La sfida dei cristiani: oltre la crisi dell’impegno politico

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di Manuel Mendola

Si può essere nel mondo senza essere del mondo? Rocco Gumina nel suo Vangelo e Politica. Spunti per interpretare la contemporaneità (Plumelia, 2026) ci aiuta a rispondere a questa domanda. La politica oggi sembra aver perso la sua anima. Tra disaffezione, scandali e un sistema che non educa più all’attività per il bene comune, viene quasi spontaneo voltare le spalle all’impegno civile. Eppure, questo libro ci ricorda perché non possiamo farlo.

Dopo averlo letto la prima cosa che mi sono chiesto è per chi fosse stato scritto, a chi si rivolgesse. Forse agli amministratori cattolici, per orientarli alla carità; o ai tanti cattolici lontani dalla politica, per ricordare loro che, a partire dalla chiamata battesimale, siamo invitati a interessarci della società, del mondo, di tutto; o ancora, a coloro che cristiani non sono, ma che possono avvicinarsi a valori e concezioni che mettano la dignità dell’uomo al primo posto. Probabilmente questo libro si rivolge a tutti loro e non solo.

Nel testo emerge da subito l’invito a un’azione di difesa della democrazia, a partire dalla consapevolezza che questa rappresenta un luogo in cui innescare processi, più che possedere spazi. I cristiani, consapevoli che con l’insegnamento del Maestro possono divenire anima della società, non solo sono invitati a partecipare, ma a rendere autentica la loro partecipazione. È grazie alla democrazia, che riconosce già in ogni uomo e in ogni donna un valore, che possiamo annunciare il messaggio evangelico di difesa della dignità umana, rendendolo priorità della politica e lanciandone il carattere trasversale capace di superare logiche partitiche.

La sfida della pluralità, le differenze interne al mondo cristiano e al sistema politico non possono diventare un ostacolo per chi vuol essere anima della società. Il commento all’A Diogneto che Gumina elabora ci ricorda piuttosto che proprio nella diversità e nella complessità possiamo intravedere delle occasioni favorevoli per l’annuncio del Vangelo, a condizione che il cristiano faccia (o meglio, sia) il cristiano, cioè imitatore di Cristo; così facendo, plasmato dalla Parola, vivrà rinnovato nella fraternità e sarà capace di rinnovare nella carità.

La fede, quando è autentica, diventa una forza generativa, che spinge i cristiani a uscire da se stessi per entrare nel mondo. A questo desiderio di cambiamento e rinnovamento, dato in forza della fede, corrisponde la responsabilità, personale e collettiva, di provare a cambiare tutte quelle strutture della società estranee alla costruzione della giustizia, della solidarietà e della cura. L’operazione di ricerca che il cristiano attua non può essere di colui che lamenta, ma di colui che è spinto dall’amore a creare.

Oggi più di ieri, accanto alle grandi sfide della povertà, della salvaguardia dell’ambiente e della lotta alle diseguaglianze, dobbiamo aggiungere un grande bisogno di pace. Da Kiev a Gaza, passando per i tanti episodi di violenza e di persecuzioni in giro per il mondo, rimaniamo spesso increduli della violenza di cui è capace l’uomo. Eppure, di fronte a così tanta violenza, c’è un solo modo di rispondere: operare la pace. L’autore nel volume ci mostra il doppio volto che ha la pace nella teologia cristiana; da una parte è dono di Dio, è accoglienza della sua Parola, dall’altra è qualcosa che l’uomo ha il dovere di costruire. Come fare? La risposta non è facile e probabilmente non può essere immediata, per Gumina però, se l’obiettivo è la fine della guerra, allora il percorso per raggiungerlo deve insistere sulla fraternità dei popoli. Quest’ultima non può essere etichettata come una semplice utopia, al contrario deve essere pensata come la chiave per la costituzione di un ordine nuovo e strutture migliori.

Vangelo e politica ci lascia anche due esempi straordinari, bussole sempre pronte ad orientarci nella costruzione delle opere di bene: Piersanti Mattarella e la scuola di Barbiana. Sia il politico siciliano che il prete e gli studenti di Barbiana hanno provato a cambiare le sorti dei loro territori. Entrambi gli esempi, infatti, ci mettono dinanzi a cristiani che hanno lottato contro disuguaglianze, soprusi e corruzione. Da un lato un uomo che ha dedicato la sua vita alla costruzione di quella giustizia tanto menzionata, dall’altro un gruppo di studenti guidati da Don Milani e dal Vangelo che prova a mobilitare genitori, ragazzi, docenti e società civile affinché possa esserci più uguaglianza in una società che privilegia pochi ed esclude molti.

Anche noi, singolarmente e insieme, possiamo continuare questa battaglia pacifica, contrastando le grandi sfide politiche di oggi: basterebbe posare le “armi” e aprire il Vangelo.

Manuel Mendola

Vicepresidente Giovani Azione Cattolica della diocesi di Monreale

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