengono?

Diversi miei alunni mi hanno detto quello che io ritengo per me un complimento educativo e umano: “Lei è affettuoso e simpatico”. Lei e non tu come si usa oggi. Qualcosa di buono l’avrò anche fatta. Non mi convince l’insegnamento cattedratico severo e parruccone, distaccato e idealistico.

Alla facoltà di Pedagogia non mi piaceva studiare l’idealismo romantico né l’istruzione germanica basata sulla caratterologia. Certamente, il docente non deve dare eccessiva confidenza all’alunno e gli deve ricordare chi è il docente e chi è l’alunno: il docente non è il genitore e non può essere il sostituto del padre e della madre dell’alunno.

Trovo anche sbagliato che i genitori possano essere gli amici dei loro figli e gli alunni amici degli insegnanti, perché si rischia la confusione dei ruoli e che, con la parificazione educativa, venga meno quella “asimmetria” pedagogica, adulto e adolescente, che consente la maturazione delle giovani generazioni.

Il docente, come ci spiega la pedagogia umanistica, deve essere umano e se consola il pianto di un alunna/o fa sicuramente il proprio dovere. Come diceva Giovanni XXIII, il papa buono, ai genitori: “Quando ritornate a casa date una carezza ai vostri figli e dite loro: questa è la carezza del papa che vi viene data”. Spesso gli adulti danno le carezze alle bambine e ai bambini. Quando i ragazzi diventano adulti non si danno più le carezze per evitare un certo imbarazzo.

Nelle pedagogie rigide e disciplinari degli anni ’70, il semplice contatto fisico docente-alunno era quasi vietato. Immaginate oggi una maestra o un maestro che non danno davanti a tutti una carezza alla propria alunna/o. Semmai, bisogna precisare che la carezza bisogna darla a tutti. Il problema non è il gesto affettuoso, spontaneo e senza malizia di una maestro/a o di un insegnante di grado superiore.

Finiamola con l’idealizzazione dell’insegnamento rigido, violento e spartano che attualmente viene stimolato da errate nostalgie del passato. Non abbiamo bisogno di insegnanti rigidi e violenti. Gli insegnanti severi erano anaffettivi!

Non ho mai condiviso le verghe di legno, i ceci sotto le ginocchia, le punizioni esemplari che non erano certamente virtuose. Penso al mio maestro M… che mi dava bacchettate sulle mani senza un valido motivo.

Certo, la fermezza educativa ci vuole e non tutto possono dire e fare gli alunni. C’è sempre un limite pedagogico e questo lo devono sapere gli alunni, i docenti e i genitori!

Lo sappiamo tutti: educare è “impossibile”. Si fa quel che si può.

Tonino Calà

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