Era ossessionato dal giudizio della gente. Non poteva farne a meno di cosa pensasse la gente di lui. E si diceva in giro: i meriti silenziosi e senza spettacolo dei geni dell’umanità!
Un amico incontra un altro amico e gli dice:
“Ho fatto delle foto “artistiche” per farmi notare. Ma se li metto sui social, tu mi guardi? Sarò guardato? La gente mi apprezzerà? Potrò dire che esisto grazie alla mia immagine pubblicata?”.
L’amico: “non lo so, non ho i social, non seguo i social!”.
Il primo, molto preoccupato: “ma la gente cosa pensa delle cose che scrivo, cosa ne pensa. Mi apprezzano, mi notano, mi vedono?”.
L’amico, stanco e stufo, gli disse infastidito: “ma che ne so della gente che guarda e commenta. Che ne so dei pettegolezzi e del “ciangolo” della gente. Non sono mica interessato. Non ho tempo da perdere”.
Quindi, nella nostra società, se non ti vedono e non ti fai le foto con gli amici, se non ti fai i selfie, non sei nessuno e non conti nulla!
I geni dell’umanità non avevano i social, né le macchine fotografiche, né i cellulari, né internet. Solo i loro pensieri, le conseguenti riflessioni da scrivere, la penna e la carta! Vuoi vedere che l’amico strafottente e disinteressato aveva ragione: “che ne so io! Non sono mica interessato!”.
Entrambi gli amici ricordavano la scena di “Ecce Bombo” dove Nanni Moretti, al telefono, chiedeva ad un semplice conoscente quale postura dovesse assumere alla festa organizzata dai suoi amici per fare piacere agli altri. Alla fine, il caro Nanni decideva di non andare e di non assumere nessuna postura.
Tante volte i due amici si erano fatti burla delle convenzioni e delle abitudini sociali, scherzando alle feste e mettendo in scena il loro goliardico umorismo. Farsi vedere da chi e per che cosa? Non erano più bambini e non dovevano più piacere a mamma e papà e al resto dell’intera famiglia.
Poteva bastare. Avrebbero deciso di fare altro, di andare in qualche sperduta città o paese, dove nessuno li conosceva, senza sentirsi dire “Dove sei stato?”, “Cosa hai fatto di bello?”.
Privi di retorica, nel ballo più pazzo del mondo, tra stranieri di colore e lingue incomprensibili di tutto il mondo. Era la loro festa, la festa che stavano cercando!
Avevano lasciato il mortorio sereno del luogo dove abitavano. Non sarebbero più tornati, ubriachi di vita e di novità. Così era il “mondo” alla fine del mondo.
Tonino Calà

