“Passia Mangiannu”, riscopriamo i nostri quartieri, a Mussomeli

Roberto Mistretta
14 Min Leggere

Mussomeli – “Vedi quella porta? Io là sono nato nel 1958, e lì accanto è nato il vescovo Francesco Lomanto e suo fratello Achille, l’arciprete. Qui siamo in vicolo Mistretta, quartiere del Carmelo e tanti anni fa, quando eravamo bambini, qua tutto era diverso”.

“Eh sì, nelle serate estive come questa, la gente si metteva con la sedia davanti casa, e parlava, socializzava in maniera diretta, e dopo una giornata di lavoro, si intratteneva con gli altri compaesani che tornavano da lontano, dove si erano trasferiti per lavoro, e magari avevano messo su famiglia, e si vedevano tanti bambini che giocavano, correvano, si divertivano. E tutto era più bello”.

Voci raccolte ieri sera, per strada, a “Passìa mangiannu” tra le viuzze dei quartieri del Carmelo e Sant’Enrico,

Ché poi in fondo questo è il cuore vero di “Passìa mangiannu”, ovvero riscoprire gli antichi quartieri cittadini che anche tanti mussomelesi doc avanti negli anni non hanno mai visto e riportare alla memoria volti, luoghi e iniziative di una volta, valorizzati alla luce delle comodità moderne e perciò tanto più ricche di fascino.

L’edizione 2026 di Passìa mangiannu, fiore all’occhiello della Pro loco, realtà associativa di volontari che si spendono per la comunità, comincia puntualissima ancora prima delle 21 nella piazzetta Maestra Maria Cocuzza, accolta dalla Street Band Ottoni Sound,  sulle note di “Per sempre sì” di  Sal da Vinci, arriva la coppia di li ziti, così si chiamavano un tempo gli sposini.

Ad accogliere il fiume di visitatori che ancora prima delle 21 rompe gli argini e affluisce composto, ecco in Via Milazzo il cielo ricamato da centinaia e centinaia di centrini che le luci in notturna rendono ancora più suggestivo.

Cinzia Frangiamore, vice presidente della Pro loco, tra una foto ricordo coi visitatori e gli scatti istituzionali alle postazioni dei volontari che offrono scacciu, pani cunzatu e altro ancora, spiega: “L’idea dei centrini è nata per abbellire ancora di più il nostro meraviglioso centro storico, valorizzandolo con qualcosa della nostra tradizione, qualcosa che appartiene alle nostre nonne, in questo caso i filati fatti a mano, ben sapendo quante ore di lavoro e di amore ci sono dietro ogni singolo centrino col quale abbiamo addobbato via Milazzo per iniziare l’edizione Passia mangiannu 2026 e fare riscoprire ancora una volta le tradizioni e i valori di casa nostra. I visitatori, nel percorrere questa via, si renderanno conto dell’effetto suscitato. L’installazione, realizzata con molte centinaia di centrini, è imponente e si potrà visitare sino a fine settembre.”

Da Via Milazzo si arriva a quell’unicum mussomelese che è ‘U Purticatu di Munti. Non è semplice descriverlo ma ci proviamo.

Nel declivio dove finisce Via Milazzo, laddove il lastricato in pietra lavica rende impossibile continuare a procedere in posizione eretta per la presenza di un fabbricato sospeso su travi, ecco comparire all’improvviso degli scalini. Le persone più alte debbono abbassarsi per potervi passare sotto. Sembrerebbe finita lì, ma appena svoltata ‘a cantunera, ecco un’altra meraviglia: il portico continua con un poderoso arco in pietra lavorata, un solidissimo architrave fatto dall’uomo a sostegno dell’abitazione sovrastante che sfocia nella Piazzetta Meli e in un’adiacente viuzza. In quest’ultima una numerosa famiglia è seduta attorno a una tavolata all’aperto e sta cenando in allegria, salutando i tanti visitatori che passano sotto ‘u purticato, dove  i residenti hanno allestito una figuredda, immagine iconica immancabile nei contesti dei nostri centri storici.

