Le persone confuse non sanno quello che dicono

Tonino Cala
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Perché esaltarsi e vedere sempre il male nelle iniziative che fanno gli altri? Con coraggio posso affermare che criticare mi viene facile, come viene facile a tutti. Chiaramente, la perfezione non esiste e ci sono sempre dei limiti nelle iniziative che si fanno, anche quelle che riescono.

Nel tempo ho maturato mie convinzioni critiche e diverse rispetto al passato. Mi sento cambiato e valuto con serenità la realtà e il mondo che mi circonda. Sarà anche per l’esperienza maturata. Ci provo, non è detto che ci riesca.

La pedagogia mi ha insegnato che l’errore umano è insito nell’uomo e che è legittimo sbagliare. Cosa diversa sono i concetti di colpa e di peccato elaborati e definiti dalla morale, dalla religione e dal diritto.

Nelle cose umane di poco conto, negli errori che si fanno, le parole colpa e peccato sono troppo impegnative. Lasciamo ai dotti, ai preti e ai giuristi il compito arduo e difficile di sapere cosa è la colpa e cosa è il peccato.

Lo diceva San Tommaso D’Aquino che per esserci vera colpa ci vuole la volontarietà dell’atto, l’uomo deve essere convinto e consapevole del male che fa a se stesso, all’altro e alla società. Un brillante riflessione sulla relatività del pensiero, su cosa si pensa e su cosa si dice.

E chi lo può affermare che sia vero? Troppi “giudici” ci sono in giro e io non riconosco chi “giudica” con facilità il proprio prossimo. Già esistono i magistrati che svolgono un lavoro difficile nel dovere giudicare gli altri, ricostruendo i fatti se sono veri.

So per mia acquisizione culturale che il mestiere del magistrato è un lavoro difficile e complicato, perché deve giudicare un altro uomo e può anche sbagliare. Come il lavoro del medico a cui tocca il compito di curare e di salvare le vite umane, mettendo nel conto che anche lui può errare o altro lavoro delicato e impegnativo che richieda una responsabilità ben precisa.

Chi può scagliare la prima pietra? Nessuno! Molto tempo fa, uno scrittore di mia conoscenza scriveva: “io giudico il giudizio”. Doveva essere un bravo uomo, un buon cristiano o semplicemente una persona di buon senso che affermava qualcosa di ragionevole e di ponderato?

E dico lo stesso: “io giudico il giudizio”. D’altronde, lo possiamo osservare nei pettegolezzi di paese che non sono giudizi attendibili e che sono spesso falsati da invidie e da rivalità soggettive e collettive.

Chi ha umanamente sbagliato non è da biasimare, è da biasimare chi giudica il prossimo! Cosa è il Vangelo che lo afferma e lo fa diventare un sacro comandamento? Lo dicono le leggi e l’etica della prudenza che non bisogna giudicare gli altri con sbrigativa facilità.

Da laico esprimo i miei dubbi su fatti e persone, anche se inevitabilmente ho una mia opinione che può essere fallace e passibile di smentita. Non sempre ciò che vediamo e ciò che ascoltiamo corrisponde alla verità concreta e reale.

Non sempre la percezione ingannevole è da prendere sul serio e va quindi falsificata. I processi dei tribunali non si fanno nei salotti televisivi, né sui social, né nelle piazze o nei salotti vocati allo sproloquio per passa tempo e malfermo nervosismo esistenziale.

Tonino Calà

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