Timpazzo: quando il pubblico non controlla sé stesso

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dal Partito LiberalDemocratico riceviamo e pubblichiamo:


Lunedì 22 giugno i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Caltanissetta e del Reparto Territoriale di Gela hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Caltanissetta su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’operazione “Pi-Greco” ha portato a cinque arresti domiciliari e al sequestro della società Impianti SRR, che gestisce la discarica pubblica di contrada Timpazzo a Gela.

Le accuse, traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale, sono gravissime. Siamo nella fase cautelare: vale la presunzione d’innocenza e tutti gli indagati hanno respinto le accuse. Il processo farà il suo corso.

Ma c’è una domanda che riguarda la politica, non i tribunali: com’è possibile che una società pubblica abbia potuto operare in questo modo per anni senza che nessuno intervenisse?
“Gela e i comuni di quest’area li conosco bene, e so quanto queste comunità abbiano già pagato in termini di sviluppo mancato e opportunità negate. Scoprire che chi gestiva un servizio pubblico essenziale lo faceva, secondo l’accusa, aggirando le regole per risparmiare sui costi è una ferita in più, che si aggiunge a troppe altre.”, dichiara Fulvio Miraglia, Segretario Provinciale del PLD di Caltanissetta.

“Ma questa non è solo una storia di presunti illeciti: è la storia di un sistema pubblico che non ha strumenti per controllarsi. Finché le nomine dipendono dalla politica, finché i controlli restano interni e finché nessuno risponde davvero dei risultati, episodi come questo continueranno a ripetersi. Noi crediamo che lo Stato debba fare bene le poche cose che gli competono, e farlo in modo trasparente, misurabile, responsabile. Qui non è accaduto.”

Per capire come sia stato possibile è utile capire chi è Impianti SRR e come funziona la catena di controllo. I Comuni dell’area sud della provincia, Gela, Niscemi, Mazzarino, Riesi, Butera, Delia, Sommatino, più Piazza Armerina, hanno costituito tra loro un consorzio, la SRR4. La SRR4 ha poi creato, come unico socio, la società operativa Impianti SRR, che gestisce la discarica di Timpazzo e la raccolta rifiuti nei Comuni soci. È pubblico al quadrato: i Comuni controllano la SRR4, la SRR4 controlla Impianti SRR. Il controllore e il controllato fanno parte dello stesso sistema, senza nessun soggetto terzo e indipendente nel mezzo.

E la Regione? C’entra eccome. È la Regione Siciliana che ha finanziato con fondi pubblici la costruzione dell’impianto di Timpazzo. È sempre la Regione che ha rilasciato l’Autorizzazione Integrata Ambientale che consente alla discarica di operare e ne fissa le prescrizioni tecniche, quelle stesse prescrizioni che secondo l’accusa sarebbero state sistematicamente violate. Ed è la Regione che avrebbe dovuto vigilare sul rispetto di quelle prescrizioni, anno dopo anno.
Non lo ha fatto.

Il Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti ha avviato una verifica amministrativa interna sull’impianto solo pochi giorni prima degli arresti, dissociandosi formalmente da una gestione che definiva “prettamente privatistica”, pur essendo l’impianto stato realizzato interamente con fondi pubblici. Una presa di distanza tardiva, che solleva più domande di quante ne risolva.
Va aggiunto che la manager al centro dell’inchiesta era anche una fiduciaria della Presidenza della Regione, alla quale erano stati affidati incarichi istituzionali di rilievo. Anche questo è un fatto, non un’illazione.

“Il caso Timpazzo non riguarda solo Gela o la provincia di Caltanissetta”, afferma Salvo Liuzzo, Segretario Regionale del Partito Liberal Democratico. “È lo specchio di un modello di governance dei rifiuti che in Sicilia non funziona. La Regione ha finanziato questi impianti, li ha autorizzati, avrebbe dovuto controllarli. Invece ha scoperto i problemi solo quando stava per scattare un’ordinanza della magistratura. Come partito liberaldemocratico chiediamo una riforma seria del sistema: meno opacità, più concorrenza, controlli veri e indipendenti. La Sicilia non può continuare a gestire i propri rifiuti come se le regole valessero per gli altri.”

Per il Partito Liberal Democratico questa vicenda ha una lettura strutturale precisa. Le società in house possono avere senso dove il mercato da solo non basta. Ma funzionano solo se rispettano tre condizioni che in Sicilia vengono sistematicamente disattese: trasparenza reale nei bilanci e nei flussi; controllo indipendente, non il socio pubblico che vigila su sé stesso; affidamenti con scadenze vere e possibilità concreta di gara, non rinnovi automatici che diventano rendite di posizione.

Quando queste condizioni mancano, la società in house smette di essere uno strumento di servizio pubblico e diventa uno strumento di potere. Le nomine seguono logiche politiche. I controlli diventano formali. E i cittadini pagano, in tasse, in qualità del servizio, talvolta in salute e in ambiente.

La soluzione non è demonizzare il pubblico né affidarsi ciecamente al mercato. È costruire un sistema dove chi gestisce risponde davvero: alla legge, ai controlli, ai cittadini. Questo significa gare serie per le fasi contendibili della filiera, investimento reale nell’economia circolare, perché i rifiuti correttamente trattati sono una risorsa, non un problema da seppellire, e strumenti reali in mano ai Comuni per controllare le società che gestiscono servizi essenziali per loro conto.

Questa è la differenza tra uno Stato che funziona e uno Stato che occupa.
Chiediamo che, oltre al necessario percorso giudiziario, si apra una verifica politica e amministrativa seria: su chi ha controllato e chi non ha controllato in tutti questi anni. Sui meccanismi di governance delle società in house in Sicilia. Sulla catena di responsabilità che va dai Comuni alla SRR4, dalla SRR4 alla Regione, dalla Regione a chi ha autorizzato, finanziato e doveva vigilare.

I cittadini nisseni e gelesi meritano risposte chiare. E meritano un sistema di gestione dei rifiuti che funzioni, sia trasparente e rispetti l’ambiente. È un diritto, non un favore.


Partito Liberal Democratico Sezione Provinciale di Caltanissetta
Partito Liberal Democratico Sicilia

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