Francesco Miceli con i suoi libri al Malta Book Festival

Francesco Daniele Miceli
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L’autostrada è il mare. È una strada senza corsie, senza caselli e senza confini visibili. Una strada che, nella storia del Mediterraneo, non ha mai diviso davvero i popoli, ma li ha messi in comunicazione, favorendo incontri, scambi e contaminazioni. È con questa immagine che mi piace raccontare l’esperienza vissuta dal 4 all’8 novembre 2026 al Malta Book Festival, una manifestazione che, ancora una volta, ha dimostrato quanto la cultura possa essere uno straordinario strumento di collegamento tra Paesi. Un ponte tra Italia e Malta, ma soprattutto tra Malta e Sicilia, due terre che hanno molto più in comune di quanto si possa pensare. 

Ho avuto il piacere di partecipare al Festival come autore italiano, insieme a numerosi colleghi provenienti da diverse regioni della nostra penisola. Un’esperienza che mi ha permesso di incontrare un pubblico curioso, attento e particolarmente interessato alla produzione editoriale italiana. Tra gli stand, accanto ai libri in maltese e in inglese, non mancavano infatti pubblicazioni in italiano, francese e tedesco.

La presenza della nostra lingua sull’isola non è affatto marginale. Dopo il maltese e l’inglese, l’italiano conserva un posto importante nella formazione e nella vita culturale di tanti maltesi. Si studia soprattutto a scuola, ma si impara e si coltiva anche attraverso la televisione italiana. Generazioni intere sono cresciute con quella che il giornalista Matthew Vella ha simpaticamente definito l’università di Bim Bum Bam, insieme all’indimenticabile Albero Azzurro. Un patrimonio di ricordi televisivi che continua a mantenere vivo un legame linguistico e affettivo tra le due sponde.

Tra gli appuntamenti più significativi, la premiazione degli elaborati in lingua italiana presso il Centro Culturale Italiano de La Valletta. Un momento importante che ha visto Bonfirraro, editore siciliano, protagonista di questa iniziativa, sostenuta da una rete di istituzioni e associazioni maltesi e italiane. Un esempio concreto di collaborazione che dimostra come la promozione della cultura abbia bisogno di relazioni, disponibilità e persone capaci di credere nei progetti.

La cerimonia, presentata dal giornalista catanese Ruggero Sardo, ha visto la partecipazione dell’ambasciatrice italiana Valentina Setta e del direttore del Centro Culturale Italiano Giuseppe Restuccia. Due i titoli al centro di questo scambio editoriale: Exit Queen – Scacco alla regina, di Marco Ubezio e Francesco Spartà, dall’Italia verso Malta, e Sia scritta la sua volontà, di Karl Schembri, dalla realtà maltese verso il pubblico italiano. Due viaggi letterari in direzioni opposte, ma animati dalla stessa capacità di mettere in relazione storie e sensibilità differenti.

Tra gli scaffali ha trovato spazio anche Il nome della rosa, nella sua fresca traduzione in maltese curata da Adrian Stivala. Un altro segnale di quanto la letteratura possa attraversare le frontiere e continuare a parlare a lettori appartenenti a culture diverse.

Ma se c’è un legame che, durante questi giorni, ho sentito particolarmente vicino, è quello con la Sicilia delle tradizioni popolari. Non poteva mancare, infatti, il riferimento a Sant’Agata, la santa catanese compatrona di Malta, e alla Settimana Santa siciliana. Al Festival ho presentato Pasqua in Sicilia, scritto con Francesco Luca Ballarò dentro rubrica Sicilia, e L’anima di una città, quest’ultimo dedicato alla Settimana Santa di Caltanissetta.

Il riscontro è stato particolarmente interessante. A Malta, infatti, la Settimana Santa è una tradizione profondamente sentita. In numerosi centri e quartieri dell’isola, anche a La Valletta, le statue dei Cristi e delle Madonne Addolorate escono dalle chiese per attraversare le strade durante le processioni del Venerdì Santo,  giorno rosso per il calendario maltese, e della domenica di Resurrezione.

Raccontare la Pasqua siciliana a un pubblico che conosce e vive emozioni simili significa incontrare una sensibilità comune. Cambiano le statue, le musiche, i riti e le scenografie urbane, ma resta quella straordinaria capacità delle comunità di riconoscersi intorno a una tradizione. È un patrimonio che non appartiene soltanto alla dimensione religiosa, ma racconta la storia, l’identità e la memoria collettiva di un popolo.

In questo percorso si inserisce anche l’incontro con il fotografo maltese Mark Mikaleff Perconte, che ogni anno raggiunge la Sicilia per fotografare alcuni dei momenti più suggestivi della nostra Pasqua. Un appassionato osservatore di queste manifestazioni, che ha apprezzato anche il lavoro di Umberto Ruvolo, fotografo nisseno. Un incontro particolarmente significativo: due fotografi, due sguardi, un’unica passione per una tradizione capace di emozionare ben oltre i confini della propria terra.

E poi ci sono i bambini. Perché un festival del libro non può dimenticare i lettori di domani. A loro il Malta Book Festival ha dedicato spettacoli teatrali, burattini e una ricca proposta di libri, capaci di parlare a tutte le età. Ho avuto il piacere di presentare Se le fiabe sbagliassero tutto – Quando Cappuccetto Rosso è il cattivo, un progetto che ha coinvolto anche la creatività dei piccoli illustratori Sofia Iacono, Matteo Iacono, Clara Sillitti, Lorenzo Gangemi, Francesco Salute, Nicolò Sanglimbene e Aurora Riggi.

Un lavoro nato dal desiderio di giocare con le fiabe, ribaltare i punti di vista. 

E proprio parlando di bambini, non posso evitare una riflessione. In un tempo in cui la tecnologia corre velocissima, in cui gli schermi occupano una parte sempre più importante delle nostre giornate e l’intelligenza artificiale sembra poter fare quasi tutto, leggere resta una delle esperienze più belle e insostituibili. Perché un libro non offre soltanto una storia: insegna ad aspettare, a immaginare, a costruire mondi che non esistono ancora.

Mi piace ricordare, a questo proposito, Gianni Rodari. A noi adulti non spetta il compito di obbligare i bambini a leggere, ma quello di offrire loro possibilità. Senza imposizioni, senza trasformare un libro in un dovere, ma semplicemente dando l’esempio.

Rodari aveva scritto le sue dieci regole (da non seguire) per non far leggere i bambini. Oggi, probabilmente, ne servirebbe almeno il doppio. Perché convincere un bambino ad allontanarsi per qualche momento dallo smartphone e ad avvicinarsi a un libro di carta è una sfida decisamente più impegnativa. Ma è una sfida che vale la pena affrontare.

Si torna da Malta con tanti incontri, nuove conoscenze, libri condivisi e soprattutto con la sensazione di aver partecipato a qualcosa che va oltre. 

E allora,  il mare resta la nostra autostrada. Da una parte la Sicilia, dall’altra Malta. In mezzo non c’è una distanza da colmare, ma una storia da continuare a raccontare.

E i libri, in fondo, servono proprio a questo: a ricordarci che nessuna terra è davvero lontana quando esiste qualcuno disposto ad ascoltare la storia dell’altra.

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