Lo sguardo che crea: dove la bellezza diventa amore

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di Edvige Presti

Dall’esperienza estetica alla ricerca di senso: una riflessione sul valore del quotidiano

Dare un senso alla realtà: mi chiedo come avvenga, come possa accadere che qualcosa di apparentemente insignificante venga investito di significato, diventando portatore di senso. Mi domando se questo valore non sia in qualche modo misteriosamente correlato alla bellezza. A questo proposito, mi risuonano dentro le parole di Dostoevskij nell’Idiota quando scrive: «La bellezza salverà il mondo».

In quanto insegnante di storia dell’arte, il mio sguardo è abituato a soffermarsi sulle forme e sui colori, ma lo studio delle opere d’arte è per me molto più di un lavoro: è una passione che mi porta a restare profondamente colpita dall’esperienza estetica, che sia un paesaggio o la bellezza interiore delle persone.

Il filo sottile tra Bellezza e Senso

La bellezza ha a che fare con la ricerca di senso? Intuisco che tra loro c’è un filo sottile che non so ancora spiegare appieno. Quando qualcosa acquista un senso, ai miei occhi diviene automaticamente bella, perché si colloca in un ordine e in un’armonia. Ma cos’è che dà senso? Quando una cosa esce dall’anonimato?

Dio crea l’uomo e lo chiama per nome. Chiamare per nome significa conoscere e riconoscere. Una cosa esce dall’anonimato e diviene significante grazie all’amore. Se amo un uomo, egli non è più uguale a tutti gli altri: assume ai miei occhi un valore speciale, si distingue dal resto, emerge da quel mare in cui è sommersa la realtà circostante. È così che Antoine de Saint-Exupéry fa parlare il Piccolo Principe a proposito della sua rosa. Amare qualcuno o qualcosa è l’unico modo per comprenderlo fino in fondo; è la chiave per imparare ad amare e abitare profondamente la realtà.

Le cose hanno un senso che impariamo a leggere solo attraverso l’amore, il quale ci consente di scoprirne un’interpretazione particolare, filtrata dalla nostra sensibilità. La conoscenza puramente oggettiva, in fondo, non esiste. Il mio amore non è neutro: dà un’intonazione specifica a ciò che amo. Partecipando al processo di comprensione, lo modifico ed entro a far parte di quel senso. L’amore è, allora, l’essenza della vita.

L’umiltà del magnificare

Come si esplica questo amore? È un atto grandioso e fuori dall’ordinario? Porta cambiamenti stravolgenti? Credo piuttosto a un amore umile e paziente, che si manifesta nelle azioni quotidiane: non un atto magnifico isolato, ma un continuo paziente magnificare, dove la passione sia un humus di fondo che stabilizza il legame anziché un evento passeggero destinato a evaporare come neve al sole.

Amare è accogliere con gioia ciò che incontro sulla mia strada, agendo con impegno e serietà, donando me stessa nel compito che mi è affidato. Come in ogni atto d’amore, l’accogliere e il donarsi avvengono simultaneamente, senza calcolo né scambio. L’amore tra uomo e donna ne è un esempio, ma lo stesso principio si ripete in ogni ambito dell’esistenza. Jorge Luis Borges scriveva che chi fa umilmente il proprio dovere sta salvando il mondo; sono profondamente d’accordo. L’amore salverà il mondo.

L’empatia che trasforma l’oggetto in soggetto

L’amore è anche la vera e più profonda bellezza: cogli la bellezza di una donna solo se te ne innamori, almeno per un attimo; cogli la bellezza di un paesaggio quando te ne senti parte; cogli quella di un’opera d’arte quando vi entri dentro o la lasci risuonare dentro di te, che è la stessa cosa. Nel cogliere la bellezza interiore di una persona ti metti in sintonia con lei e ami il suo essere così come si rivela in quel momento.

È qui che si realizza ciò che Martin Buber chiamava la “relazione autentica”: l’altro smette di essere un “Es”, un oggetto da osservare o utilizzare, per diventare un “Tu”. La bellezza è, in fondo, questa relazione di empatia e d’amore con l’oggetto che, proprio perché investito dal nostro sentimento, cessa di essere cosa e diviene soggetto al nostro pari. Attraverso l’amore l’altro non è più estraneo o potenziale nemico, ma parte di noi. Questo si rivela nell’amicizia autentica, la forma d’amore più disinteressata: come dice Gesù, l’amico è colui che dà la vita per l’altro, perché non esiste più distinzione tra i propri interessi e quelli dell’amico.

Una luce che non esclude nulla

L’amore è come una luce che esalta ogni bellezza anche nascosta, che scopre la bellezza in ogni cosa e questa bellezza alimenta l’anima e la rasserena, la fa muovere e commuovere, ma di un movimento che ad ogni momento e ad ogni bivio sa trovare una nuova armonia, una nuova legge che non è imposta dall’alto e a cui deve corrispondere la realtà forzatamente, per cui essa è brutta se non vi corrisponde, ma una bellezza che viene dall’essere, dal basso, e che quindi non esclude nulla ed eleva lo spirito alle vette più alte. In questo “incontro” totale, come suggeriva Buber, ogni singolo “Tu” particolare diventa un varco verso il “Tu eterno”. È così che la bellezza ci porta fino a Dio: una bellezza che non può essere smentita da nulla; la bellezza che Dio stesso ha infuso nel creato e che l’uomo riscopre senza pregiudizi, semplicemente aprendosi con fiducia al mondo.

Ed ecco allora la realtà venirci incontro piena di senso e noi stessi partecipi di quel respiro. La carne non è più materia inerte, ma vibra di vita, tutt’uno con l’anima che, come un vento, la muove; e questo vento sembra essere il soffio di Dio. Non c’è più bruttezza, non c’è più vergogna: resta solo lo stupore.

Edvige Presti

foto di Edvige Presti

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