“De minimis non curat praetor”, in volgo e grosso modo, “Il giudice non si occupa delle piccolezze”. Una ma massima solenne che, tradotta nella realtà quotidiana si trasforma spesso nell’inno ufficiale dell’indolenza politica. È il modo più elegante – e strafottente – per dire: “Ho cose decisamente più importanti da fare che ascoltare i tuoi piccoli, insignificanti problemi”.
Possiamo immagine l’autore di questa frase come il “Leader” che siede sul suo scranno monumentale, avvolto – nel nostro caso – in un abito sartoriale romano, circondato da faldoni polverosi che per l’occasione immaginiamo come i tanti “ascari” di cui si circonda. Immaginiamo il cittadino qualunque che chiede: “Eccellenza, il mio vicino ha potato la sua siepe e tre foglie sono cadute sul mio terreno. Chiedo giustizia”. Il Leader sospirando e rivolgendo gli occhi al cielo e in ossequio alla sua massima risponde “Torna quando il tuo vicino ti avrà raso al suolo la casa. Lì, forse, manderò qualcuno”.
La cosa più ironica di questo principio è che il mondo è fatto massimamente di “minimis”. Se si accumulano tante “inezie”, alla fine si otterrà una catastrofe. Ma il “Leader” preferisce aspettare che l’inezia diventi un cataclisma, così da poter finalmente dichiarare: “Ora sì che la cosa merita la mia totale, inefficiente e tardiva attenzione”. Ma questo è ciò che si è sentito dire.
Invece, forse, l’ascaro di turno, poco acculturato, avrà sentito (e scambiato) la locuzione: “De minibus non curat praetor”, e cioè “Il Leader non si cura degli autobus”. Così forse finalmente è svelato il motivo per cui i mezzi, in questo caso i deputati alla risoluzione del problema, siano sempre in ritardo. Non è colpa del traffico è che il Leader ha sancito un decreto di assoluto disinteresse per la mobilità dei suoi cittadini amministrati. Se ti rubano l’auto, la legge si muove. Se resti a piedi alla fermata del bus per due ore sotto la pioggia, il Leader scrolla le spalle. Dopotutto: “De minibus non curat”.

