di Claudio Vassallo
I tributi devono essere giusti, sopportabili e equamente distribuiti, ma devono anche essere versati.
Non versarli, evadere, produce ingiustizia sociale ed è, alla stregua del furto, un atto moralmente deprecabile.
Chi evade, vive sulle spalle degli altri, godendo di quei servizi erogati dallo Stato grazie allo sforzo dei contribuenti onesti e lo fa senza nemmeno avvertire l’esigenza di ringraziare.
Coloro che evadono le tasse non sono furbi, così come racconta una certa narrativa distorta, ma piuttosto sono assimilabili ai parassiti.
Così infatti definiremmo, senza alcuna esitazione, quelli che, seduti al ristorante, consumassero pietanze, facendole caricare sugli altrui conti.
Nella sostanza gli evasori questo fanno!
Sono veramente tanti 100 miliardi all’anno di evasione.
Sono talmente tanti da creare un enorme pregiudizio a quanti, onestamente, le tasse le pagano e tali da costituire anche un freno per l’economia dell’intero Paese.
Per farcene un’idea più precisa e comprendere il danno arrecato da questi furbetti ad ognuno di noi, oltre che all’intero sistema, basta pensare che 100 mld valgono il 40% del gettito ordinario garantito dall’IRPEF.
Gettito che, ad evasione azzerata, potrebbe essere alleggerito (senza alterare gli equilibri di bilancio), mediante l’applicazione di aliquote più basse, ridotte della stessa percentuale:
- 14% anziché 23% sui primi 28.000 € di reddito;
- 20% anziché 33% per i redditi compresi tra i 28.001 e i 50.000 €;
- 26% anziché 43% per i redditi superiori ai 50.001€.
Ora, per chi volesse passarsi il piacere (o il dispiacere) di quantificare quanto l’evasione incida mensilmente sulla propria busta paga, può farlo verificando la trattenuta fiscale subita, sommando ad essa le detrazioni riconosciute (lavoro dipendente, carichi di famiglia…) e moltiplicando il tutto per 0,4 (il 40%).
Il risultato ottenuto rappresenta l’IRPEF versata mensilmente in più al solo fine di compensare il non versato di altri, quello dei cosiddetti furbi.
Solo per fare un esempio, prendendo la busta di un docente a metà carriera, emerge che le imposte da questi versate mensilmente in più per la “compertura dell’altrui evasione” ammontano a 240, che, per un intero anno, conteggiando le 13 mensilità , diventano €; 3.120.
Insomma, un bel fardello , che rappresenta una cospicua riduzione di capacità di spesa e che, inevitabilmente, determina minori consumi.
Tutto ciò non può lasciarci indifferenti e deve stimolare una ampia riflessione, soprattutto in un tempo in cui il caro vita spinge tanti, e da più parti, ad invocare l’adozione di misure atte a sostenere concretamente i redditi e la capacità di spesa delle famiglie.
In conclusione è bene evidenziare come, per quanto detto, il contrasto all’evasione appaia di per sé il più incisivo e giusto strumento di sostegno del reddito di tutti coloro che onorano l’impegno fiscale, lavoratori, famiglie o imprese che siano.
Il sistema è “giusto” e se oltre a chiedere ad ognuno ciò che può realmente dare (capacità contributiva), fa sì che quel “giusto” sia realmente versato, perché L’UGUAGLIANZA PER COSTITUZIONE (art.3) non è solo quella dei diritti, ma anche quella dei doveri.
Anzi, a dirla tutta, non può esistere vera uguaglianza dei diritti, se manca quella dei doveri, che dei primi rappresentano il fondamento.
Coordinamento provinciale
“PIÙ UNO – Uguali per Costituzione”
Claudio Vassallo
