di Edvige Presti
Su un camino di un vecchio attico di città stavano, tra altri oggetti di un certo valore, due piccole figurine di carta colorata.
Erano state ritagliate con cura dall’abitante della casa, uno strano signore con tante attività che entrava e usciva portando a casa gente, la sera, che si fermava a discutere davanti al camino; a volte erano in tanti e discutevano animatamente davanti a qualcosa da bere, altre volte erano solo in due e si parlavano con tenerezza al calore del fuoco scoppiettante, a volte era solo e leggeva un buon libro e beveva un bicchiere.
Le figurine di carta colorata, in tutto questo, stavano sempre lì sul camino; protese l’una verso l’altra, sembravano scambiarsi sguardi di desiderio.
Lui pensava: “È così dolce e fragile nei suoi teneri colori.” Lei pensava: “È così forte e triste nei suoi colori cupi.” “Se io potessi” – continuava lui – “vorrei, un giorno, prenderle la mano e parlarle dolcemente alla luce del fuoco del camino.” E lei diceva: “Se lui non fosse così fiero, mi inchinerei davanti a lui e gli direi: ti do tutto quello che ho e anzi di più, tutto ciò che desideri, e lo guarderei tremante negli occhi.” “E le bacerei sognante il sorriso”, continuava lui.
Così, le due piccole figurine di carta continuavano ad amarsi, l’una senza sapere dell’amore dell’altra e senza poter manifestare il proprio amore tranne che in un tenero gesto: nel protendersi l’una verso l’altra, come lui le aveva fatte.
Nelle notti d’inverno, quando il fuoco del camino era scoppiettante, il calore le raggiungeva, ed era come un soffio di vita, una scintilla del grande fuoco, e speravano sempre, per un attimo, che quel calore le potesse animare, farle vivere, parlare e guardare, come il signore della casa. Allora si sarebbero avvicinate sempre più, si sarebbero prese la mano e poi avrebbero chiuso di nuovo gli occhi, perché non sarebbe stato più necessario guardare, poiché tutto sarebbe stato già nei loro occhi.
Sapevano in fondo al loro fragile cuore di carta che ciò non sarebbe mai avvenuto e che sarebbero sempre rimaste soltanto due piccole e colorate e distinte figurine di carta; ma era dolce sognare e così continuavano a farlo, ogni volta che il fuoco scoppiettava allegro o minaccioso nel camino.
Un giorno il fuoco era ormai acceso da molte ore, sebbene non si sentissero più voci né in discussione, né alterate, né tremanti parole d’amore. La finestra inoltre era aperta e la notte era fredda, così, nonostante il calore del camino, un gran gelo raggiunse le due piccole figurine di carta. Esse ebbero paura e ciascuna pensò che avrebbe preferito bruciare nel fuoco del camino, piuttosto che raggelare e trasformarsi in un cristallo di ghiaccio; e si guardarono teneramente negli occhi (o l’avrebbero fatto se avessero avuto occhi), ciascuna preoccupata per l’altra e per la paura che sicuramente provava.
Ad un tratto la porta sbatté violentemente, le figurine videro la stanza girare vorticosamente intorno a loro e, trascinate in una folata di vento, precipitarono giù, fin dentro il fuoco del camino.
Fu un attimo di tremore, e per un attimo solo il loro fragile cuore di carta batté forte, quasi incontrollabile; una fiamma le avvolse insieme e sentirono un gran calore che in breve le consumò. Bruciarono insieme e per un attimo furono felici.
Non era più possibile distinguere una figurina dall’altra, mentre già diventavano cenere, un’unica continua cenere arroventata che con il tiraggio del camino salì su verso l’alto, all’interno del tubo nero di fuliggine che loro avevano, talvolta, nei loro sogni esplorato. Una profonda oscurità le avvolse e non riuscirono più a vedere nulla, ma se guardavano verso giù potevano ancora scorgere i tremolanti bagliori del fuoco del camino.
Quando questa visione non fu più possibile, rivolsero i loro sguardi stupiti verso l’alto e videro cosa c’era alla fine del lungo tubo nero del camino. Avevano sempre cercato di immaginarlo nei loro sogni, ma furono molto meravigliate da quella vista: in un nero più profondo di quello del tubo del camino quando non c’era più nessuna luce, punti luminosi e accesi brillavano più forti delle scintille del fuoco. Poi il leggero vento della notte sparse il pulviscolo rosso acceso in cui s’erano fusi i colori della carta e le mille sfumature regalatele ogni volta dalla luce.
Quella notte, dei bambini videro del pulviscolo dorato dondolarsi leggero nell’oscura volta stellata e pensarono che fossero stelle cadenti, e ci fu anche chi espresse un desiderio.
Edvige Presti

