Le (nuove) inchieste del Commissario Filippo Falconara. A Calatorre

Lillo Ariosto
Lillo Ariosto 237 Views
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Settima puntata

La targa inglese, il bistrot, i “Fleetwood Mac”, “Enry” e la parrucchiera…..

Due colpi alla porta dell’ufficio di Falconara interruppero i mali pensieri che stava ancora facendo ricordando quella che, il giorno prima, gli era sembrata una aggressione alla sua giugulare ad opera dell’irsuto (il) Greco con i suoi canini sporgenti. Alla fine si era trattato di una sbiadita, innocua, mostra dentale. Falconara, contento di essersi sottratto a quello che gli era sembrato un assalto “all’ultimo sangue”, vociò un risonante

– Avanti!

Sulla porta l’agente La Manna leggermente intimorito per la inaspettata intimazione sonora che con voce quasi tremante esordì.

– Dottore abbiamo qui le informazioni su quei numeri di telaio delle vetture andate a fuoco per l’attentato mafioso alla panineria.

Il commissario guardò La Manna e con un senso di artefatto straniamento riprese il poveretto.

– Bravo La Manna. Congratulazioni. Non sapevo che avessi superato il concorso in magistratura. Quindi siamo sicuri che è un attentato di mafia. Un attentatooooone…. di mafia….. Alla panineria che vende patatine e panelle.

La Manna, senza mostrare alcuna sorpresa, rispose candidamente.

– Commissario veramente io concorso non ne ho fatto. A me niente è arrivato. Io – quando è stato – ho fatto solo la domanda per entrare in Polizia.

Poi, guardando un punto indefinito nel vuoto, come se stesse riflettendo con sé stesso, continuò.

– Ma poi a me mi pare difficile che mi hanno promosso a giudice. A me manco mi piace fare il magistrato. Io pensieri non ne voglio. E poi io qui, con lei, sto bene. A me qui non mi incuieta nessuno. Mi faccio il mio lavoro e basta. E poi qui c’è lei. Lei si prende tutti i pensieri. E io sto tranquillo, tranquillo. Lei è il Commissario. Io faccio tutto quello che mi dice lei…e non ho pensieri. Perché mai mi dovrei fare giudice?

Io, caro Commissario, glielo dico prima. Così non si offende nessuno.

A me anche se mi chiamano…. Io non ci vado. Io rifiuto. Metto pure firma per non andarci.

Falconara pensò che una intera confezione di omeprazolo non avrebbe impedito la ipersecrezione gastrica che gli stava mandando a fuoco lo stomaco per la irritazione che si sentiva salire. Fece ricorso alla sua esperienza e sedò tutto quanto, riportando a una forzata serenità la conversazione con il suo agente.

– La Manna va bene. Grazie. Hai controllato a chi risultano intestati i veicoli?

– Si dottore. Nella carpetta ci sono i nominativi dei proprietari. Una vettura però risulta con targa estera. Viene dall’Inghilterra. Anzi forse è venuta dal Giappone. Ma sicuramente si è fermata in Inghilterra. Mi sono informato al PRA. Mi hanno detto che non risulta immatricolata in Italia. Ancora non conosciamo il nome del proprietario. Bisogna vedere all’Ufficio delle Dogane. Però, forse è meglio che ci parla lei. Magari là parlano straniero e io non sono tanto bravo con lingue straniere. Non si offenda però.

Falconara, oramai quasi annegato nella acqua santa, prese quello che di buono l’agente La Manna aveva fatto, ignorando volutamente quello che aveva detto in quei minuti.

Congedò bonariamente il poveretto, consapevole che il primo dovere di un capo è quello di tutelare i propri collaboratori. La Manna era un buon padre di famiglia, forse meno fortunato con l’apprendimento ma era un funzionario fedele, a suo modo scrupoloso, e molto devoto al suo Commissario. Andava bene così. E poi pure a Falconara non piaceva giudicare. Solo che lui, a differenza del povero La Manna, ne era convintamente consapevole.

