Al posto del Parco Dubini, aperto al pubblico e luogo di benessere per i nisseni, l’ASP ha annunciato perentoriamente che in quel sito si istituirà una REMS, ristrutturando l’edificio con un finanziamento di 6 milioni di euro, a quanto pare già acquisito.
Ma che cos’è una REMS? Questa nemica del benessere dei nisseni che rischia di chiudere definitivamente una pagina di salute e di impegno civile dei cittadini, che da mesi si stanno battendo perché il Parco Dubini venga restituito alla fruizione di tutti.
Fino al 1975 si chiamavano “manicomi criminali”, luoghi di detenzione per i condannati per reati penali che manifestassero infermità psichica e “socialmente pericolosi”. Li aveva teorizzati nell’800 Cesare Lombroso, istituiti dallo Stato con una legge del 1904 e poi il Codice Rocco, durante il fascismo, introducendo la distinzione tra “pene e misure di sicurezza” ne manteneva la struttura detentiva iscritta nello schema manicomiale.
Spesso era stato anche una “via di fuga” per detenuti eccellenti che riuscivano ad ottenere il riconoscimento dell’infermità mentale, e che avevano la possibilità di mantenere all’interno un trattamento privilegiato, come accadde anche a diversi boss mafiosi.
Con la legge n.81 del 2014 il legislatore ha sancito la definitiva chiusura agli OPG, ospedali psichiatrici giudiziari (così come nel tempo erano stati rinominati), sopprimendo l’ultimo e inaccettabile residuo dell’istituzione manicomiale che non offriva cura né riabilitazione al paziente psichiatrico.
Sulla legittimità degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari si era espressa più volte la Corte Costituzionale, dichiarandone la parziale illegittimità. Il D.P.C.M. del 1º aprile 2008 ha sancito il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro, delle attrezzature, arredi e beni strumentali relativi alla sanità penitenziaria, compresi gli ospedali psichiatrici giudiziari, dal 2012 sostituiti dalle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, le R.E.M.S.
Oggi esistono 32 R.E.M.S in Italia (due in Sicilia) e il Governo chiede ancora di incrementare i posti di internamento, prevedendo una capienza media di 20 persone per ogni struttura.
Quindi a Caltanissetta, secondo una decisione regionale dell’Assessorato alla Salute, l’area del Dubini, edificio e parco compresi, dovrebbe ospitare oggi questo tipo di struttura detentiva, in un’area urbanizzata, che ospita uffici sanitari aperti al pubblico quotidianamente, su una strada statale di intensa percorrenza tra Caltanissetta e San Cataldo, un segno di cupa prigionia che per ovvie ragioni diventerebbe inaccessibile, cancellando per i cittadini nisseni l’esperienza positiva e salutare degli ultimi anni, con la possibilità di respirare, ossigenarsi e incontrarsi nei viali del Parco Dubini.
Caltanissetta sempre più “Città-prigione”: oltre al Carcere Malaspina e all’Istituto Penale Minorile, il centro CARA di Pian del Lago, dove sono detenuti centinaia di migranti in condizioni spesso sconosciute e discutibili, quando non disumane, ora anche il “manicomio criminale” ovvero R.E.M.S.
A questa funzione le istituzioni regionali sembrano avere destinato la nostra Città, per il resto dimenticata dalle politiche di sviluppo, sempre più “lontana e sola” come l’aveva definita già nel secolo scorso il poeta Giorgio Caproni.
Con quale metodo è stata presa questa decisione? I parlamentari regionali del territorio la condividono? Quali istituzioni locali sono state consultate? Il Sindaco, autorità sanitaria sul territorio, è stato mai investito di questa nuova destinazione da dare all’area preziosa del Dubini? Il Comune di Caltanissetta intende opporsi a questa ubicazione, apponendo vincoli urbanistici restrittivi, che orientino l’uso dell’area a funzioni incompatibili con la detenzione psichiatrica?
La battaglia non è ancora perduta, ma non bisogna perdere tempo con il minuetto istituzionale dello scarica-barile, di cui i nostri esponenti hanno finora dimostrato di essere maestri.
foto di Leandro Janni

