C’era una volta la Soprintendenza…

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dal prof. Leandro Janni riceviamo e pubblichiamo:

Ci sono immagini che valgono più di mille parole. L’immagine in questione è uno scorcio dei corridoi della nuova sede della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Caltanissetta, in via Angeli. La foto è stata pubblicata lo scorso 29 ottobre 2026, dall’ex soprintendente arch. Daniela Vullo, nel suo penultimo giorno di servizio. L’immagine evoca gli spazi di un museo, un “museo” silente, privo di visitatori. Un “museo” sito all’interno dell’ex convento dei frati minori osservanti. Un “museo” adiacente al Cimitero Angeli di Caltanissetta. Al di là della mesta metafora, stiamo parlando dell’attuale sede della Soprintendenza: sede, ufficio, pubblica istituzione ormai quasi del tutto priva di personale. “Una scatola vuota” – come è stato detto.

“Una scatola vuota” in cui giunge, lavora dal I novembre (Ognissanti) il nuovo soprintendente: l’ingegnere elettronico Vincenzo Rinaldi. Il quale, tra l’altro, è altresì impegnato a Palermo, con un incarico dirigenziale in Assessorato, per l’area dell’innovazione, modernizzazione e gestione dei servizi digitali del dipartimento. Incarico che manterrà anche durante il suo servizio a Caltanissetta. Dunque, in una Soprintendenza ormai priva di personale, priva soprattutto dei responsabili delle Unità Operative (Affari generali e del personale, Beni architettonici, storico-artistici, paesaggistici e demoetnoantropologici, Beni archeologici, bibliografici e archivistici) il nuovo soprintendente avrà indubbiamente grosse difficoltà e tutelare i nostri beni culturali e ambientali.

Un ingegnere elettronico, in Sicilia, può ricoprire l’incarico di soprintendente ai beni culturali e ambientali. La normativa statale e del Ministero della Cultura, invece, stabilisce che per tali ruoli vengono richiesti profili storici, archeologici o archivistici specifici. La Regione Siciliana,in virtù della sua autonomia, del suo Statuto Speciale, regola gli incarichi dirigenziali degli enti di tutela e dei parchi archeologici tramite proprie disposizioni normative, come il decreto del Presidente della Regione Siciliana (D.P.Reg.) 5 aprile 2022, n. 9. Il decreto rimodula le strutture organizzative, i servizi e le aree dei Dipartimenti dell’amministrazione regionale siciliana in attuazione delle norme di legge sulla dirigenza e sul ruolo unico della dirigenza regionale. Il Ruolo Unico della Dirigenza si inserisce nel quadro della gestione unitaria del personale dirigenziale della Regione Siciliana, disciplinando incarichi, pesatura delle funzioni e mobilità interna dei dirigenti appartenenti al ruolo unico regionale. Tradotto: un agronomo, o un geologo, può dirigere un parco archeologico o un museo, e un ingegnere può assumere il ruolo di soprintendente. E addirittura, i dirigenti possono provenire da qualunque altro ufficio della Regione Siciliana. Noi di Italia Nostra, ovviamente, siamo fortemente critici nei confronti di queste esiziali determinazioni della Regione Siciliana e abbiamo espresso il nostro dissenso ripetutamente, nel corso degli ultimi anni, insieme ad altre autorevoli associazioni culturali.

Pertanto, ancora una volta ci appelliamo al Governo nazionale perché eserciti nei confronti della Regione Siciliana il potere sostitutivo previsto dall’articolo 120 della Costituzione, al fine di ripristinare l’assetto istituzionale legale degli organi regionali di tutela, perché questi Istituti possano adempiere agli obblighi di tutela derivanti dalla normativa comunitaria e nazionale, oggi in gran parte disattesi su tutto il territorio dell’Isola, e possano impiegare efficacemente e pienamente i fondi ordinari e i fondi strutturali messi a disposizione dalla Comunità Europea. Occorre ripristinare l’unitarietà giuridica del sistema di tutela su tutto il territorio nazionale e restituire la dignità del proprio ruolo pubblico ai professionisti dei beni culturali in servizio presso le Istituzioni di tutela della Sicilia. Il patrimonio culturale della Nazione conservato nei territori siciliani dovrà tornare a godere della cura istituzionale che solo organi tecnico scientifici di tutela dotati di personale con elevate competenze professionali specialistiche e di adeguati investimenti pubblici possono assicurare.

Il turpe “sonno” della Regione Siciliana, intanto, continua a danneggiare i territori, i nostri beni culturali e ambientali. Inesorabilmente.

Prof. Leandro Janni, vicepresidente regionale di Italia Nostra Sicilia

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