– Grazie La Manna puoi andare. Con l’Ufficio delle Dogane ci penso poi io.

– Grazie Dottore. Lei con me è sempre educato e gentile.

Rispose La Manna. Poi sottovoce disse a se stesso, senza farsi sentire.

– Il Signore ce lo deve guardare.

Falconara congedò l’agente con un cenno benevolo e diede uno sguardo al rapporto. Ebbe conferma di quanto anticipatogli. La placchetta metallica emersa dalle ceneri di una delle autovetture andate distrutte nell’incendio al pub “Le Sette Vite” recava un numero di chassis (telaio in inglese n.d.a.) corrispondente a una vettura di fabbricazione giapponese e poi trasformata (kittata) in Inghilterra. Non risultava immatricolata in Italia. La vettura era stata costruita nel 1981. Per la recente Brexit, l’uscita dell’Inghilterra dalla Unione Europea, era transitata d’ufficio nei registri doganali, in attesa che qualcuno pagasse la tassa di importazione estera. Come aveva detto il buon La Manna andavano richieste le informazioni utili all’Ufficio delle Dogane e dei Monopoli di Stato. Era dunque necessario farvi una visita. Avrebbe chiamato l’Ufficio per fissare un appuntamento. Adesso era più importante fissare un altro randez vous.

Quello con Maria Stella.

Recuperò il telefonino dal fondale del mare di carte che stazionavano in rada sulla sua scrivania e digitò qualcosa che stava ben scolpito nella sua RAM cerebrale. Attese un paio di squilli.

– Buongiorno cara. Come stai?

– Buongiorno anche a te. Io sto bene. A parte un certo languore.

– Ti chiamavo perché anch’io sento lo stesso languore. Ti andrebbe di andare a pranzo?

Hanno aperto un piccolo bistrot dalle parti dell’ex Convento del Suore del Signore della Città.

– Ma il quartiere non era un pò… così, così?

Chiese perplessa Maria Stella.

– Si ma adesso con questo ristorantino forse andrà meglio. Ma poi di cosa ti preoccupi?

– Di nulla. Del resto…. ci sto andando accompagnata da un poliziotto.

I sue risero leggermente e si diedero appuntamento per le tredici, a pochi passi dall’agenzia di Maria Stella.

Falconara sbrigò le ultime faccende burocratiche e un quarto alle tredici si imbarcò a bordo della Golf bianca, facendo rotta verso la piazzetta ottocentesca adiacente l’ufficio di Maria Stella. Il codice di navigazione del traffico di Calatorre non pareva subire molte violazioni nonostante l’ora prandiale. Decise di veleggiare quindi rilassato sulle onde nelle note di “Dreams”, con la voce della indimenticabile Stevie Nicks dei Fleetwood Mac. Guidò così, in leggera bolina, sin quasi all’ingresso della palazzina dell’ufficio di Maria Stella. Ormeggiò la Golf su un lato della piazzetta intestata a uno sfortunato eroe della battaglia dell’Amba Alagi. Notò che era stata corredata da alcune palme da dattero manipolate geneticamente per resistere al flagello del punteruolo rosso. Forse, pensò, un riferimento all’altopiano etiopico del Tigrè, dove l’eroe cadetto della Casa una volta regnante si era sacrificato. Allontanò questi (mali) pensieri coloniali e sulle note di “Seven Wonders” sempre dei leggendari “Fleet” attese Maria Stella. Sul finire del brano la vide uscire dal portone del palazzetto dell’agenzia. Falconara le indirizzò un sorriso con gli occhi. Maria Stella montò in auto. I due si scambiarono una tenera effusione.

– Allora… come va?

Esordì Maria Stella, sfoderando uno dei suoi micidiali sorrisi alla “Killing me softly”.

Falconara (finto) emozionato come un liceale al primo appuntamento che si vuole mostrare però sicuro di se.

– Bene. Grazie. Solita routine, se non fosse per la seccatura per una inchiesta che vogliono far passare per una estorsione mafiosa. Un incendio nei pressi di una panineria che ha coinvolto alcune vetture in sosta.

