Ausilia Bellomo, poeta e docente nissena, è stata insignita del titolo di Alfiere della Poesia dalla Fondazione Mario Luzi, e iscritta all’Albo Nazionale della Enciclopedia di Poesia Italiana Contemporanea, con la motivazione che “Con la propria opera ha illustrato l’Italia per alti meriti in campo letterario“.
Tre sue poesie sono state inserite nell’Antologia di Poesia Contemporanea, che raccoglie le opere di 58 autori italiani, che la Fondazione Mario Luzi pubblica annualmente e raccoglie testi rigorosamente inediti in versione originale, non sottoposti ad editazione.
“La finalità è quella di rappresentare la poesia reale – dichiara la prof. Bellomo – la parola poetica che parla una lingua discosta da quella convenzionale, glorificata da successi. La scelta degli inediti offre occasioni di maggiore bellezza e di raccoglimento, ponendosi in una dimensione più umana e ci spinge a ricercare nuove rotte e ritrovare la strada che ci condurrà ad una nuova poetica”.
Le tre poesie scelte per Ausilia bellomo sono state selezionate tra quelle di centinaia e centinaia di autori: “Effimero è il dolore”, “Il tuo sorriso” e “Bellezza e verità”.
“Questo riconoscimento – sottolinea la prof. Bellomo – mi riempie di soddisfazione e mi inorgoglisce soprattutto perché proviene dal comitato di valutazione di questa importante Fondazione. Ciò mi proietta in una dimensione che aspira all’eternità. Le mie poesie nascono da una forte esigenza di risignificazione, di rinascita, e la Fondazione Mario Luzi è senz’altro il massimo livello che esprime sul piano nazionale il valore della poesia contemporanea”.
Della poetica di Ausilia Bellomo il critico Roberto Pasanisi ha scritto: “E’ una sorta di neoclassicismo metafisico la poetica che l’autrice mette in campo, piano e risonante come un antico endecasillabo, lavorato con la pazienza oraziana del labor limae“.
Una delle tre poesie prescelte dalla Fondazione Mario Luzi per la pubblicazione
IL TUO SORRISO
Io, pietra scartata, al tuo insperato, soave sorriso,
risorgo pietra angolare, a congiungere i nostri muri.
Lunghe, aride primavere ho superato scorgendo la tua
figura scolpita nella roccaforte della memoria, ed ora
subitanea emergi, lontana, e l’animo mio dolente cheti,
come tromba di piombo sulle onde la bonaccia seda.
Non mi chedo, nè ti chiedo, benchè desideri che
il muto cielo, sincero, mi risponda, quante volte hai
vagato per le oscure strade a te ignote, respirato l’aria
quieta del mattino, curvato fino a terra le tue ginocchia.
E se un giorno tu, come rondine in autunno, leggera
ti librassi verso più limpidi e quieti cieli, io, pietra scartata,
sosterei tra i vetusti triliti di mediterranei aerei templi,
e paziente attenderei il tuo insperato, pensato sorriso.
Oh, Leuconoe, oscuri vaticini non supplicar alle stelle, chè
tanta strada, tanta ancora copriremo, questo posso dirti.



