Magnifica Humanitas: tessitori di speranza al tempo degli algoritmi

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di Rocco Gumina

Occorre precisarlo subito: l’enciclica di Leone XIV, intitolata Magnifica humanitas, non è un testo sull’intelligenza artificiale bensì sulle crisi e sulle speranze dell’umanità del XXI secolo. Infatti, il pontefice riflette sulle peculiarità della nostra epoca, fra le quali spicca l’IA generativa. All’interno di questo contesto, Prevost ricorda che l’uomo di ogni tempo si trova di fronte ad una scelta decisiva «innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme» (n. 1).

L’incipit dell’enciclica sembra ricordare il messaggio dello scritto sub-apostolico Didaché il quale, nei primi capitoli, contrappone la “via della vita” (vivere l’amore per Dio e per il prossimo) alla “via della morte” (praticare l’egoismo, la superbia e la sopraffazione). La scelta della direzione da intraprendere si lega alla responsabilità umana di «dare forma al proprio tempo» ovvero di «far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita».

Così in ogni epoca, l’umanità si trova da un lato il modello di Babele – fondato sulla prevaricazione, sulla forza e sul potere assoluto – e dall’altro quello di Neemia, radicato sul discernimento, sulla condivisione, sulla speranza. L’invito di Leone XIV è quello di percorrere la via di Neemia finalizzata alla ricostruzione, a intravedere la luce nell’oscurità, al dialogo, all’accoglienza della pluralità, all’orientare l’agire degli uomini e delle donne verso Dio.

Percorrere la via di Neemia richiede passione e dedizione. Di conseguenza i credenti, oltre a denunciare il male, sono invitati ad un impegno nella storia «I cristiani vedono le tenebre e le chiamano per nome, ma non restano fermi a contemplarle […] essi servono il bene anche dove sembra avere l’ultima parola il dolore, sostenuti da una speranza teologale che dona alla realtà un orizzonte» (n. 211).

In primo luogo, il contributo da offrire al mondo passa dal prestare attenzione alle parole. A parere del pontefice siamo invitati a disarmare le parole poiché la pace inizia attraverso l’ascolto, il dialogo e l’accoglienza. Poi, non occorre dimenticare di “toccare la carne” cioè di prendersi cura dei periferici, dei poveri, degli ultimi. In tal modo prende forma il “realismo cristiano” orientato a superare tanto l’idealismo celestiale quanto il cinismo disumano. E, infine, è necessario nutrire l’esistenza tramite la preghiera capace sia di rafforzare le nostre azioni sia di offrire una visione di speranza al reale.

Alla luce di questa prospettiva, la via di Neemia è un invito a preservare la nostra umanità. Per l’insegnamento sociale della Chiesa, il progresso passa dalla promozione dell’uomo. Nell’attuale contesto culturale, le prestazioni ottenute e le performance raggiunte sembrano misurare la bontà degli esseri umani. In questa prospettiva però, ci ricorda Leone XIV, la persona finisce per «essere ridotta a mezzo per ottenere risultati, a risorsa da usare e sfruttare, e non viene più riconosciuta come fine in sé» (n. 51). Al fine di evitare la manipolazione dell’umano da parte della tecnica – dovuta alla diffusione dell’IA e della robotica – urge una riflessione morale intesa come capacità di cura e di progresso integrale per ogni uomo. Pertanto la tecnica non va intesa come «forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo» (n. 4). Fra i compiti dei cristiani vi è, dunque, anche quello di interpretare i segni dei tempi secondo la logica del Vangelo.

La dottrina sociale della Chiesa offre un contributo al discernimento comunitario della società costituito dall’intreccio di fede, storia e vita e quindi dalla promozione del bene comune, della solidarietà, della sussidiarietà, della giustizia sociale e della libertà. Secondo Prevost, simili principi rappresentano – oltre che una possibile via di impegno nel mondo con tutti gli uomini e le donne di buona volontà – una verifica per la Chiesa la quale per prima è chiamata a interpretarli e viverli. Dalla partecipazione dei battezzati ai processi decisionali alla corresponsabilità nella missione, dal bonificare le strutture ecclesiali mediante la giustizia alla cultura della trasparenza, anche la comunità ecclesiale è invitata a vivere nella propria carne ciò che annuncia agli altri.

La Magnifica humanitas non si configura come una reazione timorosa alla modernità tecnologica, ma come un forte richiamo alla responsabilità storica dell’uomo. La sfida del XXI secolo, allora, non si gioca sulla potenza degli algoritmi ma sulla capacità di restare autenticamente umani, testimoniando che la speranza e la dignità di ogni persona rimangono il vero fine della storia.

Rocco Gumina

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