Maria Stella un pò preoccupata.

– E perché preferiscono dire che sia stata la mafia?

– Cosa vuoi… il clamore fa audience. C’è la televisione locale che tiene a fare ascolti.

– Ma oggi le TV sono molto meno seguite. Ci sono i social, le piattaforme.

Aggiornati Commissario.

Ci scherzò sopra Maria Stella.

– Sarà. Gli amici del nuovo Sindaco che hanno acquistato questa TV locale la pensano diversamente.

Chiuse il discorso Falconara.

Durante il tragitto i due si scambiarono alcune opinioni sullo stato sempre meno curato della città. Maria Stella sempre propositiva. Falconara sempre più realista, al limite del prosaico, quindi abbastanza scettico.

Giunsero nello spiazzo antistante il bistrot.

Notarono che era stato ripulito dalla esuberante vegetazione che si era fatta strada. Approfittando dal rimpallo di competenze fra ente Comune, Azienda appaltatrice della manutenzione del verde e il Consorzio di bonifica, alla fine l’unica bonifica era stata quella eseguita privatamente dai proprietari del ristorantino. Pure loro forse avevano abdicato nei confronti degli “enti preposti”, decidendo per il più efficace “fai da te”.

Un’altra prova del nuovo mantra: “Meno Stato più mercato”.

A pochi passi dall’entrata li attendeva un esperto maitre di sala, vecchia conoscenza di Falconara.

– Buongiorno dottore. Ben venuta dottoressa. Vi accompagno al vostro tavolo. Grazie per averci preferito.

– Grazie a lei Enry’ (Non è un errore di digitazione. Il nome, di ispirazione francese, Enry’ risultava – al posto del più corretto Henri – proprio così dal documento di identità del commis).

I due si accomodarono nel primo tavolo a sinistra della seconda saletta del ristorantino. Il luogo si mostrava gradevole. Nessuna musica heavy inondava le salette. Un leggero brusio accompagnò la scelta del menù.

Nell’attesa dell’entrée, Falconara prese delicatamente la mano di Maria Stella.

– Come ti sembra?

– Grazioso. Accogliente. Ben curato. E poi mi sto accorgendo che hanno un buon impianto di aerazione. Non ci impregneremo così vestiti e capelli degli odori della cucina. Anche se nel pomeriggio ho appuntamento da Laura all’Heritage, la mia parrucchiera.

Falconara accennò a un sorriso.

– Cos’è che ti fa sorridere?

Chiese curiosa Maria Stella.

– No. Nulla. E’ che con la mia inchiesta, questa sull’incendio al pub, è spuntata pure una storia su una parrucchiera “a domicilio”. C’è pure un fascicolo per contestargli l’esercizio abusivo della professione. Pare che sia una poveretta che sbarca appena il lunario e che, a quanto pare, ha acquistato una strana vettura al suo fidanzato. Un nullafacente che si ingozza di orrendi panini.

Maria Stella mutò espressione.

– Forse ho capito chi è.

– Perché tu la conosci?

In automatico, Falconara.

Maria Stella fece un cenno di assenso.

– No. Io non la conosco personalmente. Non so neanche come si chiami. Ho però sentito dire che era una dipendente di un negozio di parrucchiera che stava in un centro commerciale sulla strada veloce che va verso il mare. Poi hanno chiuso. Per quel che so, adesso va casa per casa a fare pieghe e colore.

Poveretta cerca di darsi da fare.

Poi di colpo, Maria Stella sembrò sorprendersi.

– Sai chi è una sua cliente?

– No. Chi?

Rispose un sorpreso Falconara.

– Ma come non lo sai? E’ pure vicina di casa tua.

– Vicina di casa? E chi è?

Maria Stella sempre più divertita.

– Come chi è? La vedova Lo Celso.

Rispose Maria Stella.

Falconara comprese che all’orizzonte gli si stava profilando un nuovo “campo minato”. Rischiò di perdere l’appetito.

To be continued…..

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