Le (nuove) inchieste del Commissario Filippo Falconara. A Calatorre

Lillo Ariosto
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Quattordicesima puntata

“Quarto di finale”

Gli U2, lo shampo, la benzina e la finta telefonata.

Le note di “Until the End of the World” degli U2, colonna sonora dell’omonimo film di Wim Wenders che da oltre tre decenni aveva anticipato l’era degli smart phone iniziarono a diffondersi nella camera dove Falconara era solito dormire. La radiosveglia, impostata la sera prima, aveva fatto il suo dovere anche se la programmazione risaliva all’ingresso dell’ora legale nell’oramai distante primo week end di primavera. Falconara la accolse senza imprecazioni, maledizioni e bestemmie di ogni tipo che al tempo si erano invece sparse per la città in quel lontano mattino domenicale. La voce del mitico “Bono”, frontman del gruppo, lo aveva caricato. Falconara era oramai consapevole che la soluzione del caso delle “Vampe al Sette Vite” era prossima. Non aveva però fatto i conti con una inaspettata circostanza che da lì a poco si sarebbe verificata.

Dopo la doverosa visita post-notturna nel bagno in camera, mise su la moka preventivamente imbottita con la sua personale miscela “black taste”. Si accomodò sul divano svedese dai fiori azzurro chiari e sintonizzò lo Smart TV fresco di (auto)regalo per il suo genetliaco sul TG24. Le solite notizie di vecchie guerre endemiche, addizionate con quelle più recenti inventate dall’inimmaginabile “Potente della Terra”, frizzi e lazzi di politichetta messi in campo da maggioranza eternamente contingente e minoranza momentaneamente perenne. Cronache spicciole e pubblicità sui talk show della rete spacciate per notizie di attualità. Tutto come al solito.

Il profumo del caffè attaccò le sue narici. Come un gatto che segue gli odori piacevoli si orientò quasi a occhi chiusi verso l’aroma che sgorgava dalla moka “atturrata”. Era in procinto di versare nella tazzina dai bordi larghi come le labbra al botulino della divetta poco prima abbandonata nello schermo televisivo quando un colpo di campanello alla porta lo picchiò in pieno timpano. Si rifiutò di “santiare” nel mattino festivo e si avviò verso la porta d’ingresso. Lo schermo del videocitofono, da qualche tempo installato, incorniciava una faccia a lui nota.  Continuò a imporsi di rimanere calmo e aprì, stampandosi un vero falso sorriso di circostanza.

– Buongiorno signora Lo Celso, come sta? Che bella sorpresa. Si accomodi che ci prendiamo una bella tazza di caffè. L’ho fatto adesso, adesso.

Con questo incipit Falconara pensava di avere disinnescato il piglio quasi sempre scorbutico della vedova dirimpettaia. Aveva come al solito fallito su tutta la linea. La Lo Celso non faceva sconti.

– Beato lei Commissario.

Che fa fare non avere pensieri.  Beato lei che non ne ha.

Ma quale caffè!? Io mi devo calmare e lei mi vuole offrire il caffè.

E’ tutta la notte che non dormo pensando alla mia parrucchiera.

Falconara con la vedova Lo Celso non aveva proprio fortuna. Più cercava di essere conciliante e gentile, più la anziana si mostrava arrogante e ostile.

– Che succede signora Lo Celso? Come posso aiutarla?

– Che succede? Mi chiede che succede?

Io ieri, sabato pomeriggio, non mi sono potuta fare neanche la messa in piega e lui mi chiede che succede? Se mi può aiutare, mi dice pure.

E che è? Ora cheffà  il parrucchiere?

Cheffà mi vuole fare la permanente?

O mi fa solo lo shampo?

La vedova Lo Celso pareva davvero fuori dalla grazia di Dio. Era entrata come una furia e si era andata a sedere sulla sedia vicino al tavolo del soggiorno. Con una mano poggiata sul piano, completa di avanbraccio bianchissimo e rugoso come una pallida coscia di pollo da supermercato, continuava a dimenarsi sulla sedia. Falconara come se nulla fosse continuò con tono gentile, quasi suadente.

– Signora mi dispiace ma forse la sua parrucchiera avrà avuto un contrattempo. Sicuramente avrà avuto un buon motivo per non aprire il negozio.

– Ma quale negozio e negozio?!

La mia parrucchiera mi viene a casa. Ogni sabato alle tre del pomeriggio. Precise, precise. Perché dopo io devo uscire e voglio essere in ordine. Non è che perché sono vedova non mi devo curare addosso?

Con “addosso” intendeva “il proprio aspetto”.

Poi continuò con il suo solito “stile ruvido”.

– Guardi che ancora io ci tengo. Non si sa mai. Metta che incontro un pensionato sissantino, ancora con la camola per le belle donne… Cheffà mi arritiro?

– Non intendevo questo cara signora. Mi spiace. Non volevo.

Lei è ancora una donna piacente.

