“Maria Catena va in continente” di Lucia Maria Collerone, memoria collettiva di un’Italia che è cambiata

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di Enza Spagnolo

Ci sono romanzi che hanno il raro potere di accorciare le distanze tra la grande Storia — quella dei libri scolastici e dei decreti legge — e la microstoria, fatta di respiri, scelte quotidiane e destini personali. “Maria Catena va in continente“, l’ultimo lavoro di Lucia Maria Collerone, appartiene senza dubbio a questa categoria. Con una scrittura attenta, capace e vibrante, l’autrice ci regala un’opera i che mette al centro, come sua consuetudine, una protagonista femminile di straordinario spessore, capace di farsi specchio di un intero Paese.

Il romanzo si configura come un vero e proprio amarcord di tutti gli avvenimenti più importanti che hanno segnato l’Italia, vissuti e raccontati anno per anno dalla protagonista. Seguendo la metamorfosi di Maria Catena — che seguiamo fin da bambina, poi ragazza e infine donna — non assistiamo solo alla crescita della protagonista, ma attraversiamo la storia dell’Italia intera. Il romanzo abbraccia un lungo arco temporale : parte dalle radici della lotta partigiana e della fine della Seconda Guerra Mondiale (rievocate attraverso i ricordi del padre e dello zio della protagonista), attraversa il Boom Economico e la contestazione del ’68, per culminare proprio a metà degli anni Settanta, un momento di snodo cruciale per la società italiana e per i diritti civili.

Lucia Maria Collerone va oltre la semplice cronologia dei fatti: il romanzo attraversa e fotografa il costume e la società del nostro Paese. Pagina dopo pagina, l’autrice cattura i mutamenti della vita quotidiana, l’evoluzione dei modi di dire, la trasformazione delle dinamiche familiari e lo scardinamento dei vecchi ruoli sociali. È un affresco sociologico che non rinuncia al confronto tra diverse visioni e punti di vista in cui abitudini e mentalità dell’epoca vengono restituiti con precisione, permettendo ai lettori il ritmo in cui l’Italia stava cambiando.

È un’evoluzione speculare che il lettore può seguire su tre livelli: il cambiamento dell’Italia, la trasformazione delle famiglie che gravitano attorno alla protagonista e l’evoluzione interiore di Maria Catena stessa.

In questo percorso spicca il tema dell’emancipazione femminile, affrontato dall’autrice in modo tutt’altro che scontato. Maria Catena si trova a confrontarsi — e spesso a scontrarsi — con modelli culturali diversi: da un lato la mentalità chiusa di altre famiglie siciliane, dall’altro le donne dei collettivi femministi. Anche all’interno delle proteste, infatti, Maria Catena decide di andare dritta per la sua strada per preservare la propria indipendenza di pensiero. Mentre le altre credono in un’emancipazione legata soprattutto alle manifestazioni di piazza, lei è convinta che il vero cambiamento di paradigma culturale debba avvenire attraverso l’educazione e il lavoro. Pur provenendo da una famiglia benestante che le ha lasciato totale carta bianca, sceglie di fare la maestra, individuando nella scuola lo strumento fondamentale per lasciare una nuova consapevolezza alle future generazioni.

Infine, il romanzo affronta con grande sensibilità il tema dello sradicamento. Maria Catena vive il classico paradosso di chi è legato alla propria terra: da un lato la Sicilia e la mentalità chiusa del paese le stanno strette e vanno combattute nei vari capitoli, dall’altro, quando è lontana, ne sente fortissimo il richiamo. Maria Catena è a tutti gli effetti una “figlia del Sud” che deve partire. Non lo fa con la valigia di cartone della miseria, poiché la famiglia la appoggia economicamente, ma parte per una necessità interiore: per vivere a pieno la propria libertà.

Arrivando fino al maggio del 1975, il romanzo non chiude solo la storia personale della sua protagonista, ma sigilla un’intera epoca di transizione, trasformando la vita di una donna nella memoria collettiva di una nazione che cambiava per sempre.

Maria Catena può essere ciascuna di noi, rappresenta le nostre madri, rappresenta quelle donne che sono state protagoniste del proprio tempo e che hanno scritto pagine nuove nell’emancipazione femminile.

Enza Spagnolo

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