La Nissa ha ritrovato il ruggito del leone. Cinque gol per risorgere, ma il Campionato non aspetta!

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L’editoriale di BRERA

C’è un momento, nel calcio, in cui anche le gambe più pesanti tornano a correre e la porta avversaria sembra improvvisamente larga quanto un portone. È successo alla Nissa, che dopo settimane di patimenti, musi lunghi e domeniche da mandar giù con un bicchiere d’acqua e molta pazienza, ha finalmente ritrovato il gusto della vittoria.

Cinque gol al malcapitato Castrum Favara. Cinque schiaffi calcistici, alcuni dei quali di pregevole fattura. Una scorpacciata che restituisce ossigeno alla classifica e, soprattutto, un po’ di colore alle guance di una tifoseria che aveva cominciato a perdere il sorriso.

Su tutti, una perla: il gol di Matteo Panattoni. Una giocata da mettere in cornice, roba da far stropicciare gli occhi anche ai più disincantati. Perché il pallone, quando trova il piede giusto, sa diventare poesia. E Panattoni, in quell’occasione, ha composto una strofa di quelle che meritano l’applauso.

Ma attenzione a non scambiare una domenica di festa per una resurrezione certificata.

La Nissa è rinata? Piano con gli entusiasmi. Il calcio, come amava ricordare un grande maestro del giornalismo sportivo, è materia di fisica e di psicologia, di muscoli e di cervello. E soprattutto di continuità. Una goleada può restituire fiducia, non cancellare d’incanto le magagne di un’intera stagione.

Mister Ivan Moschella ci crede. Il patron Luca Giovannone pure. E fanno bene. Perché una squadra non può arrendersi al proprio destino quando ancora c’è un pallone da rincorrere e una domenica da giocare.

Adesso, però, arriva il banco di prova: Siracusa. Una trasferta che dirà molto più dei cinque gol rifilati al Castrum Favara. Lì serviranno carattere, attenzione, mestiere e quella sana cattiveria agonistica che distingue le squadre vere da quelle che si accontentano di una bella fotografia domenicale.

Resta, tuttavia, un retrogusto amaro. Anzi, amarissimo.

Perché quanti rimpianti! Quanta strada sprecata! La stagione della Nissa sembrava poter prendere una piega ben diversa e invece, troppo presto, i biancoscudati si sono ritrovati fuori dai giochi per le posizioni che contano nella corsa alla promozione.

Eppure, guardando la concorrenza, qualche pensiero malandrino viene. La Reggina e le altre pretendenti non sembrano corazzate invincibili. Nessuna squadra pare avere il campionato in tasca. Ci sono ancora partite, punti e incroci capaci di rimescolare le carte.

Certo, per rimettersi davvero in carreggiata servirebbe un’impresa. Forse un miracolo. Ma chi ha detto che il calcio debba sempre rispettare la logica?

La palla è rotonda, il pallone non conosce padrini e il campo, talvolta, si diverte a smentire i pronostici degli intenditori. Come avrebbe detto sempre il grande giornalista, bisogna saper essere anche «abatini» quando la tecnica lo consente, ma guai a dimenticare il furore agonistico quando la partita diventa battaglia.

La Nissa deve ritrovare proprio questo: la fame.

Non basta segnare cinque gol al Castrum Favara. Bisogna dimostrare che non si è trattato di un fuoco di paglia, di una domenica fortunata o di un incidente di percorso al contrario.

Moschella ha il compito di trasformare questa vittoria in una ripartenza. Giovannone quello di continuare a crederci. I giocatori devono metterci il cuore, le gambe e possibilmente anche la testa.

E i tifosi? Hanno diritto di sognare, ma anche di pretendere.

Perché una stagione non si giudica soltanto da una vittoria, ma da tutto quello che si è lasciato per strada prima di arrivarci.

Domenica c’è il Siracusa. Non servono proclami, né promesse da marinaio. Serve una Nissa vera.

Chissà che quei cinque gol non siano stati il rintocco di una campana che annuncia una nuova storia.

Perché nel calcio, si sa, i miracoli non si prenotano. Ma qualche volta arrivano quando nessuno li aspetta.

E allora, Nissa, provaci. Almeno per non dover rimpiangere anche il sogno!

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