Pensava di avere regalato un complimento innocente. Sbaglio c’era.

A riscontro dell’apprezzamento la vedova Lo Celso gli sparò un saettante…

– Ah! Me l’ero scordato. Lei è uno che non ci “abbasta” mai.

Falconara dribblò meglio di un top player da Premier League inglese l’espressione della vedova e cercò di venire a capo della questione.

-Signora – allora – mi dica. Cosa è successo?

La vedova adesso sembrava più serena.

– E’ successo che quando ho visto che la mia parrucchiera ritardava, che si stavano facendo quasi le quattro, l’ho chiamata al telefono. Prima non mi arrispose. Ma io ho continuato a chiamarla sino a quando mi ha arrisposto.

Falconara ebbe un attimo di amaro compiacimento, pensando che non era solo lui “attassato” dalla vedova ma che c’erano anche altri a dovere soffrire della invadenza della Lo Celso che imperterrita continuò.

– Quando le ho chiesto perché ancora non veniva a farmi i capelli mi disse che non poteva venire perché doveva fare i capelli all’amica di sua cugina che fa la escort professionista, che poi la doveva andare ad accompagnare sul posto di lavoro. E quindi che non poteva venire proprio.

Che poi io manco so che cosa è una escort… e pure professionista.

A Falconara gli si accesero tutti sensori di sbirro e stranamente si sentì contento della incursione della Lo Celso.

– Signora una escort è una specie di rappresentante di commercio. Una come quelle che vendono creme o cosmetici e le fanno vedere, le espongono, casa per casa. Solo che la escort fa vedere quello che vende sul proprio posto di lavoro. All’aperto.

La vedova di rimando.

– Che ha una bancarella?

Falconara, come se nulla fosse.

– Non proprio. L’escort si sceglie un posto sulla strada e fa vedere quello che vende.

La vedova con sguardo interrogativo.

– Che cosa? Le creme?

Falconara tentò di rispondere evasivamente.

– Le creme forse… se le mette addosso. Ma vende altre cose.

– E lei se le è mai comprate queste cose che vende?

Ancora la vedova.

Falconara un pò impacciato.

– No signora. Io di queste cose non ne compro. Non ne ho bisogno. Per queste cose, a me, ci pensa la dottoressa Maria Stella.

Naturalmente Falconara non si soffermò su quale merce la escort esibisse e proponesse e su cosa Maria Stella provvedesse per lui.

– Allora capisco, perché mi ha detto che la doveva accompagnare, o meglio ripensandoci che doveva accompagnare la amica di questa escort, ma che prima doveva passare dal benzinaio.

La vedova si fermò. Parse meditare qualcosa.

Poi come se facesse una confidenza.

– Anche se a me questa cosa dell’amica della escort, mi pare una fesseria.

Per me non c’era una amica e se proprio lo vuole sapere questa mia parrucchiera era per vero solo con una cugina, ma siccome – tutti lo sanno – che sua cugina, senza offesa per nessuno, fa la buttana sul vialone vicino la stazione, non me lo voleva fare sapere. Mi disse pure che questa sua cugina doveva passare dalla merceria del signor Girolamo Cottone che doveva comprare una candela o comunque qualcosa che dove tenere acceso il fuoco. Che poi che se ne devono fare del fuoco? Boh!

Così dicendo la vedova rivelava due cose che al Commissario interessarono e molto. La prima che era conoscenza vera e seria dell’attività che la cugina della parrucchiera conduceva e soprattutto che c’era qualcosa di misterioso nella causa che aveva impedito a Franca Ferro, la parrucchiera, di andare quel sabato pomeriggio dalla vedova per curarne la acconciatura.

Falconara stava incasellando un’altra tessera (o forse più di una) necessaria alla soluzione del caso del “Sette Vite”.

Ma questo la vedova Lo Celso non lo poteva sapere.

Falconara mentre versava un pò di caffè in una tazza da offrire alla dirimpettaia delusa dalla mancata visita della sua parrucchiera, chiese con finta distrazione.

– Mi diceva signora Lo Celso?

Ah! Si. Mi diceva del benzinaio. Quale benzinaio?

La vedova, adesso chissà come, tranquilla e conciliante, prendendo quasi senza accorgersene la tazza di caffè offertale dal Commissario, rispose senza alcuna riserva.

– Si. Così mi ha detto. Doveva accompagnare questa amica della escort, che per me – come le dicevo – era tutta una finta…

Insomma per me Commissario non c’era nessuna amica da accompagnare a fare benzina.

Anche perché poi, forse senza accorgersene, mi disse una cosa stramba. Mi disse che la benzina era per la macchina del suo zito.  E qui, caro Commissario ho capito che non c’era nessuna amica. Se la benzina serviva per la macchina dello zito della mia parrucchiera, che c’entrava l’amica? Sicuramente la mia parrucchiera questa cosa dell’amica se la è inventata sul momento, quando io l’ho chiamata al telefono e non sapeva cosa dirmi. Insomma per non farmi capire che lei andava ad accompagnare sua cugina sul posto di lavoro si è inventata questa cosa dell’amica. E questo adesso ne sono sicura per due precisi motivi.

