Trent’anni fa Peppe Nasca lasciava questa terra, la sua famiglia, la sua città, tutto quello che aveva amato. È stato uno di quei nisseni che hanno voluto spendersi per lasciare un segno positivo nella società in cui hanno vissuto, e ha fatto una scelta di impegno culturale innovativa nel contesto dei primi anni ’70, quando Caltanissetta si avvitava sempre più in una crisi economica e sociale che ne avrebbe colpito profondamente l’identità.
Aveva fondato una compagnia teatrale, “I Quindici”, (poi Stabile Nisseno) con un gruppo di amici brillanti, Michele Abbate, Giorgio Villa, Giovanni Lanteri, Giusy La Ferla, Elvira Sillitti, ragazzi e ragazze che volevano esprimersi nello spazio pubblico, essere visti, riconosciuti, riunendo le persone a teatro, in un teatro vero, uscendo dai palcoscenici parrocchiali in cui il teatro amatoriale fino a quel momento era rimasto confinato.
Erano gli anni in cui il protagonismo delle giovani generazioni si esprimeva in tanti modi con una energia senza precedenti: nella politica, nei movimenti di contestazione, nell’arte. Peppe Nasca aveva scelto il teatro, l’arte di raccontare la vita con leggerezza, provocando il sorriso con l’ironia, con la satira, rispolverando inizialmente il repertorio classico del teatro popolare siciliano di tradizione, e puntando sempre più a rinnovarla.
Aveva un talento naturale, tempi comici irresistibili, creatività, e soprattutto capacità di coordinare l’azione scenica, una regia che non era soltanto un fatto tecnico legato alla rappresentazione, ma un legame sociale significativo, con la sua compagnia, con il suo pubblico. E la sua Compagnia era diventata una scuola, uno spazio di attrazione e di valorizzazione dei giovani, creando una esperienza che ne avrebbe generato tante altre, anche dopo di lui, anche dopo tanti anni.
La solitudine di chi si impegna in un progetto importante nel nostro contesto nei suoi anni più difficili ne ha corroso lentamente l’entusiasmo, la capacità di resistere, ne ha colpito le energie positive.
Dopo tanto, troppo silenzio, dopo la rimozione, come spesso avviene a Caltanissetta per i suoi figli più creativi, da alcuni anni al suo nome è legato un premio e una rassegna teatrale regionale promossa da Théatron, che si tiene proprio in quel Teatro Margherita che lui non ha avuto il tempo di vedere riaperto, dopo i restauri infiniti, restituito alla Città e abitato anche dai talenti nisseni.
Chi fa teatro oggi nella città di Peppe Nasca ricordi di avere in lui un genitore

