da Federico Messana Consigliere comunale di Montedoro riceviamo e pubblichiamo:
Sulle recenti elezioni amministrative, che nella nostra provincia hanno riguardato sette comuni, tutti della zona nord, quattro di piccole dimensioni e tre con una popolazione superiore a 5.000 abitanti, a parte le dichiarazioni di esultanza dei sindaci e dei consiglieri eletti, non mi pare siano apparse nella stampa analisi del voto complessive, di carattere politico, quasi la loro valenza avesse una importanza trascurabile, solo localistica, ristretta entro i confini di ogni singolo comune, e non riguardasse i partiti, o quel che ne resta, e la politica in senso lato.
Io penso sia sbagliato minimizzare il significato di questo voto, che, anche se ha riguardato pochi comuni, è lo specchio dei mali che in tutto il Paese, ormai da decenni, ai vari livelli, affliggono la politica.
La difficoltà, ad esempio, a comporre le liste, non solo nei piccoli comuni (Bompensiere, Villalba, Sutera…), ma anche nei più grandi, cos’è, infatti, se non la conseguenza, come l’assenteismo elettorale in tutte le competizioni, della disaffezione per la politica e l’avversione per i partiti?
Nel sentire comune, ormai da tempo, la politica e i partiti hanno perduto di credibilità per le tante ragioni che sappiamo (corruzione diffusa, disattenzione per i bisogni dei cittadini e dei territori, inaffidabilità, ecc.). In particolare, è via via cresciuta l’avversione per i partiti, sempre più distaccati dalla realtà e spesso ridotti a consorterie autoreferenziali, permanentemente dilaniati da faide interne, non per nobili divergenze di carattere ideale, ma per il controllo del potere, anche del piccolissimo potere locale (il posto in giunta, la presidenza o la vice-presidenza di questo o quell’ente, l’incarico o la prebenda per l’amico o il parente, ecc.).
La discrepanza tra il dire e il fare, tra i grandi principi proclamati con altisonanza e la contraddittorietà della loro traduzione pratica, il passaggio con disinvoltura da un partito all’altro, insomma il trasformismo e il clientelismo di sempre, sembra siano ormai il modo prevalente, se non l’unico modo, di fare politica.
In questo contesto, si collocano, anche per la loro emblematicità, le elezioni di Serradifalco, comune con più di 5.000 abitanti, ove è stata presentata una sola lista, con candidato sindaco (per altro ineleggibile perché al terzo mandato) il segretario provinciale della Lega, e con dentro tutti i partiti, compreso il PD, con il beneplacito per giunta del segretario provinciale e probabilmente anche di quello regionale. Questa paradossale, surreale ammucchiata (tutti dentro a prendersi, indisturbati, ciascuno la propria fettina di potere, non importa se solo immaginario, perché a trarne i maggiori vantaggi alla fine sarà il suo ideatore), contraddice in primo luogo la storia di quel paese, di ben altro spessore politico, e, in secondo luogo, fa a pugni con alcuni valori che, specie per i partiti di sinistra e in particolare per il PD, dovrebbero essere imprescindibili: tra tutti, la democrazia, la coerenza, la legalità.
La democrazia, in questo caso, è stata letteralmente azzerata, perché senza confronto tra maggioranza e minoranza, senza una opposizione attenta e un controllo meticoloso delle scelte e degli atti di chi amministra, non solo non può esserci democrazia, ma tutto diventa possibile: gli scandali che ogni giorno spuntano ovunque come funghi dovrebbero essere, in questo senso, di monito.
Della coerenza, inutile dire. La Lega e il PD sono incompatibili per mille ragioni che evito di ricordare. Il PD a Serradifalco, anche se il sindaco, come persona e come politico, fosse la perfezione personificata, per coerenza col proprio nome e con le proprie radici, avrebbe dovuto inventarsi una lista alternativa. Ci sono valori identitari che non possono essere messi da parte in nessuna circostanza.
Anche della legalità, che dire? La questione è ancora aperta, a meno che la Regione non decida di fingere di non vedere: tutto è possibile! Altri sindaci al terzo mandato, come, ad esempio, quello di Mussomeli, hanno fatto un passo indietro, ritenendo fosse corretto rispettare le disposizioni regionali in materia. I partiti che credono nel principio di legalità, come valore inderogabile, non avrebbero dovuto unirsi al sindaco in questa operazione, che, in ogni caso, non è politicamente commendevole.
Se, a parte la vicenda del comune di Serradifalco, unica in tutta la Regione, si guarda agli altri comuni in cui si è votato, non si può non notare, in tutti quanti, l’assenza dei partiti di sinistra, e in particolare del PD. A Mussomeli, più di 10.000 abitanti, il PD è stato totalmente assente, in consiglio non sarà rappresentato neppure da un solo consigliere. Non era mai accaduto prima.
Non diversi i risultati negli altri comuni. Solo a Vallelunga Pratameno il PD sarà presente all’opposizione con un consigliere, l’immarcescibile Mario Di Ganci.
Nel cosiddetto “Vallone”, l’area da sempre più depressa della provincia e forse della Sicilia, permanentemente alle prese con i problemi di sempre (mancanza di decenti infrastrutture civili, sociali, culturali, turistiche ecc., una viabilità provinciale in molti tratti dissestata e intransitabile, la mancanza di prospettive di sviluppo in ogni campo), lo spopolamento ha assunto dimensioni drammatiche, anche a causa della fuga inarrestabile dei giovani al nord e all’estero, e la desertificazione del territorio, preconizzata dagli studiosi, da ipotesi remota, diventa sempre più concreta e ravvicinata.
Occorrerebbe, soprattutto da parte delle forze politiche progressiste, di sinistra, un progetto serio, studiato con cura e mirato quanto meno a contenere questi fenomeni. Ma dove sono le forze progressiste, di sinistra, se nei comuni non riescono ad essere presenti neppure con qualche consigliere di opposizione?
L’Unione dei comuni “Valle dei Sicani”, di recente costituzione, avrebbe potuto essere la sede giusta in cui cimentarsi con queste problematiche, nella speranza di individuare qualche via di fuga da una situazione ormai talmente ammalorata da apparire senza soluzioni. Purtroppo, l’Unione dei comuni “Valle dei Sicani” si è dimostrata un fallimento. In tre anni su questi temi non c’è mai stato in assemblea, tra i suoi componenti, neppure il tentativo di una comune riflessione.
Cosa fare, in una situazione siffatta, almeno per quanto riguarda il ruolo delle forze progressiste, di sinistra, in qualche modo ancora presenti nei vari comuni, non è facile dire. Forse occorre fare un passo indietro e ricominciare da capo, provando innanzitutto a tornare nei territori, tra la gente, e a recuperare la vecchia idea della politica, strumento per risolvere i problemi della collettività e non quelli dei clienti, degli amici e dei parenti, o, peggio, per sostentare e promuovere se stessi.
Federico Messana

