Due spettacoli, alle 19 e alle 21, e una doppia standing ovation per il musical promosso dalla parrocchia San Pietro nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della sua fondazione.
CALTANISSETTA – Una serata di emozioni, musica e partecipazione ha accompagnato ieri, al Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, «Eccomi, sono qui», il musical dedicato a Maria che ha registrato il tutto esaurito in entrambe le rappresentazioni, alle 19 e alle 21. Un pubblico numeroso e commosso ha seguito lo spettacolo fino al finale, tributando ai giovani protagonisti una calorosa standing ovation.
L’iniziativa si inserisce nel programma delle celebrazioni per i cinquant’anni della parrocchia San Pietro, guidata da don Rino Dello Spedale Alongi, e nasce da una scommessa educativa precisa: affidare ai giovanissimi il compito di raccontare una storia che attraversa duemila anni di fede e cultura, trasformando il palcoscenico in un luogo di incontro, crescita e condivisione.
Al primo spettacolo era presente anche il vicesindaco e assessore comunale prof. Giovanna Candura, che ha sposato l’iniziativa dando la possibilità di usufruire del teatro comunale, e che si è complimentata con gli organizzatori e con il cast per la qualità della messa in scena.
Particolarmente intenso l’intervento di don Rino, che ha voluto sottolineare il significato più profondo dell’esperienza, rivolgendosi ai ragazzi e al pubblico. Ciascuno dei giovani coinvolti, ha ricordato il parroco, ha pronunciato il proprio «sì», mettendosi in gioco e contribuendo a un’opera di evangelizzazione che è partita dalla comunità parrocchiale per arrivare al teatro e alla città.
Un’immagine evangelica ha accompagnato la sua riflessione: «Gettate le reti dall’altra parte». Un invito a cercare strade nuove, anche quando la società sembra indicarne soltanto alcune, e a dimostrare che i giovani possono scegliere percorsi diversi, costruendo occasioni di bellezza, solidarietà e partecipazione.
Sul palco, i ragazzi si sono distinti per le interpretazioni, il canto dal vivo, la recitazione e le coreografie, dimostrando una notevole capacità di lavorare insieme. Una prova particolarmente significativa se si considera la giovane età di gran parte del cast, chiamato a sostenere uno spettacolo complesso, nato proprio per aprire simbolicamente i festeggiamenti del cinquantesimo anniversario della parrocchia.
Il musical porta la firma degli autori Francesco Daniele Miceli, che ne ha curato anche la regia, Michele Albano e Corrado Sillitti, le cui musiche sono state il cuore della rappresentazione e valorizzato i diversi momenti della narrazione, contribuendo a creare un’atmosfera di intensa suggestione. Di grande impatto anche il disegno luci di Vincenzo Miserandino, mentre Riccardo Liotta ha curato l’audio, armonizzando le voci, i cori e gli strumenti musicali dal vivo. Ad accompagnare la prima ninna nanna di Maria a Gesù i violini di Vincenzo Perrone e Riccardo Nicolosi.
Tra le interpretazioni più apprezzate, quella di Francesco Cereda nel ruolo di Giuseppe e quella di Erika Fortunato nei panni di Veronica, la donna che asciuga il volto di Gesù durante la salita al Calvario. Le tre Marie, rappresentate nelle diverse età, sono state interpretate da Sofia Iacono, Anna Gianbarresi e Gaia Fortunato.
A contribuire alla resa visiva dello spettacolo anche il lavoro del CIRS, che ha curato trucco e acconciature, restituendo ai volti e alle figure un’estetica di forte suggestione, con richiami alla pittura caravaggesca. Un’esplosione di colori, immagini e sensazioni che ha reso ancora più coinvolgente il racconto scenico.
Al termine della rappresentazione, don Rino ha voluto esprimere la propria gratitudine attraverso la consegna di alcune targhe ricordo: a Francesco Daniele Miceli per la regia, a Paola Pecoraro per le coreografie e al CIRS per il contributo alla realizzazione dello spettacolo.
Ma al di là del successo artistico e del riscontro del pubblico, «Eccomi, sono qui» ha raccontato soprattutto il valore di una comunità che sceglie di investire nei propri giovani. Un lavoro costruito nel tempo, grazie alla presenza di educatori e giovani adulti che hanno accompagnato i più piccoli, aiutandoli a scoprire le proprie capacità, a superare le emozioni e a riconoscersi parte di un progetto comune.
Il teatro è diventato così il punto d’arrivo di un percorso educativo cominciato in oratorio, dove la condivisione di responsabilità, l’ascolto e la collaborazione hanno trasformato un gruppo di ragazzi in una piccola comunità.
Due spettacoli da tutto esaurito e una standing ovation finale, dunque, ma soprattutto la testimonianza di come l’arte possa diventare uno strumento di aggregazione, crescita e trasmissione di valori. Perché il «sì» pronunciato dai giovani sul palco non è stato soltanto quello dei personaggi interpretati: è stato anche il loro, rivolto alla possibilità di mettersi in gioco, di camminare insieme e di costruire qualcosa di bello per gli altri.
Foto di Michele Pecoraro



