Non sarà forse l’amore per la vita l’unica certezza che ci salva e ci fa ben sperare?

Tonino Cala
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Qualcuno era comunista, qualcuno era socialista, qualcuno era democristiano, qualcuno era repubblicano, qualcuno era socialdemocratico, qualcuno era liberale, qualcuno era missino. …. Qualcuno era e non lo è più. Il ‘900 è evaporato. Sono evaporati i padri, sono evaporati le madri, sono evaporati tutti. Il dottore Massimo Recalcati dovrebbe scrivere un nuovo libro sulle evaporazioni! Cosa ci è rimasto? La fede nella vita! Non altro.

Certamente, per chi ha studiato e ha insegnato la Storia, non bisogna dimenticare il passato e tutto ciò che è accaduto per evitare il ripetersi di errori tragici nelle vicende umane. Non si tratta quindi, di vivere nella nostalgia di un passato che non esiste più ed è meno, piuttosto diventa consapevolezza della realtà il semplice ricordare i fatti storici accaduti, quelli che ci consentano di prevenire e di combattere il “male storico”, quelli che sono stati i drammi e le tragedie dell’umanità, i lutti e le distruzioni dell’antico passato.

Per paura della morte e dell’inevitabile esito finale della nostra esistenza e dell’esistere, gli uomini e le donne vivono spesso nella nostalgia del passato, illudendosi sulla precarietà e fragilità della vita. Come la psicologia del gambero che va all’indietro e arretra invece di andare avanti. La paura non è la mancanza di avere coraggio, perché tutti possiamo avere coraggio, anche il “coraggio della paura” che può sembrare una contraddizione in termini e che ci fa pensare alla vita eterna. L’illusione è comoda e ci rassicura, anche se alla lunga ci crea una indubbia sofferenza!

L’esistenza è per me evolutiva e selettiva, genera sempre un movimento in avanti, al quale non si può sfuggire. Se si vuole il Panta Rei (“tutto scorre”) di Eraclito o il flusso energetico (lo slancio vitale) di Henri Bergson. La morte è la cifra del nostro esistere e ci guida alla consapevolezza del nostro esserci nel mondo (L’essere-per-la-morte di Martin Heidegger).

Ciò non esclude la fede in un Dio o altra credenza perché comunque esiste una spiritualità umana, un pensiero pensante e riflettente, un’etica del Bene per vivere. Anche senza le religioni e senza la religiosità si può vivere. Anche in presenza della morte delle ideologie si può vivere. A ciascuno secondo il proprio desiderio.

Il discorso che facciamo non ci deve scoraggiare né sconfortare, non è un discorso pessimistico, semmai è pienamente realistico. La realtà è quella che è, nessuno mai è ritornato dal mondo dei morti per dirci che esiste l’eternità, un al di là, un oltre infinito. Siamo nella cifra e presa concretissima della nostra finitudine mortale.

Spesso, le malattie e la paura del futuro ci spingono a pregare e a credere in “Qualcuno” o in “Qualcosa” che parla il linguaggio dell’immortalità. Un sogno puerile che è condizione costitutiva, precaria e illusoria del nostro desiderio di vivere per sempre. I poeti che sono bambini parlano la lingua dell’eternità e conoscono la loro poetica illusione.

Forse, qualche legittima illusione può fare bene agli uomini e alle donne, quando l’esistenza si fa dura e i dolori diventano insopportabili. E si prega il Fattore “intelligente e superiore” che ha creato l’esistenza, nella nostra piena consapevolezza che non possano esistere garanzie di risposte certe e verificabili.

Non sarà forse l’amore per la vita l’unica certezza che ci salva e ci fa ben sperare?

Tonino Calà

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