Io e lei

Tonino Cala
Tonino Cala 34 Views
5 Min Leggere

“Una volta un mio conoscente mi disse: “Amo la campagna. Vado in campagna a coltivare gli ortaggi. Non soffro la solitudine”.

Poi mi cerca mia moglie che mi chiede sempre: “Questa sera andiamo a farci la passeggiata in via Palermo? Mi piace incontrare gli amici!”.

Ed io con tono ironico: “Quali amici? Semplici conoscenti! Dove sono andati a finire gli amici?”.

E lei che fa la maestra: “Ma no, non è come dici tu, è sempre bello incontrare le persone, anche se sono dei semplici conoscenti!”.

E per finirla, io le dico: “Cara moglie, io e te siamo l’intero mondo, quando incontro te abbraccio il mondo intero. Mi basti tu per vivere le relazioni sociali. Noi Due, già siamo troppi!”.

Il caro conoscente è un affermato professionista che nella sua vita ha lavorato tantissimo e che ha incontrato una moltitudine di persone. Era così socievole che si era stancato della socialità. Preferiva vivere, ad una certa età, una vita più appartata! La campagna gli ricordava la sua infanzia, i suoi giochi in libertà, il suo sentirsi libero tra gli spazi senza barriere della natura.

Respirare l’aria buona, vivere nel continuo movimento fisico e coltivare gli ortaggi per la famiglia, gli sembravano attività sane per il corpo e per l’anima. Alla sua veneranda età non amava frequentare i circoli, si stancava facilmente delle chiacchiere della gente da ascoltare senza che avesse il desiderio di replicare. Non aveva nulla da dire.

Come suo nonno: pensava all’alba del giorno, al cinguettio degli uccelli, al sole che sorgeva e riscaldava la terra, una terra da zappare e da coltivare.

Per tanto tempo aveva fatto politica. Adesso, come Cincinnato, aveva deciso di ritirarsi a vita privata, senza cercare più vantaggi personali, né fama né vetuste glorie diventate impossibili. Tra i campi era la sua nuova vita.

I suoi veri amici erano diventati i libri da leggere. Erano tantissimi i libri che aveva comprato e che desiderava leggere. Aveva a casa un mare di libri.

Li avrebbe letti? Forse. Amava più il letto per dormire e per sognare che non i libri letti o da leggere!

E se in passato aveva curato le relazioni sociali per suo spontaneo interesse, preso tra le ragioni professionali e la curiosità umana, il presente aveva un’altra veste: qualcosa di riservato ed esclusivo per sé e per sua moglie.

Ricordava ancora quando aspettava l’estate per andare al mare. Amava il mare, il caldo umido, le spiagge assolate, i corpi abbronzati, le urla sguaiate dei ragazzi che giocavano, le serate estive con gli amici, i concerti delle star del rock, un vissuto spensierato tra musiche da palco e serate danzanti.

E chi l’avrebbe detto? Lui che era così socievole, spinto dalla voglia di conoscere, aperto come un mare aperto, non più tardi di qualche anno fa, che all’improvviso fosse scomparso, diventato silenzioso, senza più nulla da dire!?

Dal mare alla montagna. Non era poi così vero. Se il mare era aperto, la montagna era tutta da scalare e il cielo davanti a sé si spalancava come un abisso azzurro infinito. Era un mare diverso composto da nuvole e ampi spazi di azzurrino. Con quei tramonti infuocati d’estate, dietro la montagna di Cammarata, che incontravano le prime stelle luminose della notte incombente.

Era il suo spazio infinito la campagna, il passaggio dal giorno alla notte, tra fuochi diurni e frescure notturne. Il cambio perenne dal giorno alla notte, nell’assenza di una pur minima fatica. Era questo il suo vero desiderio, prima di tuffarsi nella lotta quotidiana per la vita, attraversato da problemi personali e riposi improvvisi, tra gioie e dolori, speranze e delusioni.

E non è forse questa la sua vera vita: un continuo dormire e risvegliarsi per potere ancora dire con libero respiro: sono qui, sono vivo!

Tonino Calà

TAGGED:
Condividi Questo Articolo