“Il sacerdote è il tesoro di Dio, tesoro di grazia”: il Vescovo Mario al 25° di sacerdozio di padre Alessandro Rovello e padre Salvatore Randazzo

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Uno spazio all’aperto nel cuore della città di cemento armato, per accogliere la solenne concelebrazione in occasione del 25° anniversario di sacerdozio di padre Alessandro Rovello e padre Salvatore Randazzo: il cortile della parrocchia San Biagio, gremito di centinaia di sedie e centinaia di persone in piedi sotto i portici, ha offerto un’esperienza di socialità spirituale diversa, autenticamente relazionale, accogliendo insieme quasi tutto il clero diocesano, il Vescovo Mario e il Vescovo emerito mons. Migliore, con le istituzioni di Caltanissetta e Serradifalco, Sindaci e assessori, familiari ed amici dei due sacerdoti. Una assemblea orizzontale, attenta e partecipe, esempio autentico di quel soggetto collettivo che il Concilio Vaticano II ha definito “il popolo di Dio“, anima della Chiesa nella realtà della storia, che si è ritrovato ad abbracciare i due sacerdoti.

Sono stati tra i primi sacerdoti nisseni del terzo Millennio, come ha ricordato il Vescovo Mario all’inizio della celebrazione, ordinati il 1° luglio del 2001 da mons. Alfredo Maria Garsia, e in questi 25 anni hanno percorso tante strade con le diverse comunità che hanno guidato, a Caltanissetta e nei paesi del Vallone.

Oggi padre Salvatore Randazzo vive il suo ministero a Serradifalco, dove celebrerà sabato alle 19 la sua Messa di ringraziamento, e dove guida l’associazione di volontariato “Don Pino Puglisi Onlus” che tanto si spende per le necessità dei più fragili nel territorio.

Padre Alessandro Rovello è parroco di San Biagio, dirige l’Ufficio diocesano Cultura, Scuola e Università, insegna Teologia Morale nell’Istituto Teologico “Mons. Guttadauro”, è giudice del Tribunale Ecclesiastico diocesano e Segretario nazionale dell’ATISM, l’Associazione Italiana dei Teologi Moralisti. Autore di numerose pubblicazioni, promuove instancabilmente attività di formazione e cicli di incontri culturali, ponendosi come intellettuale di riferimento del mondo cattolico, in dialogo aperto con la società civile, il laicato e il mondo del lavoro e delle professioni.

Il sacerdote è come un tesoro custodito in un vaso d’argilla – ha esordito il Vescovo Mario nella sua omelia – plasmato dal vasaio (lo Spirito Santo), un vaso che può avere anche delle crepe, ma sempre il sacerdote è questo tesoro di Dio, questo tesoro di grazia in mezzo a noi“. Una omelia molto profonda, tutta dedicata al sacerdozio, alla sua sacralità intangibile pur nella profonda umanità dei soggetti chiamati e scelti dal Signore in mezzo agli uomini, al loro potere di rappresentare il Signore fino a diventare “alter Christus” operante nella storia.

“Noi dobbiamo guardare al sacerdote non come a un essere sovraumano, non come a una specie di Superman, ma come un uomo fra gli uomini. Ma è intangibile, perchè il sacerdote deve custodire il suo spazio di libertà: non è possesso di nessuno. Il sacerdote deve mantenere la sua libertà, perchè nella libertà ha l’autonomia e la dignità di esprimere la paternità di Dio verso tutti i figli di Dio, amandoli tutti allo stesso modo, ma ciascuno secondo quello di cui ha bisogno. E non si lascia possedere perchè è proprietà riservata di Dio.”

Padre Alessandro e padre Salvatore hanno vissuto con fedeltà il loro Sì al Signore, hanno servito con entusiasmo, gioia, passione e tanta dedizione, il popolo di Dio – ha concluso il Vescovo Mario – hanno vissuto e continueranno a vivere dandosi al Signore, per dare Dio, per dire Dio con la loro vita. Abbiamo bisogno di sacerdoti innamorati di Dio, del loro sacerdozio, appassionati della Chiesa, capaci di seminare la gioia, di seminare il senso della vita, della comunione, della fraternità in questo mondo così lacerato e smarrito”.

Il profilo ideale di sacerdote tratteggiato nell’omelia del Vescovo si rispecchia perfettamente nella testimonianza dei due sacerdoti festeggiati, a nome dei quali, al termine della celebrazione, ha parlato padre Alessandro Rovello con espressioni di intensa commozione, coniugando la gioia della fede e del ministero con la responsabilità acutissima che esso comporta, fino a caricare “le croci” sulle spalle dei sacerdoti, croci che vanno riconvertite in condivisione, in disponibilità, in solidarietà e cura nei confronti di tutti, in capacità di contagiare la gioia e sostenere la speranza.

Oggi i sacerdoti rappresentano ancora, nella loro migliore espressione, gli intellettuali del popolo, portatori di valori profondi, testimoni di un pensiero forte, solidale, radicale nella sua fedeltà al Vangelo. In una società disgregata e sempre più povera di riferimenti capaci di costruire e tenere insieme le comunità e i legami sociali, i sacerdoti possono essere ancora quel “tesoro di grazia” di cui il Vescovo Mario ha parlato nella sua omelia.

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