Falconara fintamente non curante.

– E quali sono questi due motivi?

La vedova tranquillamente.

– Il primo, come le dicevo, per non fare pensare che fa la ruffiana alla cugina buttana.

Il secondo, e qui era la minkiata inventata sulla sua immaginata amica che invece era finta, perché si abbrigognava a fare capire che lo zito, che è per vero una cosa inutile, non aveva neanche i piccioli per la benzina della sua macchina. E che magari era rimasto per strata e che quindi questo zito le aveva chiesto di andargli a comprare magari dieci euri di benzina.

Poi avvicinandosi a Falconara.

– E quindi era lei, la mia parrucchiera, che doveva passare dal benzinaio per comprare la benzina per la macchina di questo suo zito che gli viene pure fatto a marito.

Falconara senza far capire il vero motivo.

– Signora ma questo fidanzato della sua parrucchiera mi pare che lei lo conosca. Vero?

La vedova di botto.

– Lo conosco? Certo che lo conosco. E’ quel gran cosa fitusa di Giovanni La Muarra, l’amico di quel cosa inutile di mio nipote Gianni Malerba. Questo amico, a mio nipote, lo sta straviando. Va bene che si sfidano a mangiare panini con tutte le schifezze che esistono in quel chiosco di quei due mostri che manco alla Germania li hanno voluti, ma ora si insegnò che se lo porta sopra la macchina sua ad andare a incuietare quelle povere buttane che lavorano sullo stratone. Giusto gli pare?

Falconara ascoltò la vedova, sorseggiando con tranquillità finta, muovendo in senso di approvazione e interesse il capo su e giù davanti la vedova.

Questa, d’un tratto, meravigliata, chiese.

– Ma che ci pesa la testa Commissario?

– No Signora. Mi scusi. Era che ascoltavo con interesse il suo racconto.

Poi aggiunse, sempre con fare ruffiano.

– Certo che è una gran lavoratrice la sua parrucchiera.

La vedova a colpo.

– A voglia!

Poi di sbieco, pensando di ingannare la vedova, chiese.

– Ma me lo può dire come si chiama e se ha un numero ti telefono la sua parrucchiera?

La vedova.

– E che ci deve fare con il numero di telefono della mia parrucchiera?

Non è che lei invece vuole il numero della mia parrucchiera per farsi dare il numero della cugina buttana?

Falconara, che stava sorseggiando il caffè, quasi si strozzò per smentire immediatamente la supposizione della vedova.

– Ma no Signora Lo Celso. Ma che va pensando?

La vedova come se nulla fosse.

– No, per dire. Io glielo do il numero di telefono della mia parrucchiera ma che ci deve fare? Non è parrucchiera per la dottoressa Maria Stella.

Falconara si rifugiò in corner.

– Ma forse ha ragione signora Lo Celso.

La vedova.

– E certo che ho ragione. La dottoressa è cosa molto fina.

Commissario non faccia fesserie. Cheffà si vuole fare lassare?

Comunque. Contento lei….

Cosi dicendo aderì alla richiesta di Falconara e rispose.

– Si pigliasse il nome. Si chiama Franca Ferro…e il numero di telefono è 336 65…..

Falconara non ascoltò minimamente il numero.

Quello che pensava di dovere cercare gli si si era presentato in casa.

Andò nella stanza da letto, prese il telefonino, chiamò l’agente La Manna cui chiese di chiamarlo, subito dopo la fine della telefonata, sul suo stesso cellulare.

La Manna, questa volata senza alcun sillogismo, comprese all’istante.

Falconara, come se nulla fosse, ritornò nel soggiorno-tinello, sedendosi accanto alla vedova Lo Celso. Questa si scansò un poco, temendo – in mente sua – un abbordaggio. Anzi, con questo sospetto, si alzò immediatamente con l’intento di lasciare l’appartamento del commissario. Contemporaneamente il telefonino di Falconara iniziò a squillare. Falconara fece cenno alla Lo Celso di attendere. Questa invece si avviò di corsa alla porta. Falconara, sottovoce, le sussurrò…..

– Questione di lavoro.

La Lo Celso approfittò per aprire la porta e uscire. Falconara però volle prendersi una piccola rivincita, lasciandosi volutamente scappare, strizzando malignamente l’occhio, all’indirizzo della vedova, quando già era sul pianerottolo.

– Sarà per un’altra volta….

La vedova Lo Celso fece un salto e si lanciò dentro il proprio appartamento chiudendo immediatamente la porta. Dallo spioncino, tra l’inorridito e il segretamente compiaciuto, osservò Falconara che sorrideva.

Si propose di non farsi vedere per un bel pò dal Commissario.

Almeno per un mese.

To be continued…..

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