Il 9 maggio del 1978 – Appunti brevi

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di Donatella Giunta

Ci sono date che rimangono scolpite nella storia di una Nazione. E vengono celebrate, connotate dal carattere di Festività nazionale ovvero ricordate mediante le sempre più frequenti normate intitolazioni di giornate dedicate. Oggi è una di queste: il Giorno della Memoria istituito con Legge n. 56 del 4 maggio 2007 al fine di ricordare tutte le vittime del terrorismo, interno e internazionale, e delle stragi di tale matrice.

Il rischio, tuttavia, che si corre nel generico rinvio ad una “categoria” di persone, fatti ed eventi è quello di spersonalizzare e di rendere evanescenti le circostanze dei singoli accadimenti o di pagine fondamentali della storia, indebolendone il ricordo e la forza incisiva che dovrebbero mantenere. Esempio ne è la data di oggi, a cui è dedicato uno smilzo servizio televisivo e che, cadendo di sabato, ha debole eco se non nelle puntuali iniziative scolastiche.

Poca o nulla nell’ambito degli eventi culturali o istituzionali, soprattutto nei contesti locali. Non ci si fa
neppure più caso.

Viceversa, il 9 maggio 1978 è una data particolarmente significativa che incrocia i destini di Aldo Moro, di cui fu ritrovato il corpo senza vita dopo i cinquantacinque giorni di sequestro e prigionia preceduti dalla strage effettuata per mano delle Brigate Rosse in cui persero la vita i cinque uomini della sua scorta (Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Giulio Rivera, Francesco Zizzi, Raffaele Iozzino) e di Peppino Impastato, ucciso per mano mafiosa, simbolo della bella politica e della “meglio gioventù” di quei freddi e roventi anni di piombo.

Un piombo incrociato su corpi ancora insepolti, come li definisce il progetto teatrale e culturale a cura di Fabrizio Gifuni realizzato da Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale e Cineteca di Bologna, accostando Moro e Pasolini. Storie che ancora oggi inquietano e continuano a scuotere le coscienze. Corpi ritrovati, a differenza dei desaparecidos, ma avvolti da sudari di interrogativi e di ombre e di cui si parla sempre meno ovvero sempre più restando in superficie, evitando le immersioni in gallerie parzialmente esplorate, senza andare in fondo, ammesso che ci sia un fondo a cui accedere escludendo un potenziale grisù.

Storie differenti; eppure, legate da un comune sentore di una ricerca di politica valoriale che, da scenari istituzionali e alte segreterie nel cuore di Roma e nei lindi corridoi vaticani a stanze alla meglio arredate da piccoli gruppi di giovani di formazioni extraparlamentari, tra slogan e canzoni dei più impegnati cantautori, attraversavano insieme, forse inconsapevolmente, alcune delle pagine più dolorose e incerte della storia repubblicana.

Così a Aldo Moro e a Peppino Impastato dedichiamo, oggi, almeno un pensiero.

Sì, ma non così.

Era sera, Peppi’?
Sì, era sera, una sera di maggio,
quando, si sa, ci vuole ancora più coraggio a farsi
ammazzare per aver creduto a quel modo di
vivere e amare. Che modo bizzarro.
Ma era sera, Peppi’?
E tu lo sapevi, la mafia uccide e non perdona… Ma no,
non così con la notte che tuona,
con quel boato, i pugni, i sassi
e tu, invece, ridevi dei Tori seduti, del loro sorriso
lento affacciato al balcone.
Tu lo sapevi…ma cosa hai pensato?
Non hai fatto in tempo a sapere di Moro ammazzato?
Riverso nel cofano stretto di un’auto in sosta,
chissà se gli hanno sparato mentre tu esplodevi su una rotaia
e loro, loro cosa hanno detto? E tu, cosa hai risposto?
Hai gridato, hai pianto davanti a quel masso?
Cosa provavi mentre dicevi “quelli non sono pazzi, coraggio, avanti e dai… si continua ragazzi!”?
Un po’ di musica e una risata molto amara,
la tua ironia, irriverente, satira chiara, divertente,
poesia arrabbiata;
e ti hanno zittito, così di sera
ti sei trovato in un casolare che era già buio ed era una gabbia.
Sì, ma non così.
Non solo. Non basta, come in un piano inclinato
ti fanno scivolare silente in una grande menzogna
e farti morire da terrorista.
Moro ammazzato, momento perfetto.
Io non ricordo…squillò il telefono, rispondo:
“hanno ucciso Peppino Impastato…” mi dicono
e la notizia fa un buco alla pancia
e il giro del mondo.

E io non posso andare, non so cosa fare.
Non so neanche come riuscisse a continuare e a lottare e ad amare…
Era sera, Peppi’?
Ma certo. Era notte.
Tua madre, forse, dormiva.
O forse tremava
in quella notte di notte.
Ed è già notte e la radio ormai è spenta,
La musica tace, c’è solo la luna.
Ma ora sembra calare ancora più lenta.
Sì, ma non così.


Donatella Giunta

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