Desideri e pulsioni

Tonino Cala
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La questione morale non è più una questione perché la morale è scomparsa, è morta! Se la morale non c’è, dice ironicamente il comico Paolo Rossi, quale può essere la questione? Niente morale, niente questione!

Dicono che Gesù si facesse chiamare maestro o che altri lo chiamavano il maestro ed era un vero maestro. Poi ci sono i cattivi maestri. Io ho avuto l’onore di intervistare il “maestro” Andrea Camilleri, a casa sua! Ma lo chiamavo maestro per via dell’età e della sua acquisita esperienza.

Forse, sarebbe meglio un mondo senza i “maestri!”. I poeti lo sanno perché cantano la vita e la morte e sanno che siamo tutti di passaggio su questa terra.

A Camilleri non piaceva che lo chiamassi maestro perché si veniva a creare una asimmetria della relazione umana tra compagni! E mi diceva: “chiamami compagno”, sullo stesso piano! Con grande umiltà e sensibilità umana. Altri tempi, altri uomini.

La filosofia mi ha insegnato ad essere concreto e realistico, senza coltivare pie illusioni umane. A tutti ci toccherà di morire e non possiamo illuderci che saremo ricordati. Se il bene non si fa quando siamo vivi, allora il bene non esiste, non si può fare il bene post mortem!

Anche in vita, non pensiamo di aspettarci nulla di buono dagli altri. Sono tutti presi dai loro problemi, dai loro interessi e dalle loro attività materiali. La fede è un rischio, è un impegno, non ci sono garanzie, può anche fallire!

Anche gli affetti sono rari perché richiedono una generosità altruistica che non è diffusa, piuttosto rara nella vita quotidiana. In questa sana consapevolezza consiste il significato dell’esistenza umana. Non altro.

Se non esiste nulla e non si ha una fede, qualsiasi fede, allora l’uomo può dedicarsi esclusivamente ai piaceri materiali e goderne? Prima di morire è bene che io goda di tutto? Non è così. Per i greci e per i romani, gli dèi abitavano nell’olimpo e partecipavano ai banchetti e alle godurie degli umani, vivendo anche di emozioni e di sentimenti umani.

Allora, l’uomo è solamente “ciò che mangia”? Non mi sembra. Anche i filosofi greci e romani parlavano di “misura” e di “moderazione”. Mi viene in mente Seneca, non solo lui. Non per paura degli dèi o per i presunti peccati e per potere salvare l’anima, giusto anche per un’eternità impossibile che non si capisce.

La lettura scarna e nuda dell’uomo ci porta al godimento delle passioni umane, alla pulsione mortifera e ai desideri vitali: tutto è fisico e nulla è metafisico. Allora non c’è argine al godimento umano?

Ciascuno si regola da sé, in considerazione di una etica dell’agire umano che sia segno concreto della riflessione individuale e collettiva. Il male non porta a nulla di buono, anche se il male è negli uomini. Gli uomini sono bene e male!

A noi la capacità di discernere e di decidere circa l’andamento e l’evoluzione o l’involuzione della vita. Cosa ci dicono l’Iliade, l’Odissea e l’Eneide? Cosa ci raccontano il Vecchio e il Nuovo Testamento?

L’uomo scopre di essere uomo da sempre!

La paura della vita è una brutta cosa. È insensata la paura in politica, per ragioni di opportunismo. E mi dicevano: “non parlare, non si sa mai!”. E io parlo. La vita senza parole è una vita morta! Quando c’è da parlare. In democrazia si parla, anche con moderazione e educazione, senza urlare. Ma si parla.

Le persone veramente colte sono quelle che si nutrono di pensiero critico e che hanno un loro autonomo pensiero. Chi è allineato e coperto non fa cultura, fa il lecchino, è un parvenu, non è un produttore di cultura. Umberto Eco aveva le idee chiare circa l’essere colti e autonomi. E lo era anche Pier Paolo Pasolini: colto, sensibile, intelligente e indipendente.

Tonino Calà

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