CGIL: “Il dovere di parlare!”

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dalla CGIL provinciale di Caltanissetta riceviamo e pubblichiamo:

C’è un limite oltre il quale il silenzio smette di essere una difesa e rischia di diventare la gabbia in cui veniamo intrappolati, ed è il limite che questa provincia ha superato da tempo. Come CGIL di Caltanissetta avvertiamo il dovere di parlare, perché sappiamo bene che dietro troppi silenzi non c’è complicità, ma la paura legittima di chi è ricattato dal bisogno, di chi teme di perdere anche quel poco che ha, o di chi è stato semplicemente lasciato solo. È proprio per rompere questo isolamento che non possiamo più assistere passivamente allo scenario impetuoso e desolante che sta investendo la politica nostrana

Da un lato, sfogliamo i giornali e leggiamo cronache giudiziarie che sembrano un bollettino di guerra: amministrazioni sotto la lente della magistratura, misure cautelari, indagini per corruzione, favoritismi e gestione opaca del potere. Dall’altro lato – nello stesso identico momento – raccogliamo la disperazione di lavoratori sottopagati, non pagati da mesi, costretti a svendere la propria dignità per portare il pane a casa o a temere per il proprio futuro occupazionale per l’ennesimo scandalo giudiziario che ha travolto, loro  malgrado, il posto di lavoro.

È un cortocircuito inaccettabile: mentre una parte della gestione pubblica si avvita su se stessa tra stanze del potere e aule di tribunale, la parte produttiva della nostra provincia soffre, muore di precarietà e si scontra contro il muro di gomma di istituzioni sorde.

È ingiusto. È profondamente ingiusto se pensiamo a dove ci troviamo. Siamo una provincia che registra tassi drammatici di disoccupazione, in particolare giovanile e femminile nonostante che intere generazioni di donne e giovani provano con grande fatica a far valere le proprie competenze, a inseguire le proprie vocazioni in una terra che sembra volerli respingere.

Ma la nostra Provincia si  trova nel cuore geografico della Sicilia. Abbiamo una posizione strategica che, se supportata da una visione politica seria e da investimenti trasparenti, potrebbe trasformarsi  nel vero volano economico e logistico per l’intera isola e per tutto il Mediterraneo. E invece? Invece ci scontriamo quotidianamente con l’inadeguatezza di una classe dirigente incapace di pianificare, distratta da logiche di bottega o, peggio, da interessi personali.

Ogni giorno siamo costretti a proclamare l’ennesimo stato di agitazione, a chiedere l’ennesimo tavolo prefettizio o incontro istituzionale solo per pretendere l’applicazione dei contratti o il pagamento degli stipendi arretrati. E la risposta è quasi sempre il silenzio o una burocratica alzata di spalle.

Ma il pericolo più grande che stiamo correndo non è solo l’inadeguatezza di chi ci governa: è la rassegnazione che si sta insinuando tra le nostre persone. Quando la corruzione diventa normalità e il diritto al lavoro viene scambiato per un favore, i cittadini smettono di credere nel futuro. Si fa strada l’idea pericolosa che “tanto non cambierà mai nulla”, che “è sempre stato così”.

La rassegnazione è il miglior alleato del malaffare. Più i cittadini sono rassegnati, più i corrotti e gli incompetenti hanno campo libero.

Come CGIL non possiamo e non vogliamo accettarlo. Il sindacato non è solo un ufficio dove si firmano tessere o si gestiscono vertenze; il sindacato è un presidio di legalità e di riscatto sociale. Noi continueremo a denunciare, a scioperare, a portare avanti le nostre rivendicazioni senza fare sconti a nessuno Ma per questo è necessaria una scelta di campo molto pratica. Dobbiamo rivolgerci prima di tutto alle nuove generazioni, a quei ragazzi e a quelle ragazze che oggi guardano a questa provincia come a una terra di transito, un luogo da cui scappare il prima possibile per poter valere qualcosa.

Ai nostri giovani dobbiamo restituire innanzitutto la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Il sistema clientelare e l’inefficienza politica hanno fatto credere loro che il merito non conti nulla, che per ottenere un lavoro serva sempre un “santo in paradiso”, umiliando le loro competenze. Non è così. I giovani di questa provincia devono riacquistare la consapevolezza del proprio valore e pretendere che questo territorio smetta di essere una terra di passaggio e diventi, finalmente, una terra di opportunità.

Come sindacato, il nostro compito pratico è creare le condizioni affinché chi vuole restare possa farlo con dignità, con contratti regolari e retribuzioni giuste. Ma per farlo abbiamo bisogno di un patto generazionale: la società civile e i giovani devono unire le forze  per pretendere trasparenza e pretendere che i progetti di sviluppo — che potrebbero davvero fare della nostra provincia il baricentro economico della Sicilia — vengano gestiti alla luce del sole e non nelle stanze dei bottoni.

Non serve la rassegnazione o l indifferenza o addirittura  striscioni che etichettano  un’intera comunità di cittadini onesti e di lavoratori per colpa dell’amministratore di turno coinvolto nel l’ennesimo caso giudiziario: le responsabilità penali e politiche sono personali, mentre la dignità di un paese appartiene a chi lo vive e lo rispetta ogni giorno.

Serve  la determinazione quotidiana nel non accettare compromessi al ribasso. Restare e investire su se stessi qui, oggi, è il più grande atto di concretezza e di riscatto che possiamo mettere in campo per cambiare il volto della nostra Provincia.

La segretaria Generale Cgil Caltanissetta Rosanna Moncada

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