“Passia e mangiannu è una bellissima iniziativa – dice il poeta Salvatore Cappalonga, da poco anche scopertosi romanziere – e sono davvero contento di vedere tantissime persone che riscoprono i nostri quartieri. Alcuni li stanno visitando per la prima volta. Un’iniziativa che sta prendendo sempre più piede e spero che il prossimo anno si possa valorizzare anche il quartiere di San Giovanni”.

Carmelo Di Maria, autore di scatti memorabili della sua Mussomeli e non solo, lo incrociamo in compagnia della moglie: “Una bellissima iniziativa. Ho appena cominciato la visita e stiamo tornando indietro per prendere un poco di scacciu e poi proseguire. Penso che anche il prossimo anno si potrebbe continuare a valorizzare questa zona magari includendo anche la zona dell’ospedale vecchio.”

Anche Emanuele Montagnino e la moglie Maria si sono fermati alla prima postazione della Pro loco per rifornirsi di scacciu. Accanto a tale postazione ecco le nipoti della cara maestra Maria Cocuzza, infaticabile scrittrice, che proprio davanti la sua storica residenza mostrano i tanti testi della nonna, pagine e pagine di ricerca appassionata con le quali ha raccontato la vita di questa comunità.

Accanto ecco anche l’abitazione del colonnello dell’Esercito Calogero Schifano, che mostra cimeli e ricordi di eroi militari di casa nostra.

Superato ‘u purticatu, si sfocia su Piazzetta Meli, dove un tempo, ci dice un bene informato del posto, si allestiva il mercato settimanale, e subito dopo si arriva a Palazzo La Rizza. Qui troviamo uno degli eredi dello storico casato, Mario Veneziano, che ancora vive nel palazzo di famiglia e ha aperto l’ingresso: “Certo è strano vedere Palazzo La Rizza con tanti visitatori che si affacciano ed entrano nell’atrio per ammirarlo. Mi fa molto piacere e sarebbe bello se un giorno la sovrintendenza potesse ristrutturarlo e renderlo fruibile interamente.”

Il palazzo risale alla prima metà del Settecento e fu edificato da don Giuseppe. I La Rizza erano all’epoca una famiglia molto attiva nella vita pubblica. Il prospetto esterno presenta cornici, lesene, portali decorati e lo stemma di famiglia sul portone d’ingresso. Nell’atrio, ecco due colonne introdurre alla scalinata che porta ai piani superiori, non fruibili. Il salone principale possiede volte decorate con affreschi del pittore Giovanni Meli, a cui è intitolata l’adiacente piazzetta.

Proprio davanti a Palazzo La Rizza ecco la postazione di un’altra realtà cittadina in continua crescita, ovvero la dinamica e giovanile azienda dei fratelli Mulè che  propone i suoi prodotti, tra tutti il miele di rigorosissima produzione locale.

Ricorda Pasquale Mistretta, già commissario provinciale dello Iacp: “Qui, a Palazzo La Rizza, noi eravamo di casa. Papà faceva il pastore e noi fornivamo formaggio, ricotta e tutti gli altri prodotti caseari, alla signora Giuseppina La Rizza, e alla cognata, la signora Francesca. Io e mio fratello eravamo bambini, potevamo avere una decina d’anni,  e la signora ci offriva sempre dei biscottini.”

Da qui, proseguendo per lo stretto Vicolo Mistretta si arriva nell’adiacente e omonima piazzetta dove un’altra postazione della Pro loco accoglie e ristora i visitatori. Accanto una produzione di birra artigianale che riscuote non poco successo. Ben presto ecco sopraggiungere  la Street Band Ottoni Sound che regala altre note coinvolgenti.

Dorio Scaduto, classe 1962, in visita con la moglie, qui è di casa. “Questa è la nostra casa, qui siamo nati e cresciuti e seppure sembra impossibile arrivarci in auto, in quel garage là – e mostra un cortile chiuso e stretto – io parcheggio il mio trattore. Un tempo qui in serate come questa era pieno di gente che stava fuori di casa a prendere il fresco e a chiacchierare, mentre i bambini giocavano come volevano sino a tarda ora.”

Si prosegue in continua discesa, e sì, Mussomeli è un paese montano e tra Via Milazzo da dove si è partiti, sino al Bar del Sole a Sant’Enrico dove si arriva alla fine del percorso, il dislivello in altitudine, si misura non in decine ma in un paio di  centinaia di metri.

