Tredicesima puntata
(Il) La Manna, (Il) Lo Brutto, (Il) Lo Forte…..
– Commissario, Commissario…..
– Che c’è La Manna. Perché gridi?
– Commissario è successa una cosa stramba.
– Cosa?
– Una cosa strana assai…. Ma assai, assai.
– Cosa c’è La Manna. Calmo. Che sarà successo di così strano?
– Commissario che dice? Niente è successo?
Commissario ma che sta dicendo vero?
– La Manna deciditi. Mi vuoi dire che cosa c’è che ti ha stravolto così tanto?

– Commissario, stamattina alle sette e menza (il menza è tipico di Calatorre n.d.a.) si è presentato l’usciere più lagnuso e scansafatiche che io ho mai conosciuto. Michilino Lo Brutto si chiama e lavora alla Provincia ma non so in quale ufficio lo hanno messo.
O meglio lui si è fatto mettere.
– Perché La Manna adesso fanno scegliere il posto dove si deve lavorare?
– E certo Commissario.
Michilino si è fatto mettere sicuramente in uno dove non si fa un caz…. non si fa niente, perché lui ha un cugino che è fidanzato con la sorella di un amico del fratello del posteggiatore, regolarmente abusivo, dove mette la macchina il Sottosegretario del Governo che c’è per adesso.
E lui, Michilino, è bravo a farsi raccomandare
– E allora?
– Come e allora? Commissario…
– La Manna la devi finire con questa ansia. Che è successo di così bizzarro che ti stai facendo venire una fibrillazione atriale. Calmati.
– Commissario io nell’atrio non ci sono andato e manco da questo che vende fibre.
Che poi a e me manco mi abbisognano.
Volevo solo dirle che Michilino Lo Brutto era – lui – scantato a morte.
Per essere spaventato lui vuole dire che c’è qualcosa di troppo grave dietro. Troppo, troppo grave.

Mi disse che dovevo fargli avere a lei, Commissario, prima di subito, un fascicolo che viene della Dogana. Che me lo ha dato e che io le ho posato sul suo tavolo, nel suo ufficio.
Lo ha capito? Mi dica di si, per carità, signor Commissario.
– Un fascicolo, dalla Dogana? La Manna ti ho detto di calmarti.
Qui, a Calatorre, in mezzo alle colline, che abbiamo porto? Ti ho detto di calmarti.
– Dottore qui non c’è la Dogana del porto. Questo lo so.
Ma c’è l’Ufficio della Provincia che controlla la Dogana del porto.
Falconara adesso decise di comprendere, anche se aveva capito da subito la ragione e la dinamica dei fatti. E non era manco meravigliato della consegna del fascicolo.
Credeva di sapere pure cosa riguardava. E forse anche cosa conteneva.
Lui, sapeva già tutto.
– Ho capito adesso. La Manna tu mi vuoi dire che il fattorino dell’Ufficio delle Dogane ha portato un fascicolo per me.
– Proprio così Commissario.
– Per carità gli dia un’occhiata perchè Michilino Lo Brutto mi ha pregato di fargli una telefonata per dargli assicurazione che lei il fascicolo lo aveva avuto consegnato.
– Mi ha detto pure che manzennò (altro termine di Calatorre n.d.a.) avrebbe perso la tranquillità, perché già la speranza era fottuta.
Anche se questa cosa della speranza io non l’ho capita.
Mi ha detto che se non riceveva questa telefonata di assicurazione non è avrebbe avuto tranquillità più né lui, né il posteggiatore che lo ha raccomandato al Sottosegretario, né le due zite, di suo cugino e del posteggiatore che ci davano quello che il Sottosegretario voleva ogni tanto.
Commissario ma che ci davano?
Io – a dirci la verità – questa cosa della speranza e delle zite non l’ho capita.
– Grazie La Manna. Non ti preoccupare. Portami pure il fascicolo nel mio ufficio.
– Ma allora non mi ha capito! Il fascicolo è già sul suo tavolo. Per carità ci dasse una taliata.

