L’equilibrio dell’incertezza: l’arte del dissenso di Salvatore Ladduca

Tonino Cala
Tonino Cala 23 Views
3 Min Leggere

Esiste un luogo della memoria fatto di immagini che si rincorrono e si azzerano, che si frantumano e che cercano una diversa sistemazione nella mente creatrice che é sublimazione di una realtà falsata e pur vera, autentica, nel suo divenire e farsi arte. Ricordi.

È il luogo dei ricordi, di un passato trasmutato e arricchito dalle linee pittoriche, dall’uso dei colori, del piano ideativo che si fa reale e attinge linfa dall’ispirazione.

Pittura onirica, surreale, spettrale, lunare quella di Salvatore Ladduca che da tempo coltiva l’interesse per le immagini disegnate e colorate: strane, deformi, fantasmi della propria mente, dove l’orrido e il glaciale di mondi freddi e distanti assumono il calore di volti, paesaggi familiari, immagini care dell’infanzia, rimescolate nel suo caleidoscopico narrare e viaggiare.

Emerge dalla sua pittura, sin dalla sua prima raccolta di opere (1976-1997), una simbologia manifesta che assurge a paradigma della sconfessione della realtà, una creazione artistica che vuole essere appositamente mitologica per dissacrare le convenienze della quotidianità e che fa implodere le usanze, le trite convinzioni, i pregiudizi sedimentati e duri a morire.

Arte del dissenso, quella di Ladduca, che cerca una propria collocazione fuori dagli schemi, più matura in alcuni quadri e che vede l’autore più sereno nel dare i suoi giudizi sul mondo che lo circonda, un gesto d’amore per le cose familiari che ama, e per tali degne anche di dissacrazione, che segna la presenza di una speranza nel futuro dell’umanità.

Figure femminili, strade lunghe e sperdute in linee proiettate all’infinito, paesaggi e volti del suo paese, sono i temi archetipici del suo mondo interiore e della sua ispirazione espressiva.

Ancora: una ribellione irriverente è presente nei quadri dedicati a Fabrizio De Andrè e ai Jethro Tull, segni di un periodo storico che con il rock esprimeva rabbia e insofferenza per le istituzioni e nei confronti di tutte le forme di autorità.

L’arte di Salvatore Ladduca è un’arte spontanea che attira l’occhio di chi guarda ed osserva e ne cattura la fantasia per godere di quelle immagini, di quei colori, tra metafisica della mente e riflessione postuma del cuore.

Tonino Calà

TAGGED:
Condividi Questo Articolo