E Grazia sia ….

Tonino Cala
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Date voce alla vostra anima, con la voce l’anima è meno sola!

Nella notte oscura non tutte le vacche sono nere né sono le stesse!

“Cara Grazia, ho notato oggi una certa sua freddezza nei miei confronti… Solitamente scherza con il suo ex professore. Forse era una mia errata impressione. Spero di non averle causato alcun fastidio e spero che Lei stia bene!

In questo mondo, ci è rimasta solamente l’umanità.

Sarà che sto invecchiando e che la mia sensibilità umana si sarà acuita. Le auguro buone vacanze a Lei e alla sua bellissima famiglia! Con sincero affetto Tonino.”

Spesso, ascoltando i fatti della cronaca in Tv, veniamo a sapere che un giovane uomo o una giovane donna si sono tolti la vita! Poi ascoltiamo la notizia di un ragazzo o di una ragazza, di un anziano o di un’anziana che si sono tolte la vita.

In tanti modi gli esseri umani si tolgono la vita, anche con un’overdose di droga o bevendo alcolici o correndo con le loro auto. Molti, togliendosi la vita fuggono dalla vita stessa per mancanza di coraggio, perché hanno paura della vita e si nascondono, scappano dalle loro responsabilità soggettive.

In realtà, sono uomini e donne che non si vogliono bene, che non si amano, che non provano amore per la vita e per gli altri! È un argomento molto complesso e delicato. Noi abbiamo una grande comprensione per coloro che non ce la fanno. A me piacciono le pagine che il poeta Hermann Hesse ha dedicato alle personalità suicide, perché lui stesso tentò di togliersi la vita. Pagine d’amore e di grande comprensione per la sensibilità degli esseri umani fragili!

Addirittura, Hesse provava più empatia e comprensione affettiva per un suicida che non per uno che venisse considerato “normale”, genia non estinzione, anzi molto diffusa, tra gli uomini, la patologica normalità.

Ho visto morire diverse persone che si sono tolte la vita. Esseri umani che meritano tutto il nostro rispetto! Più di quelli che si ritengono normali.

Se manca l’amore dentro di sé e si è asciutti come il letto di un fiume essiccato, l’acqua della vita non scorre più e si muore, ancora prima di morire, per sempre.  Dio può avere voluto tutto questo? Ha messo al mondo i suoi figli, donne e uomini, per farli soffrire e per farli morire? Il Dio vivente che ama la vita e non la morte?

Il Dio del perdono e dell’ama il prossimo tuo e non il Dio della vendetta, non il Dio che causa le guerre e le distruzioni? Non esistono due Dio: o ama e perdona o si vendica e uccide! Se esiste il Dio della vita può solamente amare!

Quando il dolore è creativo la vita respira e si espande, prendendo tutte le forme e tutti i colori della vita. La vera vita è larga, è elastica, è aperta alla vita stessa!

Non trovo nulla di sbagliato nella preghiera se la preghiera è un atto d’amore, un atto sincero di fede, un gesto profondo che ci fa essere umani, imperfetti peccatori che sanno di errare e di fallire, a Dio piacendo o nella sfortunata casualità del destino.

Non si sa da chi fosse stato stabilito il corso degli eventi.

Donne e uomini attraversati da quella grazia divina che fa risplendere le ferite della loro grande sofferenza, e che possono donare, con semplici gesti poetici, narrazioni autobiografiche e opere d’arte, a tutta l’umanità!

Solamente l’uomo può salvare sé stesso se si ama e sa perdonare! “Non possiamo non dirci cristiani” (Benedetto Croce, filosofo non credente). Nel perdonare troviamo la comune radice umana e cristiana, laica e spirituale. Tale discorso lo troviamo nei Vangeli e nelle grandi opere d’arte dei poeti e dei romanzieri. E indubbiamente lo troviamo nella Psicoanalisi.

Sono laico e non riconosco il “sacrificio” di Giobbe. Dio ama e non può richiedere alcun sacrificio. Riconosco il fatto che siamo tutti peccatori e che, in quanto tali, chiediamo perdono e scusa all’altro perché sbagliamo.

Le religioni hanno avuto una grande fortuna tra gli uomini perché parlano di amore, grazia, perdono, misericordia, fratellanza, sapendo che l’uomo sbaglia ed è fallimentare. I sentimenti sono umani e si riflettono in Dio!

Come dicevano i Greci e i Romani siamo tutti errantes, uomini e donne che errano nel viaggio della vita. L’uomo sano (donna o uomo non importa) sa perdonare sé stesso e gli altri perché inevitabilmente noi tutti sbagliamo, costitutivamente imperfetti e limitati sin dalla nascita.

Tonino Calà

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