Un voto unanime dopo un dibattito in Consiglio comunale che ha visto, come da tempo non avveniva a San Cataldo, una perfetta condivisione della proposta di intitolare la Villa Comunale ad Arcangelo Emma e Biagio Falzone, che negli anni ’70 avevano condotto una coraggiosa e serrata battaglia in Consiglio comunale per approvare nel Piano Regolatore della città la destinazione a verde pubblico dell’area in cui poi è sorta la Villa, sottraendola alle manovre della speculazione edilizia che voleva mettere le mani su un terreno pregiato per la sua posizione.
Una storia travagliata, quella dell’urbanistica a San Cataldo, (come di tante altre città siciliane), dove, intorno alle scelte del Piano Regolatore generale, si muovevano interessi economici consistenti e si allungavano le mani della speculazione. Interessi tanto forti da incidere sugli equilibri politici fino a lacerazioni clamorose.
Per ricordare correttamente quella vicenda ci siamo documentati riscoprendo un articolo-memoriale dell’avv. Biagio Falzone uscito sulla rivista “Argomenti” n.12 (ottobre-dicembre 1988), che ricostruisce la storia di quegli anni a San Cataldo. Il Piano Regolatore avrebbe consentito di programmare la costruzione di centinaia di alloggi popolari, della Villa comunale del Parco giochi per i bambini, la creazione di aree di verde pubblico attrezzato con impianti sportivi, oltre che la revisione dei confini con i comuni di Caltanissetta e Serradifalco.
San Cataldo aveva subito una frana devastante, negli stessi anni in cui un evento simile si era verificato ad Agrigento raggiungendo una notorietà nazionale, e il Piano regolatore prevedeva di trasformare le arre colpite in zone da consolidare e riqualificare.
L’urbanistica in quegli anni diventava terreno di scelte decisive per lo sviluppo del territorio e di conflitti politici che rivelavano le trame degli interessi contrastanti tra chi pensava ad un uso esclusivamente privatistico del suolo urbano e chi pensava invece all’occasione per progettare ordinatamente una città in cui il bene comune rappresentasse la priorità degli amministratori.
L’on. Giuseppe Alessi, da Sindaco di San Cataldo, aveva anche conferito l’incarico della progettazione del PRG a due professionisti, ma nel 1965 un cambio di equilibri politici tra le correnti della Democrazia Cristiana sancataldese e provinciale determinò un nuovo corso anche nelle scelte urbanistiche della città.
“Nel 1968 l’amministrazione attiva presentava al consiglio comunale – ricorda l‘avv. Falzone nell’articolo – un progetto di piano regolatore generale elaborato dall’ing. Mastrorilli e ne pretendeva l’adozione in breve tempo, così com’era. La grande maggioranza dei consiglieri comunali si rifiutava di adottarlo, perchè detto progetto appariva per motivi diversi eseguito ad uso e consumo esclusivo della speculazione edilizia e degli interessi privati. Destinava tutta l’area, dove oggi sorgono il campo sportivo, il parco giochi e la villa comunale, ad edilizia privata intensiva, cioè alla costruzione di palazzine da parte di privati con l’evidente scopo di far loro lucrare la cosidetta rendita di posizione…a danno dei cittadini“.
Nel 1972 il sindaco Torregrossa proponeva al Consiglio comunale un Piano che recepiva la necessità di prevedere campo sportivo, parco giochi e villa comunale, rivendicando l’autonomia degli amministratori eletti rispetto alle “direttive” della DC locale. Il conflitto politico portò allo scioglimento del Consiglio comunale “disubbidiente” e alla nomina di un Commissario.
L‘avv. Falzone, nominato Commissario straordinario, ricevette dalla locale DC il divieto di insediarsi, essendo ben note le sue posizioni sul Piano Regolatore, tanto da doversi appellare al segretario provinciale della DC, e, una volta insediato, rifiutandosi di lasciare scadere i termini utili per non perdere i finanziamenti per le case popolari e di firmare licenze di costruzione sulle aree che avrebbero dovuto ospitare la Villa comunale.
Scriveva l’avv. Falzone a questo proposito: “La mia coscienza non ebbe alcun dubbio nel contrasto tra gli interessi di parte e quelli generali dovevo servire quelli generali; nel contrasto tra la disciplina di partito e il servizio alla città dovevo scegliere gli interessi superiori della citta“.
Coerentemente, di fronte ad un’ennesimo rinvio dell’approvazione del Piano, il 30 settembre 1975 l’avv. Falzone si dimetteva dal gruppo e dal partito della Democrazia Cristiana, motivando le sue dimissioni con grande sincerità: “Non si può amministrare San Cataldo pensando agli interessi privati – dichiarò in Consiglio comunale – omettendo gli atti che la carica pubblica impone per combattere l’abusivismo edilizio, e quindi, lo sviluppo irrazionale dell’abitato; votando contro la villa, insabbiando villa e parco dei bambini, facendo perdere i finanziamenti per le case popolari, non chiedendo finanziamenti per le scuole, preparando un programma di fabbricazione all’anno“.
In quella battaglia politica, aspra e complessa, l’incontro con l’ing. Arcangelo Emma, presidente dell’Azione Cattolica diocesana, esponente del laicato cattolico più progressista, convinto sostenitore delle innovazioni del Concilio Ecumenico Vaticano II e dell’impegno etico nella politica, a sostegno del bene comune, in netta contrapposizione al clientelismo e alla tutela degli interessi privati. Emma era consigliere comunale e capogruppo della DC a San Cataldo e non esitò ad unirsi alle dimissioni dell’avv. Falzone, costituendo insieme a lui un gruppo popolare indipendente.
Il loro coraggio fu di esempio per altri 5 consiglieri DC che non condividevano la politica urbanistica privatistica sostenuta dal loro partito, così come 5 consiglieri socialisti e 6 comunisti: cambiarono gli equilibri in Consiglio comunale, il Piano Regolatore venne adottato il 29 luglio 1976, e un anno dopo avevano inizio i lavori per la Villa comunale.
Oggi l’intitolazione della Villa ai due protagonisti di quella battaglia politica e civile, e la decisione all’unanimità del Consiglio comunale, restituiscono onore ad una pagina della storia recente del nostro territorio, in cui, in nome del bene comune, personalità coraggiose hanno saputo sfidare i poteri forti, anche molto vicini a loro, scegliendo di difendere attivamente e senza compromessi gli interessi della comunità che volevano rappresentare.
“Padri della nostra comunità” li ha definiti il Sindaco Comparato nel suo intervento in Consiglio comunale di ieri, capaci di testimoniare che la politica può esprimere anche valori preziosi ed esempi da indicare alle giovani generazioni.

