di Rocco Gumina
Al Meeting di Comunione e Liberazione che si è svolto a Rimini dal 21 al 26 agosto, il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sostenuto che l’attuale governo presieduto da Giorgia Meloni sia disposto a lavorare con il settore industriale degli idrocarburi al fine di limitare gli attuali rialzi del costo del greggio connessi alla crisi internazionale.
Oltre a ciò, il capo della Farnesina – all’interno dell’incontro intitolato La speranza da ri-costruire nella terra dei cedri del 26 agosto – ha sostenuto di essere «contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extra profitto, di tasse» e di non voler neanche sentire l’espressione poiché, a suo dire, gli ricorda molto l’Unione Sovietica. Ad oggi, le testate giornalistiche e d’informazione non riportano alcuna reazione alle parole dell’esponente del governo da parte della platea composta – presumo a maggioranza – dai membri del movimento cattolico fondato da don Giussani. Neanche fra i componenti di Forza Italia – partito appartenente ai popolari europei, autodefinitosi moderato e sostenitore del cristianesimo come radice culturale del vecchio continente – risulta una presa di posizione critica nei confronti del maggiorente, sempre più depotenziato, dei forzisti.
Ciò risulta assai strano per il semplice fatto che uno dei cardini della dottrina sociale della Chiesa – ribadito prima da Francesco e poi da Leone XIV, nonché presente sin dagli insegnamenti dei padri della Chiesa – sia quello connesso alla destinazione universale dei beni che fa della proprietà privata una sorta di atto secondo rispetto alla ricerca della giustizia, dell’uguaglianza, della dignità per tutti e tutte. Alla luce del fatto che Tajani ha discusso di questioni riguardanti il greggio che – come sappiamo – sostiene le imprese le quali, a loro volta, sono alla base della sussistenza di milioni di famiglie, anziché parlare di Unione Sovietica, dovremmo concentrare le nostre attenzioni culturali e politiche sulla ricerca dell’equità e del bene comune.
Come annota padre Bartolomeo Sorge, gesuita e grande conoscitore dell’insegnamento sociale della Chiesa, tra Vangelo e liberazione dell’uomo esiste un nesso inscindibile tanto che risulta impossibile evangelizzare senza che l’uomo progredisca anche civilmente. A partire dall’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, la Chiesa ritiene che le istituzioni di qualsiasi livello – a partire dallo Stato – debbano perseguire come finalità il bene comune il quale trascende gli interessi privati per garantire a ognuno, e in modo uguale, i diritti. Successivamente Giovanni Paolo II – pontefice assai stimato dai ciellini – ha fatto sue le tesi provenienti dalle Chiese latinoamericane circa l’opzione preferenziale per i poveri in grado di promuovere integralmente l’umano.
Occorre anche notare che per la dottrina sociale della Chiesa la proprietà privata è uno strumento essenziale per la tutela e l’espansione della libertà della persona. Tuttavia, è necessario sostenere l’intervento delle istituzioni per favorire un’equa distribuzione dei beni. Di conseguenza la proprietà privata è strettamente congiunta alla destinazione universale dei beni della terra. In questa visione, è chiaro che la politica attraverso principi come la sussidiarietà e la solidarietà – ben delineati nella nostra carta costituzionale – declina da un lato la difesa dell’individuo e delle famiglie rispetto allo strapotere dello Stato, dall’altro l’idea secondo la quale ogni essere umano è considerato corresponsabile del bene di ogni altra persona e delle forme associative con le quali simile bene si concretizza. L’opzione preferenziale per i poveri e il principio della destinazione universale dei beni risultano centrali in quest’ottica.
In definitiva, è davvero singolare che il ministro Antonio Tajani – fondatore insieme a Silvio Berlusconi di un partito che da sempre proclama le radici cristiane dell’Europa – all’interno della manifestazione cattolica più sponsorizzata dai media e in un Paese nel quale ogni anno i ricchi accrescono il proprio potere economico mentre i poveri sono sempre più indifesi (si veda il Report statistico nazionale 2026 della Caritas italiana), si elevi a tenace difensore della proprietà privata accumulata dal settore industriale degli idrocarburi. Da questa prospettiva, è altrettanto singolare che dalla platea di Rimini e dai dirigenti di Forza Italia non siano emerse reazioni critiche alle parole del vicepresidente del Consiglio.
Rocco Gumina