Ed ecco dunque le foto di Danilo e Alessandra Cacciatore che immortalano scorci diversi dal contesto locale: “Alcune di queste foto sono state scattate in zone di mare come la splendida San Vito Lo Capo, altre addirittura all’estero, come a Windsor e Wooking, in Inghilterra, quindi in posti diversi dal solito. Sono stata coinvolta da mio fratello che partecipa ogni anno e mi sono messa in gioco. Spero che i visitatori possano ammirare e apprezzare i dettagli dei miei scatti anche se la luce non aiuta, in ogni caso è bello ritrovarsi qui.”

Da un fotografo all’altro ecco in una traversa di via Balate davanti casa sua, Miguel Avila, ingegnere informatico di professione ma grande appassionato di foto. Miguel, oggi attivissimo socio Pro loco credo coniughi in sé l’immagine più bella di questa iniziativa: integrazione, tradizione e futuro. Miguel tre anni fa lasciò la sua terra natia, il Guatemala, e con moglie e tre figli, attratto dal progetto Case1€uro, arrivò a Mussomeli parlando poco l’italiano. Dopo aver acquistato una casa, la stessa che adesso ci mostra orgoglioso, l’ha rimessa a nuovo con le sue mani. Oggi lavora in una florida azienda cittadina ed è felice della scelta fatta per dare un futuro diverso ai suoi figli.  

“Mi trovo benissimo qui e questo posto è casa nostra ormai; ho imparato bene l’italiano e adesso sto imparando anche il siciliano lavorando con gli operai. Mi piace dare il mio contributo come volontario alla pro loco, per noi è meraviglioso tutto questo.”

Miguel ha allestito una postazione davanti casa sua e realizza scatti a richiesta a chi vuole immortalare un momento di vita diverso, e per certi versi unico.

Tra i visitatori scorgiamo anche l’ingegnere Alfonso Lupo e la moglie, signora Enza. Già dirigente ministeriale e presidente dell’associazione culturale “Terra Manfridae” di Torino, dove vive fin da giovane, quando vi si trasferì per studiare al Politecnico, l’ingegnere Lupo, nato e cresciuto nel quartiere madrice, commenta: “Sto visitando questi posti per la prima volta e anche per me, mussomelese, devo dire che si stanno rivelando una bellissima sorpresa.”

Siamo ormai in prossimità della parrocchia Sant’Enrico e a distanza di poche decine di metri ci travolge e ci avvolge il profumino della carne alla brace preparata da Enzo davanti la propria macelleria, per la gioia del palato dei tanti che con gusto addentano i suoi succosissimi panini, ma anche per l’olfatto di chi sazia le proprie narici soltanto col profumino.

Poco più avanti il coloratissimo automezzo di Martina Novello che col suo “Pedi Pedi” si è inventata un lavoro itinerante proponendo granite, crepes, drink. Non mancano l’artigianato e la performer musicale di Gianfranco Navarra. Infine, un’altra immagine iconica dell’edizione 2026 di Passia mangiannu, ovvero i centri realizzati dai ragazzi dell’Isola che non c’è ed esposti ai piedi dell’edicola votiva di Gesù Nazareno, la cui festa per tradizione da sempre chiude l’estate mussomelese l’ultima domenica di settembre, quando già i primi rigori autunnali salutano la calura delle notti estive.

La abbiamo già scritto, ma repetita iuvant: ci sono molto modi per valorizzare il centro storico e certo  questo è uno dei più azzeccati, ovvero passeggiare per le viuzze di Mussomeli ben ripulite, assaporando le prelibatezze della nostra terra e far ai più giovani di riscoprire una Mussomeli misconosciuta così come invogliare i turisti di immergersi in una atmosfera che un giorno, perché no, potrebbe diventare realtà attrattiva con un percorso condiviso di valorizzazione dei vecchi quartieri, oggi in parte abbandonati. In tal mondo si potrebbe rivitalizzare il centro storico sulle ali del boom   Case1€uro e il successo della Via di li porti tingiuti.

E se pure il percorso è lungo, ogni cammino inizia coi primi passi.

Roberto Mistretta

immagini di Roberto Mistretta

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