Non spegnete le aree cerebrali critiche

Tonino Cala
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Nei bar, nelle piazze, nei corridoi delle scuole, in tutti i luoghi pubblici… un coro unanime, un plebiscito: “È bravo, è bravo… è buono, è buono… ha fatto, ha fatto tutto. Il nostro meraviglioso sindaco, il nostro onorevole, il nostro senatore! La premier Meloni è eccezionale, ha riportato l’Italia ai vertici della politica internazionale, ha sanato l’economia, sono aumentati i salari, sono diminuite le accise sulla benzina”. Un miracolo, un vero miracolo italiano.

E io disarmato, in silenzio, muto, davanti alla valanga dei consensi! E poi chiedevo a un avventore di un bar: “ma non ci sono dubbi? Un solo dubbio? Allora va tutto bene? È tutto perfetto? E l’altro: “Si va tutto bene, il sindaco non si tocca, la premier è perfetta”. E io, timidamente: “Faccio notare che i dati economici e i fatti politici dicono un’altra cosa, tutto il contrario di quello che afferma la massa, il popolo. La stampa è asservita”.

Ma il popolo pensa o è preso dal voto di pancia e non riflette? Un voto emotivo e non razionale. La massa è acritica, non pensa. Ripensavo ai miei studi di antropologia, sociologia, filosofia e psicoanalisi. C’era qualcosa che non andava. In democrazia il dubbio è vitale! Le folle acclamavano Mussolini, Hitler e Stalin, tre terribili dittatori. Come era potuto accadere? La Storia non è maestra di vita? Non c’è alcuna spiegazione razionale.

In “Psicologia delle masse e analisi dell’io” (1921), il padre della psicoanalisi Sigmund Freud spiega: “l’individuo all’interno di un gruppo perde il senso critico, regredisce a comportamenti primitivi e si lascia guidare dall’inconscio a causa del “contagio emotivo” e della suggestione collettiva”. Ipnosi e suggestione collettiva, come avrebbe asserito Gustav Le Bon.

Molto tempo fa un onorevole siciliano della Democrazia Cristiana, passato poi con Forza Italia, mi disse con tono disincantato e ironico: “Caro professore, la gente, quello che noi chiamiamo popolo, è acefala.  Se la beve, crede alle tue promesse. Oggi, sapendolo per esperienza, sono passato con Forza Italia e ho avuto una valanga di consensi. Si tranquillizzi, il fenomeno dell’inganno collettivo riguarda anche la sinistra. Li conosco, non sono diversi da noi”.

Rimasi in silenzio e senza parole. Forse aveva ragione, lo diceva lui stesso come funzionava il potere e il meccanismo del consenso elettorale.

Un altro onorevole del centrosinistra, che aveva militato in diversi partiti, mi disse: “Caro mio, a Roma, ci mettiamo d’accordo su tutto e voi in periferia – destra, centro e sinistra – litigate come dei fessi. Fai attenzione, anche i nuovi non sono nuovi e faranno le stesse porcate che abbiamo fatto noi.”

Un quadro desolante. Non era bieco qualunquismo: era la realtà delle cose. Trovano gli accordi alle spalle dei cittadini e non per nobili motivi, vecchi e nuovi politici.

In “Psicologia di massa del fascismo”, Wilhelm Reich spiegava: “Il fascismo non fu solo un’imposizione politica dall’alto o un complotto, ma l’espressione delle reazioni irrazionali dell’uomo comune, causate da secoli di repressione sessuale… La Chiesa e l’autoritarismo patriarcale reprimono la sessualità naturale, specialmente nei giovani. Questa energia repressa viene distorta e trasformata in sottomissione all’autorità, paura della libertà e aggressività repressa”.

Le tecniche della comunicazione manipolata e l’uso distorto dei social media consentono al politico scaltro d’imbonire e di raggirare la gente credulona che si fa abbindolare facilmente. Lo avevano capito anche gli imperatori romani che, con la pratica collettiva “panem et circenses”, sedavano le coscienze e il libero pensiero dei cittadini.

Allora non c’è alcuna speranza, anche se si vota diversamente, anche un nuovo partito? Il pessimismo della ragione viene da sé, non l’ottimismo della volontà (altro espediente retorico e demagogico), anche se si fa riferimento al pensiero critico della Storia, con la sua lunga narrazione di fatti controversi e ambigui, segnati dalla violenza politica e dalla corruzione di un potere disumanizzante e incivile.

Ancora una volta: “tanto rumore per nulla”. Il rumore delle vittorie elettorali che sono già delle sconfitte.  Le feste durano poco. Anche “u scrusciu” si fa silente.

Con questo non vogliamo abbandonare le speranze e farci testimoni passivi della Storia. Anzi, il male stesso della Storia ci richiede sempre una consapevolezza critica e un maggiore impegno individuale e collettivo che possa contrastare le derive autoritarie e illiberali della politica.

Tonino Calà

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