“A cutra cchi dici?”. L’inverno è finito ed è arrivata la primavera!

Tonino Cala
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“A cutra cchi dici?”. L’inverno è finito ed è arrivata la primavera!

Ricordava diversi democristiani con i quali riusciva a dialogare alla luce del giorno perché erano antifascisti e anticomunisti, non viscerali né moralisti. C’erano anche i democristiani fascistizzati, non per un discorso ideologico, semplicemente perché avevano degli interessi personali da perseguire.

La gente non parlava e non scriveva, ma le riflessioni che lui faceva agli altri piacevano. Lo pensavano e glielo dicevano “in camera caritatis”, a bassa voce e di nascosto, forse per paura di essere scoperti. Da chi? Da che cosa?  

C’erano le riunioni politiche segrete, quelle periodiche, nei bar o dentro le case degli amici, quelle che gli altri non dovevano sapere perché si dicevano cose che gli altri non dovevano conoscere. In segreto. Affari e amicizie. “Mutu tu e mutu ia! Nuddu l’avi a sapiri!”.

Ma le orecchie ascoltavano e le cose si venivano a sapere lo stesso. Affari e amicizie. “A cutra cchi dici?”. Ma la coperta non era scomparsa? Non faceva più freddo, che bisogno c’era della cutra-coperta? Quando fa caldo non si può usare l’inutile coperta, è contro natura. Anche contro la cultura, contro il sentirsi parte di una comunità attiva e democratica.  

Qualcuno forse desiderava e pretendeva che le elezioni si facessero per operare in silenzio economicamente e finanziariamente, per sé e per gli amici e per gli amici degli amici, senza alcun fastidio? A lui, per circa dieci anni, nessuno dell’amministrazione comunale lo aveva cercato. Eppure, pagava regolarmente le tasse e non partecipava alle feste paesane. Un collettivo encomio gli era stato fatto per il risparmio di denaro pubblico! E se la rideva.  

La gente sapeva. La gente annuiva e dissentiva in silenzio. Anche non sapendo nulla delle riunioni segrete di quei politici! Quando si diceva: “La gente non era a conoscenza e non sapeva”, si affermava il falso. Tutti sapevano e tutti facevano finta di non sapere. Non si sa mai, si può avere bisogno di qualcuno anche se quel qualcuno non lo trovi mai!

La temperatura in paese era aumentata, il clima era cambiato: era arrivata la primavera. Negli Hotel di terza e quarta categoria si usava dire: con coperta o senza coperta (la prostituta). Non c’era più bisogno della coperta.

Non erano più moralisti ma sembrava che la politica fosse diventata un bordello. Un puttanaio di terzo e quarto ordine. Era anche la cronaca delle recenti inchieste giudiziarie in Italia. Non solo. Si poteva immaginare e auspicare una politica senza la “coperta” per andare liberi e scoperti verso l’estate?

Il sistema politico e socioeconomico era fatto a quel modo, più fatto che sfatto e non era facile cambiarlo. Come si faceva a volere cambiare un sistema che piaceva “quasi” a tutti. Piaceva vivere nell’ozio assistito, figli scansafatiche di una terra apatica e indolente, riluttante ed ostile al cambiamento.   

Per quello che ne sapesse e per quello che gli risultava, entrambi i candidati erano delle ottime persone. Si votavano le idee e si votavano i programmi. Non c’entravano nulla i giudizi moralistici del tipo “è un bravu carusu” o “è una brava carusa”. Erano tutti dei bravi ragazzi, in paese e fuori paese! Le questioni personali non c’entravano nulla con la politica. I giudizi e i pregiudizi morali non facevano testo e non generavano relazioni fruttuose.

Quello che non si poteva accettare, in democrazia, era l’arroganza di chi voleva stabilire le regole, decidere prima il risultato e pontificare su chi doveva candidarsi e su chi non doveva candidarsi. Si diceva che l’onnipotenza appartenesse a Dio e che era consigliabile l’equilibrio e la moderazione a quelli che erano i soggetti dell’agone politico.

Se si era certi che, come la morte, si sarebbero vinte le future elezioni comunali perché si provavano timori di sconfitta e si scongiuravano risultati imprevisti? Chi era sicuro di vincere non aveva nulla da dire né da temere! Chi era sicuro di vincere poteva stare tranquillo e provare almeno del rispetto per l’avversario politico! Si può vincere e si può perdere. Gli era capitato tante volte, nella vita e in politica, di perdere e di vincere. Non erano saggi! Pensavano i contendenti ad una partita di pallone? E se fossero stati contenti?

Questo accade, in democrazia. La democrazia è una pratica difficile e non tutti volevano rispettare le regole del civile confronto democratico. Lo poteva dire: buona campagna elettorale a tutti! Senza nulla a pretendere, vinca il migliore. Era un anonimo cittadino che non aveva aspettative per lui. Pagava le tasse e pretendeva i servizi che gli spettassero come cittadino. Roba per gente adulta. Non per tutti!

da “Racconti apolidi” di Tonino Calà

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