Visita guidata al Museo Tripisciano il 22 settembre alle 17,30, con un’ospite d’eccezione: Paola Tripisciano, nipote dello scultore nisseno, che interverrà insieme alla Prof. Rosanna Zaffuto Rovello introducendo il percorso. Saluti istituzionali della Vicesindaco e Assessora alla Cultura Giovanna Candura e della Presidente del Parco Letterario Rosso di San Secondo Marisa Sedita Migliore.
Pubblichiamo una scheda biografica sul grande scultore nisseno curata dal Prof. Santo Rizzo:
Il genio del marmo tra gloria nazionale e il riscatto della memoria nissena
di Santo Rizzo
Nel panorama artistico a cavallo tra Ottocento e Novecento la figura di Michele Tripisciano spicca come quella di uno dei più raffinati ed eccelsi interpreti della scultura italiana.
Nato il 13 luglio 1860 nel cuore dell’antico quartiere nisseno della Saccarella da una famiglia di vasai, lo scultore dimostrò fin dalla più tenera età una naturale e straordinaria predisposizione nel modellare l’argilla. Notato dal mecenate barone Guglielmo Lanzirotti, fu avviato agli studi romani presso l’Ospizio San Michele e successivamente perfezionò la sua maestria nella prestigiosa bottega dello scultore Francesco Fabi Altini. La sua folgorante carriera lo portò ad affermarsi nella Capitale con opere monumentali di altissima rilevanza nazionale, mantenendo sempre un viscerale e indissolubile legame affettivo con la propria città natale, per la quale realizzò la fontana di Piazza Garibaldi (con il tritone e il cavallo marino) e monumenti per il Cimitero degli Angeli.
Nel 1911 vinse il concorso per la realizzazione del Monumento a Giuseppe Gioachino Belli a Trastevere (Roma). L’esecuzione dell’opera in travertino e marmo richiese ritmi di lavoro estenuanti che provarono gravemente la sua salute.
Per riposarsi, dopo l’inaugurazione del maggio 1913, lo scultore fece ritorno a Caltanissetta, dove morì improvvisamente la mattina del 21 settembre 1913 all’età di 53 anni per un’infezione polmonare.
Sul piano strettamente critico e stilistico, l’opera di Tripisciano si distingue per una felice e composta sintesi tra il rigore formale della tradizione classica e le nuove sensibilità del verismo e del simbolismo ottocentesco. Le sue sculture rivelano una profonda indagine psicologica dei soggetti, una padronanza anatomica virtuosa e una sincera tensione spirituale, capaci di infondere una vibrante vitalità emotiva nel marmo, nel bronzo e nel gesso. Per Caltanissetta, Tripisciano rappresenta un punto di riferimento identitario imprescindibile e la massima gloria artistica; un sentimento di profonda devozione ricambiato dallo stesso artista che, in punto di morte, volle donare per volontà testamentaria all’amministrazione cittadina l’intero e inestimabile corpus di bozzetti, calchi e gessi custoditi nel suo studio romano di via Aureliana.
La collezione comprende circa 71 opere tra bozzetti, gessi preparatori, studi e sculture finite, come la prestigiosa scultura dell’Orfeo realizzata nel 1890, offrendo un’occasione rara per analizzare da vicino l’intero percorso creativo e la tecnica dell’artista.
La storia di questo prezioso tesoro d’arte ha tuttavia attraversato decenni complessi, segnati dall’ombra dell’incuria. Subito dopo la donazione testamentaria, i bozzetti e i modelli preparatori rimasero per lungo tempo giacenti e dimenticati all’interno dei locali di Palazzo Moncada. All’epoca, tali ambienti venivano adibiti ad impropri magazzini ed erano utilizzati di frequente per occasioni conviviali, al termine delle quali sulle sculture venivano abbandonati rifiuti di ogni genere, e, dunque, le stesse venivano esposte ad un progressivo quanto colpevole degrado.
Questa gravosa situazione di abbandono si è protratta per molti anni, fino alla svolta decisiva avvenuta nel 1990: in quell’anno i locali vennero affidati alla gestione della cooperativa “Politecnico 85”, guidata con determinazione dalla sua presidente Antonella Bruno e impegnata nella tutela dei beni culturali cittadini. La cooperativa ripristinò con cura gli ambienti, salvò i bozzetti dallo stato di degrado in cui versavano e creò il primo nucleo del Museo Tripisciano, rendendolo finalmente fruibile all’intera collettività. Un percorso di valorizzazione istituzionale coronato poi dalla solenne inaugurazione del museo alla presenza delle autorità cittadine: la prof. Giovanna Candura, oggi Assessore alla Cultura, presenziò infatti a quello storico taglio del nastro insieme all’allora Sindaco Giuseppe Mancuso e all’Assessore ai Beni Culturali Luigi Gattuso.

