Per una speranza concreta

Tonino Cala
Tonino Cala 69 Views
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Normalmente, bisogna pensare alla propria casa e non alla casa degli altri. I fatti propri non sono i fatti degli altri e i fatti nostri, trasmissione televisiva di Michele Guardì che non amavo.

La gente vive male perché si occupa negativamente del prossimo e non si coltiva (la cultura personale prima di tutto). Perché c’è il bisogno di farsi i fatti degli altri? Frustrazioni e insoddisfazioni personali e collettive. Chi vive bene con sé stesso non si occupa dei fatti altrui.

Nei paesi è così, anche nei piccoli quartieri delle città. La serie è sempre la stessa: “parliamo di noi; anzi no, sparliamo di noi!”.

Chi lavora non ha tempo da perdere. Sembrerebbe che parlare fa bene perché ci si racconta ciò che si sente, ciò che fa stare bene e ciò che fa stare male. Nella narrazione di ciascuno di noi c’è il bene e c’è il male. Nessuno escluso.

Anche i silenziosi parlano dentro di sé. Noi siamo prigionieri del linguaggio, noi siamo parlati, noi siamo abitati da una lingua sconosciuta! Spesso è “u malu diri”, il dire male degli altri. Altre volte, si tratta di pensieri positivi e vitali.

Ho trascorso decenni a osservare e ad ascoltare gli altri! Non vale per tutti, per la verità. Quelli che lavorano non hanno tempo di perdersi in vaniloqui.

In fondo, si tratta di un gioco sociale, un dirsi e un contraddirsi canzonatorio e ironico! Ricordo una poesia sarcastica del grande poeta parigino Jacques Prévert: “Per ridere in società”, forse era il titolo. I poeti sanno e hanno la capacità intuitiva di cogliere il male di vivere e lo raccontano senza filtri acritici.

Oggi, in Tv e sui social, assistiamo allo scempio della comunicazione. L’ambiguità è molto diffusa perché la natura umana è contradditoria. Spesso l’equivoco linguistico mette in opera l’ambivalenza delle relazioni umane.

Lo studio della linguistica e l’accurata scienza psicologica di Jacques Lacan hanno fatto emergere la realtà complessa dell’umano, la sua insoddisfazione, il suo dire male. Poi ci sono gli ottimisti di professione. Ma le violenze quotidiane e le guerre tra i popoli se ne fregano degli ottimisti.

L’uomo ha bisogno di credere in qualcosa …. in qualcuno …. in nessuno!

Nonostante il male, tante persone lavorano e lottano per migliorare le condizioni di vita economiche e sociali dell’intera umanità. Noi ci affidiamo a quelle donne e a quegli uomini che sanno costruire, che desiderano costruire.

Si prega Dio e i santi per sfuggire alla disperazione del male. Ma come si dice: “aiutati che Dio ti aiuta”. Il male e il bene dipendono da noi, vengono causati dalla nostra responsabilità individuale e collettiva.

Il cambiamento climatico non è opera del demonio, non è stato generato da misteriosi complottisti di cui non sappiamo! Ad Auschwitz Dio non poteva esserci, deludendo papa Giovanni Paolo II e il suo successore papa Benedetto XVI, perché sono gli uomini che compiono il male.

Lasciate stare Dio e non chiamatelo in causa sempre, anche a ragion non veduta, nel bene e nel male. Pensate alle vostre responsabilità personali e non perdetevi in chiacchiere futili! Dio può solamente amare e non si vendica.

Il vittimismo non fa per noi. Vittima è colui che si sente tale per la paura di affrontare i problemi personali e sociali. Siate maturi, cari consimili e amati confratelli. Usiamo con intelligenza le parole della concreta speranza.

Il tempo sarà anche galantuomo ma scorre inesorabilmente e la fine dei tempi potrebbe anche essere vicina! Il nostro è un sano realismo che viene da lontano.

Tonino Calà

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