Tutti a scuola, tutti per la scuola

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di Rocco Gumina

Nel 2025 l’Università degli Studi Carlo Bo, insieme a Demos e ad Avviso Pubblico, ha presentato i risultati dell’Osservatorio Gli italiani e lo Stato da cui è emersa una crescente, e a tratti drammatica, sfiducia nei confronti delle istituzioni. Nulla di nuovo, si dirà. In cima alla classifica c’era l’affidamento riposto alle Forze dell’Ordine (al 68%) seguito da quello riservato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (al 60%) e alla scuola (al 49%).

Di conseguenza, secondo questa indagine, quasi la metà dei cittadini italiani riconosce credibilità all’istituzione scolastica, la quale spesso diviene bersaglio di varie critiche e delegittimazioni, quasi sempre ingiustificate. È chiaro che l’altra faccia della medaglia della ricerca ci dice che più della metà degli italiani non ripone fiducia nella scuola. Dovremmo interrogarci sui motivi di questa convinzione.

Siamo in un tempo di poli-crisi, dicono gli esperti. Un periodo nel quale le certezze del passato si dissolvono mentre ancora non si intravedono nuove vie lungo le quali camminare e crescere in libertà e fiducia. In questo contesto, come ci ha ricordato Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas, il mondo della scuola si trova dinanzi ad alcune sfide. La prima di queste è quella sociopolitica. Si tratta di garantire a tutte e a tutti, in qualsiasi angolo della penisola, l’accesso a un’istruzione di qualità ed integrale. La seconda sfida è pedagogica ed è rivolta ai docenti. È fondamentale, infatti, investire su una formazione permanente in grado di valorizzare al massimo la potenza tecnologica a nostra disposizione senza relativizzare l’impegno educativo finalizzato alla crescita globale della persona. Infine, la terza grande sfida è intellettuale e sapienziale. Tutti gli educatori, i formatori e gli insegnanti – fra questi i genitori – sono chiamati a dare forma a un sistema educativo di rete capace di coltivare l’amore per la verità.

Nell’epoca delle conoscenze iper-tecniche e frammentarie, accade sempre più spesso che – tanto i giovani quanto gli adulti – facciano fatica a trovare un orientamento esistenziale per via dell’incapacità di congiungere alla vita le conoscenze maturate a scuola. Privata del finalismo connesso alla formazione di cittadini maturi, responsabili e solidali, la scuola rischia di perdere definitivamente la propria identità cedendo il passo a istituti destinati a certificare competenze infeconde, superflue, alla lunga svantaggiose o utili soltanto per il mercato del lavoro.

Simili sfide interpellano tutti e tutte. Dalla politica agli insegnanti, dai genitori alle associazioni operanti nei territori, dalle religioni ai partiti, ciascuno è invitato a interrogarsi sul contributo personale che può offrire al mondo della scuola, dal quale ogni anno passano milioni di bambini, ragazzi e giovani. Risulta evidente che gli insegnanti, chiamati in queste ore e nei prossimi giorni al ritorno alle attività didattiche e organizzative, sono i primi ad affrontare le difficoltà e ad alimentare progetti e speranze attraverso un atteggiamento non più trasmissivo-riproduttivo bensì da accompagnatori di un viaggio formativo fatto di esplorazione, scoperta, ricerca. Un viaggio di apprendimento che, a partire dalla vita e attraverso i contenuti disciplinari, tocca i bisogni di sviluppo integrale degli studenti e delle studentesse.

Rocco Gumina

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