– Va bene La Manna, telefona al tuo amico usciere e assicuralo che ho ricevuto il fascicolo.
Adesso tranquillizzati.
– Grazie Commissario. Il Signore glielo deve rendere.
Falconara quella mattina si era alzato dal letto con una tranquillità per lui insolita. Dopo le abluzioni di rito, aveva messo in moto come al solito la moka quattro tazze con la sua personale miscela di caffè preparato dalla Torrefazione del cavaliere Vinebra. Si era poi accomodato sul divano dal noto marchio scandinavo in attesa dei primi effluvi odorosi dell’unico suo stimolante giornaliero. Anche se viveva da solo non aveva mai rinunciato alla moka “formato famiglia”, rifiutando da sempre la smilza moka due tazze che, secondo la sua personale visione dell’esistenza, costituiva la prova inoppugnabile della solitudine e della emarginazione, unita a una implicita tirchieria umana.
Sin dal mattino sapeva che qualcosa quel giorno sarebbe accaduto per la soluzione del caso dell’attentato al Pub “Le Sette Vite”.
E pure per qualcos’altro.
Dopo le canoniche due tazze del suo personale nettare nero aveva fatto ingresso nella sua cabina armadio. Per quel giorno aveva scelto un paio di pantaloni di velluto chiaro a coste larghe, camicia barrè bordeaux, collo napoletano (odiava la denominazione “alla francese”), cravatta bleu con scudi nobiliari di fantasia e giacca sportiva tabacco. Le Church’s allacciate, marrone a coda di rondine, ai piedi avevano completato il tutto. Al polso uno dei suoi cronografi vintage, “oro placcato”, calibro Valjoux 234, anni ’50, utilizzato in molti orologi sportivi dell’epoca. Per non sapere leggere e scrivere, uscendo aveva imbracciato il suo leggero impermeabile chiaro dal chequered britannico. Con tale outfit (come si dice oggi) si era presentato all’ingresso del palazzetto della Questura di Calatorre, dove lo aveva accolto il mezzo terrorizzato buon La Manna.

Dopo avere assicurato il povero agente sull’orlo di una crisi di panico, entrò nel suo ufficio. Sul suo tavolo, in bella mostra, stazionava il fascicolo con il grande “Stellone” statuale e con l’intestazione Ufficio delle Dogane e dei Monopoli di Stato. Sulle due righe sottostanti campeggiavano due scritte in stampatello ingrossato. Una, in rosso fluorescente, sembrava lampeggiare per la dicitura “URGENTE”. L’altra, sottostante in bleu spesso mezzo dito, recava: “PERSONALE PER IL SIGNOR DOTTOR FILIPPO FALCONARA”.
Aveva del tutto tralasciato il racconto di qualche minuto prima ansiosamente declarato dal povero La Manna. Sapeva bene cosa avrebbe trovato all’interno dell’incartamento per il quale, addirittura Michilino Lo Brutto, il campione assoluto dei lagnusi raccomandati in forza (mai termine dovrebbe essere più errato) alla Regione era anche lui entrato in trepidazione.
Si mise comodo sulla sua poltroncina e iniziò a sfogliare il dossier, che era però preceduto da una nota “riservata personale” diretta al Signor Dottor Filippo Falconara, Commissario Capo della Questura di Calatorre.

