Un lungo addio

Tonino Cala
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Aveva deciso di farla finita e di congedarsi dalla vita. Non perché fosse disperato per i suoi problemi famigliari o perché deluso dalla vita. Forse, era stato segnato dalla ipocrisia degli altri, avvilito anche per le sue critiche condizioni economiche concrete e reali.

No di tutto questo. Lo aveva deciso perché aveva cercato a tutti i costi la notorietà, voleva essere qualcuno, desiderava emergere, voleva essere nominato e ricordato.

E dopo tanto spreco di energie per diventare famoso e per essere citato sui social o sulle pagine dei giornali, non gliene fregava più di nulla di trovare consensi e applausi, di raccogliere attestati di benemerenze e riconoscimenti pubblici. Capiva che non poteva essere un attore, che non poteva fare l’attore!

Dopo tanti anni, trascorsi nell’ebbrezza drogata del successo, o forse del finto successo, conosciuto e apprezzato come uomo e come professionista, aveva capito l’enorme perdita di tempo che aveva accumulato e la tanta energia sprecata per mendicare finti applausi e insinceri tributi di notorietà.

Si era smarrito come la gente di spettacolo, attori e attrici in cerca di successi, vittime di una società ingannevole, senza cuore e senza anima: un commercio di corpi immaginari, uno scambio di finti sorrisi, uno spreco emotivo e affettivo per l’intelligenza avariata, clonazione del traffico delle vanità.

Era la fiera delle banalità, i discorsi vuoti e nulli che correvano per le strade del paese, tra saluti veloci, ritualità doverose, pacche sulle spalle, convenevoli e festose amenità.

Se si potesse parlare di feste, dal momento che nessuno voleva annoiarsi e tutti sentivano la necessità di colmare il loro vuoto esistenziale! Un teatro, un teatro appagante per muovere le mascelle dei volti sorridenti, un pirandelliano rito di maschere nude, un rinnovato guardaroba di vestiti usurati.

E la vera festa quale poteva essere, quale poteva essere il consapevole divertimento per potere evadere da quel luogo?

Bastava non essere come gli altri, fare ciò che piace singolarmente e collettivamente, senza abbrutirsi con la monotona ripetizione di parole, gesti, atti, comportamenti visti e ripetuti tante volte.

Nella calda notte estiva anche il vento di tramontana poteva essere una grossa novità, un sollievo refrigerante, dopo la calura disturbante e ossessiva del giorno appena trascorso.

Tonino Calà  

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