Fine anno solenne per gli studenti del primo anno del “Rapisardi-Da Vinci” di Caltanissetta al Concorso in memoria di Gero Difrancesco

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di Enza Spagnolo

Studenti del primo anno dell’ITET Rapisardi Da Vinci al Teatro Regina Margherita per il concorso in memoria di Gero Difrancesco

Un attestato di partecipazione che valorizza l’impegno e il lavoro svolto dai ragazzi. Un’analisi approfondita sul rapporto tra diritto, onore e patriarcato nell’Italia del Novecento, nata per onorare la memoria dello storico.

Un’atmosfera di profonda commozione ha avvolto l’evento che si è tenuto al Teatro Regina Margherita, in occasione della presentazione legata al Concorso in memoria dello storico Gero Difrancesco. Un appuntamento che non è stato soltanto un momento istituzionale, ma un vero e proprio passaggio di testimone intergenerazionale, capace di dimostrare come la storia sia fatta prima di tutto di persone, di memoria condivisa e di battaglie per la dignità.

Per chi scrive, il ricordo di Gero Difrancesco è impresso in un tratto di strada percorso insieme purtroppo molto breve. Solo pochi passi, sufficienti però a permettermi di seguire le sue orme in un brevissimo segmento del suo cammino e di ascoltarlo, restando affascinati da un eloquio raro, capace di fondere una straordinaria forza intellettuale, un’intelligenza acuta e una sottile ironia. Era un uomo eccezionale, uno storico rigoroso ma soprattutto un appassionato custode di storie e di persone.

Ci tengo a ringraziare di cuore la famiglia di Gero Difrancesco e la Giuria per l’invito a questa presentazione. È stato proprio per onorare la sua memoria che ho deciso di coinvolgere i miei studenti dell’ITET Rapisardi Da Vinci nel concorso, costituendo un gruppo di lavoro dedicato. Un impegno non facile, soprattutto considerando che parliamo di ragazzi del primo anno; eppure, hanno risposto con una passione e una maturità sorprendenti, desiderosi di approfondire una tematica complessa che stavamo già affrontando ed esplorando insieme in classe.

Il frutto del lavoro e dell’impegno dei ragazzi si è concretizzato in un saggio critico, un approfondimento basato proprio sugli studi di Di Francesco pubblicati nella rivista storica Studi Siciliani, dal titolo “Vivere, sopravvivere, morire”. La ricerca analizza un capitolo buio e profondamente controverso della nostra storia giuridica: il legame a doppio filo tra il concetto di “onore”, il sistema patriarcale e la legislazione italiana del ventesimo secolo.

Dall’analisi emerge una verità storica tanto cruda quanto necessaria da ricordare: il diritto penale del Novecento non è sempre stato un terreno neutrale. Sotto l’influenza del Codice Rocco, la legge è stata a lungo utilizzata come uno strumento di controllo sociale sul corpo femminile, arrivando a giustificare e normalizzare la violenza contro le donne.

I ragazzi hanno sviscerato con attenzione casi giudiziari reali dell’epoca — come le vicende del tenente Matteo Bruno e di Paolino Loiacono — dimostrando come le aule di tribunale si trasformassero spesso nello specchio di una cultura patriarcale, dove la reputazione di un uomo valeva più della vita o della libertà di una donna.

Un’attenzione particolare è stata dedicata al paradosso del matrimonio riparatore, regolato dal vecchio Articolo 544 del codice penale. Una norma che, con il pretesto di “salvare l’onore”, permetteva allo stupratore di evitare la condanna sposando la propria vittima, trasformando un crimine in un legame legale definitivo e istituzionalizzando, di fatto, la violenza.

Il cambiamento: la rivoluzione di Franca Viola

L’analisi dei ragazzi non si è fermata alla denuncia del passato, ma ha ricostruito la nascita di una nuova consapevolezza civile. Attraverso il cinema di Pietro Germi e la satira del capolavoro Sedotta e abbandonata, la cultura di massa ha iniziato a scardinare i vecchi dogmi. Ma la vera rottura della tradizione è arrivata con il coraggio di Franca Viola, il cui celebre rifiuto del matrimonio riparatore ha segnato uno spartiacque decisivo per i diritti civili in Italia, diventando un simbolo eterno di autonomia e dignità femminile.

Vedere questi giovani studenti del primo anno dell’ITET Rapisardi Da Vinci accogliere questa sfida, salire sul palco del Teatro Regina Margherita e confrontarsi con temi così densi e complessi, è la dimostrazione più lampante che la memoria di Gero Difrancesco continua a vivere attraverso le nuove generazioni. Il gruppo classe ha dimostrato che lo studio della storia non esprime un mero esercizio di memoria, ma una bussola fondamentale per comprendere il presente e difendere i diritti legati al rispetto della persona.

A tutti i ragazzi va il merito di aver lavorato con passione e aver ridato voce, con freschezza e rigoroso impegno, a una lezione fondamentale: la dignità umana non può mai essere barattata in nome di una tradizione. Gero Difrancesco, ne siamo certi, guardando questo gruppo di studenti sarebbe stato profondamente fiero del loro cammino.

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