“Il Direttore di Sezione e il Personale tutto di questa sezione del Dipartimento delle Dogane e dei Monopoli di Stato formulano un sincero rammarico unito all’assunzione di responsabilità per l’involontario disguido procedurale relativo alla pratica di cui all’oggetto”.
In “Oggetto” risaltava:
“Richiesta di informazioni relative a veicolo proveniente da Paese extra Unione Europea”.
La nota quindi continuava:
“In ordine all’equivoco sorto in data…….. , assumendo la piena responsabilità dell’accaduto, ascrivibile a un mero errore di distrazione, consapevole del disagio arrecato all’operato di codesto spettabile Ufficio, contestualmente alle scuse, si trasmette relazione con allegata documentazione corretta e integrativa, pregando formalmente di procedere alla sostituzione di altri atti da voi eventualmente ricavati, mediante terminale”.
Dopo il superiore preambolo, seguivano una serie di moduli riguardanti tutte e le più svariate istanze da rivolgere all’Ufficio delle Dogane, con puntuale indicazione di ogni norma di legge, di regolamento e di normativa di attuazione, relative ai beni, servizi, forniture, istanze, prestazioni, provviste, consegne, commesse e ogni altra diversa e varia attività da richiedere o proveniente da Paesi non facenti parte della Unione.
Ma la parte che interessava di più al Commissario era racchiusa in una piccola carpettina colore bronzo-dorato, con una linguetta anch’essa dorata posta su un angolo a destra della stessa, con una dicitura da “secret service”:
“Confidenziale”.
Falconara sapeva di non avere bisogno di tutto l’ambaradan che accompagnava la cartelletta bronzo-dorato e rimossa la linguetta “Confidenziale”, scollato il bordo di chiusura ne trasse il documento il cui contenuto era in parte sicuro di leggere.
Tralasciò del tutto la cronistoria del veicolo che andava a ritroso, sin quasi al momento della progettazione, alla deliberazione della messa in produzione, all’assemblaggio, alla verniciatura, al montaggio di motore e di meccanica, collaudo e invio alla distribuzione.
Alla vettura risultava attribuito numero di chassis (telaio), motore e codice identificativo della verniciatura, tutte cifre e codici impressi su due placchette metalliche saldate su telaio e motore.
Falconara lesse quei numeri e li confrontò con quelli della targhetta indicata nel rapporto della pattuglia intervenuta sul luogo dell’incendio al “Sette Vite”.
Tutte corrispondevano.
Saltò i due fogli che documentavano l’intera storia del veicolo dalla entrata in un delear inglese di Bournmouth sulla costa che dà sul Canale della Manica sino all’ingresso al porto commerciale di Amsterdam, in Olanda, per giungere presso una concessionaria svizzera del Canton Ticino, da lì finire a Cuneo e da qui giungere in un ambiguo rivenditore di auto usate dell’Isola.

Sua era la dichiarazione di vendita. L’ultimo nominativo era quello che interessava a Falconara e che aveva immaginato nella sua intuizione da sbirro.
Al Commissario non restava che unire tutti i tasselli, sin lì, raccolti e dare la soluzione al caso.
Sempre che il caso fosse uno solo.
Quello che resterà certo è se mai si Falconara venne a conoscenza di una nota riservata interna alla Amministrazione delle Dogane, che tanto si era spesa per far tenere a Falconara, l’incartamento recapitato con somma ansia da Michilino Lo Brutto.
To be continued….
P.S.
Alla Dott.ssa………..
“Con la presente, la S.V. in organico a codesto Ufficio delle Dogane e dei Monopoli di Stato, con il ruolo di “Dirigente”, Vorrà prendere nota.
Oggetto: Contestazione e Richiamo formale e conseguente provvedimento di mutamento di incarico dirigenziale.
Visti gli art. ……….in materia di procedimento disciplinare nel pubblico impiego.
Visto il Codice di Comportamento dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni e il codice disciplinare interno.
Visto il contratto collettivo nazionale di lavoro dell’Area Dirigenza vigente;
Visto il provvedimento di conferimento di incarico dirigenziale prot. n. …… relativo al settore Dogane e Monopoli di Stato.
Considerati i fatti qui di seguito contestati…..
Seguiva una descrizione di fatti che Falconara – chissà come – conosceva perfettamente, quasi come se fosse stato presente agli stessi.
Considerato i superiori comportamenti contestati, nonché le ragioni organizzative connesse al buon andamento dell’ufficio
SI DISPONE
1. Il formale richiamo nei confronti della Dott.ssa……..
seguiva un nome che Falconara…. avrebbe – forse – potuto ricordare
ad un puntuale e rigoroso rispetto dei doveri d’ufficio e dei principi di correttezza gestionale.
2. La revoca dell’incarico ad oggi assegnato
e pertanto
3. L’assegnazione della medesima al nuovo incarico di Dirigente dei Servizi Cimiteriali presso il Cimitero Monumentale del Comune di Calatorre, ritenuto pienamente aderente alle attitudini professionali della dirigente in indirizzo.
4. La conferma del trattamento economico fondamentale spettante secondo le tabelle contrattuali vigenti.
Il Capoluogo della Regione In data
Firma del Dirigente apicale dell’Organo competente
Dott. Ercole LO FORTE


