Chiodi, fili e verità: il percorso artistico di Carla Maira dal corpo al silenzio in mostra a San Cataldo

Chiara Milazzo
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Due donne che parlano di donne, unite da un filo rosso. A farle conoscere è stato il lavoro, a legarle l’arte e la stima reciproca.

Sono Carla Maira con i suoi quadri e Lucia Maria Collerone con i suoi libri.

L’occasione il vernissage dell’artista sancataldese, che si è tenuto sabato scorso, all’auditorium Saporito. Circa 30 le opere esposte per “Punto e virgola”, realizzate negli ultimi due anni.

A colpire anche l’originalità della tecnica mista fatta di pittura e string art, cioè chiodi e fili.

“Io mi sono sempre sentita un’artista. Sono un’artista prima di tutto – racconta Carla Maira – Ho fatto tanto altro: mi sono abilitata nell’insegnamento sul sostegno, e sono un’educatrice. Ma ho studiato arte. E dieci anni fa ho ripreso a dipingere.

Per anni ho lavorato sul figurativo. Ho ritratto donne. Tante donne. Studiavo corpi, sguardi, storie. Imparavo a guardare. Due anni fa è cambiato tutto. Ho sentito l’esigenza di un percorso diverso. Non mi bastava più il pennello. Dovevo piantare letteralmente dei chiodi. Dovevo sbrogliare le mie matasse interiori con dei fili. Senza abbandonare la pittura. I Chiodi sono blocchi. I Fili sono nodi da sciogliere. Da qui nascono Amsterdam, Madonna, Amy, Crazy Abstract.

Ho trovato il mio linguaggio.

In parallelo nasce la serie Strafica. Un anno e mezzo di lavoro. Opere di denuncia contro l’infibulazione. Uso l’ironia pop, i colori accesi, l’occhio come terzo occhio delle bambine. Perché anche qui in occidente non possiamo girarci dall’altra parte. La bocca cucita, i fili d’oro, la tradizione che lega e taglia.

Poi torno al figurativo femminile, ma tolgo. Il risultato è impattante, in contrasto. Lavoro sul dolore e sul peso delle donne nella società. Meno colore, più verità. Dopo il peso ho bisogno di respiro. Snellisco. Sottraggo ancora. Nascono i piccoli landscape con fili fluorescenti e colori che si illuminano al buio. Ho bisogno di luce. Di ritrovare aria.

Mi fermo. 5 mesi di pausa. Poi torno con ‘Lei’ Continuo a sottrarre. Solo chiodi, solo bianco e nero. È la mia pausa dall’arte stessa.

E infine arrivo all’ultimo step: Sublime e Hyperactivity is Energy. Tolgo tutto. Resta una parola. Resta la verità essenziale. Resta l’essenza che è il mio motore e che imparo ad amare”.

A integrare l’inaugurazione con la collaborazione di Valentina Mistretta la presentazione di “Maria Catena va in continente’, l’ultimo romanzo storico della scrittrice nissena, ma anche ricercatrice nell’ambito delle scienze cognitive e della didattica inclusiva e insegnante di lingue, Lucia Maria Collerone. Ambientato tra la Sicilia e Roma, racconta le lotte della protagonista per costruirsi un futuro tra il 1951 e il 1971, anni di profondi cambiamenti sociali.

Sarà possibile visitare la mostra sino al 4 luglio da lunedì a domenica dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 17:30 alle 20.

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