La dinamica della politica può essere di due specie: di movimento o di posizionamento. La politica di movimento esprime le trasformazioni della società, i bisogni collettivi, le trasformazioni economiche, sociali, culturali, mette in campo idee e proposte che possano rapprentarli e su questo conquista il consenso. Il risultato elettorale è la conseguenza della validità dei contenuti e della capacità di organizzare intorno ad essi i gruppi sociali e i movimenti della società.
La politica di posizionamento invece prescinde dai contenuti, “investe” sulla conquista del consenso elettorale, da utilizzare come un “pacchetto azionario” nei rapporti di scambio che ruotano intorno alle istituzioni, posizionandosi, appunto, dove lo scambio risulta più favorevole alla promozione dei propri progetti e/o aspirazioni.
Le dinamiche vorticose della politica-politicante nissena degli ultimi giorni sono un esempio di scuola della politica del posizionamento. L’intero gruppo consiliare di Fratelli d’Italia che lascia il partito sotto le cui insegne è stato eletto per denominarsi fantasiosamente “Identià e Futuro”, dichiarando però di rimanere nello schieramento che sostiene l’amministrazione di centro-destra in carica, senza spiegare l’accaduto con alcun riferimento ai contenuti politici.
Un consigliere comunale di Forza Italia, presidente di una importante Commissione consiliare, comunica di lasciare il partito sotto le cui insegne è stato eletto e di posizionarsi nel Gruppo misto, senza lasciare la presidenza della Commissione alla quale era stato eletto in rappresentanza di quel partito. Peraltro non è nuovo a queste dinamiche: eletto nel 2009 nella lista del Movimento 5 Stelle, verso la fine della consiliatura si spostava al Gruppo misto per poi aderire con toni entusiastici a Forza Italia, agli antipodi dello schieramento politico di orgine.
In questo mandato consiliare, sin dall’inizio in pole position nella scuderia Tricoli, squadra vincente al Comune e poi anche alla Provincia, prima delle note vicende giudiziarie che hanno un po’ scompaginato la “squadra”, dopo un passaggio con incarico in una importante partecipata del Libero Consorzio dei Comuni, assiste alle sostituzioni e ai rimpasti che coinvolgono il centro-destra senza nessuna promozione per sè e quindi si dissocia annunciando un nuovo ruolo di “libero” che suona come un chiaro segnale di disponibilità che vuole accendere un semaforo nello spazio dello scambio politico-istituzionale che a destra si sta tumultuosamente ridefinendo.
Dissinescata per ragioni giudiziarie la leadership dell’on. Mancuso nel governare gli equilibri della coalizione di governo nel territorio provinciale, si è scatenata una guerra civile abbastanza scomposta e sopratutto sprovvista di motivazioni politiche serie, legate a progetti, interessi, contenuti, in cui il conflitto si sviluppa per ragioni personali, di posizionamento appunto, mentre si avvicinano sempre più all’orizzonte le elezioni regionali, campo di battaglia fondamentale per l’assetto dei poteri in Sicilia, che la guerra per bande che è in corso renderà sicuramente, date queste premesse, particolarmente imbarbarito.
In questo contesto, cosa pensano gli elettori? I cittadini che hanno votato per essere rappresentati e si trovano ad assistere a questi posizionamenti tattici che nulla hanno a che vedere con i problemi di un territorio che si spopola, di una società che si impoverisce ogni giorno di più, di una città che si spegne nella rassegnazione?
Il disgusto, comprensibile ma neanche tanto scontato, non produce cambiamenti. Anzi, incoraggia un ulteriore distacco dalla democrazia, disaffezione per il voto o spinge verso derive autoritarie di un “ordine” imposto e indiscutibile che dia una qualche soluzione alla crisi. Vannacci incombe con il suo populismo violento.
Il trasformismo prospera fino a quando tra elettori ed eletti prevale un rapporto di sottomissione, o di scambio, in cui il coltello dalla parte del manico ce lo hanno gli eletti, per l’uso che possono fare della loro “posizione” mantenendo una impostazione gerarchica del sistema dei poteri, secondo un modello neofeudale che si fa strada sempre più violentemente in molte società occidentali, non soltanto in Italia.
Una politica di piccoli camaleonti, snaturata nelle sue stesse premesse, nei suoi codici di base, nel suo orizzonte morale di bene comune.
Non è arrivato finalmente il momento di impegnarsi in prima persona per scardinare queste logiche neofeudali che stanno cancellando anche la speranza di un futuro possibile per il nostro territorio e le sue giovani generazioni? I cittadini nisseni si gireranno ancora una volta dall’altra parte di fronte al malgoverno e ad un sistema che si sbriciola, inesorabilmente, sommergendo con le sue macerie quello che resta di una città che non merita, nonostante tutto, di scomparire dalla storia soffocata dalla vergogna?
Nessuno è escluso da questa responsabilità, non possiamo dimenticarlo

