Se ne va Francesco Guccini, colonna sonora delle generazioni che pensano un mondo migliore

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Ha raccontato la storia che non si trova sui libri di scuola, in oltre 60 anni di canzoni, Francesco Guccini, che ha lasciato questo mondo ad 86 anni, ha scritto la colonna sonora dei sogni di più di una generazione, nel cuore dei movimenti di contestazione, di critica sociale, mai “inquadrato” nella politica ufficiale, sempre un passo avanti rispetto ai tempi.

Con  “Dio è morto” nel 1967 segnava la linea di confine della radicalità della contestazione: censurata dalla RAI per blasfemia, la canzone, portata al successo dai Nomadi, fu apprezzata da Papa Paolo VI e trasmessa più volte dalla radio Vaticana.

Con “Auschwitz” riportava alla memoria lo sterminio della Shoah, per ricordare gli orrori di cui la guerra può essere capace, con “La locomotiva” il grido di libertà e di uguaglianza dell’anarchia, fino ai suoi versi di “Canzone per Piero” proposti nel 2004 come traccia per gli esami di maturità.

I suoi testi poetici ne hanno fatto il Bob Dylan italiano, non a caso uno dei suoi album più famosi si intitolava “Fra la via Emilia e il West”. Come ha affermato un critico, «lo sforzo gigantesco, poetico e culturale, di Guccini è stato quello di aprire la più alta tradizione della poesia italiana alla ballata di derivazione dylaniana».

Canzoni per tante battaglie civili e politiche dimenticate: la Primavera di Praga, Che Guevara, l’aborto, Silvia Baraldini, la morte di Carlo Giuliani a Genova, sempre schierato dal lato scomodo della Storia, a ricordare che è possibile, è necessario, a volte è l’unica cosa che possiamo fare.

“Con le canzoni non si fan rivoluzioni” aveva scritto in un suo testo, ma si può indicare un orizzonte, tenere accesa nel cuore la luce dell’utopia, ricordare le storie di chi ci ha creduto, nutrire la memoria di chi non ha mai smesso di provarci, anche quando attraversiamo , come scriveva Pasolini “una lunga serie di notti in cui marcia con noi, senza bandiere, la vita”

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