Si può chiedere ad un essere umano di perdonare sempre, cosa che può essere accettabile per i santi e per i martiri della chiesa? E chi non crede perché deve subire all’infinito l’offesa? Credo che ci sia un limite anche al perdono, diversamente si viene segnati dal masochismo. Ripeto: chi non crede cosa fa? Rimane fregato perché non sa perdonare cristianamente?
L’offeso, che subisce e che soffre per l’offesa ricevuta, perché deve continuare a subire e a soffrire. Siamo nell’ordine della santità e del martirio per chi subisce all’infinito.
Ad un uomo “normale”, ad un laico, non si può chiedere all’infinito di perdonare. Il perdono attivo serve per superare una situazione conflittuale transitoria ma non significa ritornare al passato e continuare nello schema ripetitivo dell’offesa e dell’offendere.
Mi chiedo: è forse servito il martirio di Gesù e del nostro don Pino Puglisi? Farsi ammazzare per dimostrare cosa? E per coloro che non credono? Non sono forse umani come gli altri o sono extraterrestri? Esiste una misura etica che rispetti la dignità e l’umanità di tutti?
Comprendiamo e apprezziamo la grande lezione etica del cristianesimo ma la vita spesso si distrae e non tiene conto di esempi eroici, testimonianze virtuose e precetti morali, vissuti come comandamenti e dogmi di fede.
Da un punto di vista etico, il discorso non è poi così semplice. C’è la questione intollerabile del masochismo nella reiterata accettazione di subire il male! Chi non reagisce all’offesa e l’accetta è un masochista, con seri danni per la sua salute mentale e fisica.
Il religioso deve seguire la parola di Dio, il laico non è tenuto a farlo, vale per questo l’auto tutela etica della sua persona e della sua vita. Con il tempo si dimentica e si supera il torto subito.
“Perdonare non significa affatto tollerare abusi continui o giustificare all’infinito i torti altrui, ma rappresenta un atto di liberazione interiore dal rancore. Perdonare non vuol dire esporsi a ulteriori ferite o accettare comportamenti distruttivi. Porre una fine o allontanarsi da chi reitera un comportamento offensivo è un sano atto di protezione e rispetto di sé.” (lettura laica del perdono).
Nella realtà, molti coniugi o semplici conviventi si separano perché non riescono più a convivere come accadeva una volta, quando la relazione era serena, con beneficio per i figli o per gli altri, che inevitabilmente soffrono. Accade per tutte le relazioni problematiche e nocive che ci si debba separare, anche se dolorosamente.
Questa ci sembra la concreta realtà di tanti esseri umani che non vanno d’accordo. In questo caso l’allontanamento è un atto necessario per coloro che non riescono a convivere bene o con la sufficiente e reciproca tolleranza di entrambi.
Non amiamo i drammi ma la realtà ci impone un sano e maturo giudizio sulle cose della vita, mantenendo il nostro convinto rispetto per coloro che la pensano diversamente da noi.
Tonino Calà

