PIU’ UNO, “Politica dell’uguaglianza” e “Visione”

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dal Prof. Claudio Vassallo coordinatore provinciale di PIU’ UNO riceviamo e pubblichiamo:

Nel 2027 tutti saremo chiamati a votare per dare un governo al Paese; alcuni, come nel caso dei siciliani, anche per decidere chi guiderà la Regione in cui vive e, tra questi, qualcuno pure per eleggere anche i sindaci delle città.

La scadenza elettorale del 2027, che sarà sicuramente impegnativa, è ormai prossima e ciò si capisce poiché si ritorna a parlare, con grande enfasi, di “programmi elettorali”.

Programmi da stilare, da concordare e da proporre agli elettori quale soluzione dei tanti problemi che attanagliano gli italiani, i siciliani e, per fare solo un esempio, anche i sancataldesi;

Programmi come panacea di tutti i mali, dimenticando però come gli stessi siano solo strumenti e non costituiscano il fine, anche se a questo pare ormai si siano sostituiti.

Ogni strumento è valido se organicamente funzionale al raggiungimento dell’obiettivo; redigerlo, senza  avere prima stabilito “a cosa debba servire”, è, e rimane, esercizio sterile, attività inutile o forviante: un elenco di “cose da fare”, senza sapere a cosa “debbano servire!

Rimettendo le cose nel giusto ordine, occorre avere innanzitutto chiaro l’obiettivo da raggiungere, in politica il “modello di società” a cui tendere, e poi, ma solo dopo, farne discendere le adeguate azioni da intraprendere per realizzarlo. Un programma orfano di obiettivo porta con sé il rischio rappresentare solo una mera elencazione di interventi, la cui efficacia non è né garantita, né valutabile e, cosa ancora più grave, di contenere azioni tra loro incompatibili, inserite solo per assecondare i desiderata di qualcuno, gruppo politico o corporazione di elettori che sia: insomma “carta straccia” sin dalla sua stesura. Il fine in politica si chiama “visione”!

Bene fanno Ernesto Maria Ruffini, fondatore e guida del movimento “PIU’ UNO” e l’on. Bruno Tabacci, che recentemente si è iscritto al gruppo misto in Parlamento, dichiarando di condividere la politica del “più uno”, ad insistere sulla necessità di dotarsi innanzitutto di una “chiara visione”, proponendo per essa la “POLITICA DELL’UGUAGLIANZA”.

E’ politica, quindi innanzitutto la “visione”; prima di ogni programma e prima di qualunque nome. E’ questo il giusto ordine delle cose, l’unico che garantisce la serietà e solo i comportamenti seri, possono attivare quei nuovi processi idonei a stimolare la partecipazione e a riavvicinare alla politica quei  cittadini che da tempo non si recano più nemmeno alle urne.

Ma “la politica dell’uguaglianza” non può limitarsi ad un’enunciazione generica, un ulteriore  “slogan”, ma elevarsi a “prospettiva” su cui fondare un patto e costruire un serio programma politico che riguardi i diversi ambito del nostro vivere.

Non è sufficiente, per quanto importante, affermare che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (uguaglianza formale, comma 1), ma occorre ritornare al compito che la Costituzione affida alla Repubblica: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (uguaglianza sostanziale, comma 2).

L’uguaglianza intesa come “cantiere sempre aperto”, in continua attività, dove si realizza la dignità e libertà dei cittadini nei diversi campi: sanità, istruzione, economia, ecc… .

Un lavoro necessario e complesso, ma, si sa: le cose importanti sono spesso le più difficili.

In campo sanitario, per esempio, assicurare l’uguaglianza significa garantire a tutti le medesime possibilità di cura, riducendo o azzerando le differenze che si registrano tra le diverse parti del territorio nazionale sia per la qualità del servizio che per la tempistica di erogazione delle prestazioni.

In alcune Regioni i tempi di attesa sono talmente lunghi da spingere, coloro che non possono aspettare, verso le strutture private, che impongono costi più elevati e che costringono i meno fortunati a rinunciare alle cure, con buona pace dell’art. 32 della Costituzione, i quale innalza la tutela della salute a ” fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, imponendo allo Stato il compito di garantire “cure gratuite agli indigenti”.

Sul versante dell’istruzione l’uguaglianza impone un sistema che consenta a tutti di coltivare, attraverso l’impegno, le proprie attitudini e potenzialità.  La scuola deve formare cittadini consapevoli, capaci di  realizzarsi e di operare efficacemente, contribuendo per questa via alla crescita della Nazione. Un sistema di istruzione che torni a svolgere la funzione di “ascensore sociale” e che permetta a tutti, attraverso l’impegno e il merito, di elevarsi. Una “scuola aperta a tutti” in cui “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” (art. 34 Costituzione).

Un sistema d’istruzione e formazione continua che, oggi più che mai, sappia fronteggiare i cambiamenti che l’impatto delle nuove tecnologie (IA) produrrà sul sistema economico e sociale e che permetta alle nuove generazioni di comprendere e governare il nuovo mondo che verrà.

Nel campo economico uguaglianza significa creare le condizioni affinché tutti possano valorizzare i propri talenti e assicurarsi un’esistenza libera ed un futuro sereno. A tal fine la via scelta dal costituente fu l’adozione di un “sistema di economia mista”, in cui “l’iniziativa economica privata è libera”, ma ricondotta all’interno di un quadro di funzionalità sociale, tale da evitare che venga svolta “in contrasto con l’utilità sociale” o in modo “da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (art. 41 Costituzione).

Ciò impone allo Stato, è bene precisarlo, il potere/dovere di intervenire, attraverso le leggi e gli strumenti dei politica economica, per contrastare gli eccessi del mercato, combattere le crisi e per tutelare i soggetti economicamente deboli al fine di scongiurare ogni forma di sfruttamento e, tra questi, i lavoratori, ai quali deve essere garantita “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità” del lavoro prestato e in ogni caso sufficiente ad assicurare al lavoratore e alla sua famiglia “un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Costituzione).

Il tema dell’uguaglianza economica oggi appare ancora più urgente, se non addirittura strategico, stante i cambiamenti che si palesano all’orizzonte, che possono costituire, se ben governati dalla politica, importanti occasioni di crescita complessiva o, in mancanza di visione, pericolosi stravolgimenti economico-sociali.

L’uguaglianza pertanto è una “visione politica completa”, che può e deve trovare applicazione in ogni aspetto della vita del Paese, rilanciandolo e rafforzando il funzionamento della nostra democrazia.

La politica dell’uguaglianza è anche una visione in linea con la nostra Magna Carta, per la quale spesso e da più parti, si alza il grido: difendiamola! Probabilmente il modo migliore di difendere la nostra Costituzione è quello di applicarla compiutamente!

Prof. Claudio Vassallo

Componente del Coordinamento regionale PIU’ UNO

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